Anthony Bourdain si fa chiamare Tony. Ha diciannove anni, frequenta il college e sogna di diventare scrittore. Convinto che il talento basti a spalancare ogni porta, punta a una borsa di studio che gli consentirebbe di trascorrere l'estate a scrivere. La realtà, però, si rivela meno indulgente del suo ego: la borsa non arriva e, dopo averne dato per certa l'assegnazione alla famiglia, Tony è costretto a fuggire dall'imbarazzo. Con pochi dollari in tasca raggiunge Cape Cod per inseguire una ragazza appena conosciuta, ma finisce per fare il lavapiatti al Lobster Pot, sotto la guida di uno chef che sembra aver sacrificato le proprie ambizioni alla concretezza della vita. Sarà proprio quell'impiego, apparentemente umile, a cambiare per sempre il suo modo di guardare il mondo.

Matt Johnson porta sul grande schermo gli anni della formazione del giornalista, cuoco e divulgatore gastronomico Anthony Bourdain, attingendo alla celebre autobiografia Kitchen Confidential, resa famosa dalla sua capacità di trasformare la gastronomia e il viaggio in strumenti di narrazione, grazie a uno stile diretto, ironico e privo di retorica. Tony – Diario di un giovane cuoco ripercorre il momento esatto in cui Bourdain scopre la cucina, trasformando quell'evento in un classico racconto di formazione. A dargli il volto è l'azzeccatissimo Dominic Sessa, un attore per nulla hollywoodiano, capace di trasmettere con un solo sguardo il disagio di una gioventù che ha bisogno di briglie — e, a detta dello stesso Bourdain, di un "calcio nel culo" — per maturare.

Tony, troppo preso da se stesso, non dà credito ai genitori: né al padre, gentile e premuroso, né alla madre, che lo tratta con sufficienza proprio perché vede l'arroganza del figlio. Tolto dal suo contesto protetto, il ragazzo si trova così a fare i conti con un mondo a cui non importa nulla di lui, così come sembra disinteressata anche Nancy, la semisconosciuta che, per un capriccio, ha seguito dal Massachusetts fino a Cape Cod, salvo poi trovarla interessata a un altro. Eppure proprio quel mondo lo accoglie, non per i suoi titoli, ma quando dimostra concretamente ciò che è in grado di fare. «Potresti essere qualunque cosa tu voglia e invece non sei niente», gli dice lo chef che gli ha dato un lavoro e che lo vorrebbe con sé, dopo che Tony, risentito, rifiuta sostenendo di essere uno scrittore, non un cuoco.

Tony – Diario di un giovane cuoco, con la sua fotografia luminosa in pieno stile anni Settanta e una regia semplice, che non indulge in particolari orpelli ma fa un passo indietro mettendo in primo piano la storia, è una pellicola gradevole. Non ha nulla di particolarmente originale da dire, ma ciò che racconta lo trasmette con efficacia. Anche il cast di contorno contribuisce all'equilibrio dell'opera. Antonio Banderas conferisce autorevolezza e umanità al mentore di Tony senza mai trasformarlo in una figura paternalistica; Leo Woodall offre un'efficace incarnazione della mascolinità spavalda dell'epoca, mentre Emilia Jones evita con intelligenza il rischio di ridursi a semplice interesse romantico, regalando al suo personaggio una presenza tutt'altro che ornamentale. Una buona produzione targata A24 che, questa volta, non fagocita il film con pretese stilistiche fuori luogo, ma lascia alla storia il compito di parlare attraverso i personaggi, anziché sopra di loro.