C’è un autore che, più di altri, sembra aver attraversato il Novecento in anticipo sui tempi. Si chiama Yambo, pseudonimo di Enrico Novelli, ed è stato scrittore, illustratore, giornalista, caricaturista, autore teatrale, fumettista e regista: una figura poliedrica e modernissima, oggi al centro della mostra Gli esploratori dell’infinito, in apertura sabato 18 luglio 2026 alle 18 al Palazzo del Fumetto di Pordenone.
Curata da Fabio Gadducci, l’esposizione restituisce la complessità di un protagonista della cultura italiana tra Otto e Novecento, capace di muoversi con naturalezza tra letteratura per ragazzi, satira, teatro di marionette, fumetto e cinema. Proprio questa versatilità è uno degli aspetti più affascinanti del suo lavoro: Yambo ha saputo anticipare immaginari e linguaggi che sarebbero diventati centrali nella cultura pop del secolo successivo.
Il cuore della mostra è Gli esploratori dell’infinito, il romanzo pubblicato nel 1906 e considerato una delle opere fondative della fantascienza italiana. Attorno a questo testo prende forma un percorso che unisce tavole originali, materiali d’epoca, approfondimenti biografici e apparati illustrativi, offrendo al pubblico la possibilità di riscoprire non solo un libro, ma un intero universo creativo.
Tra gli elementi più interessanti dell’esposizione c’è anche la recente trasposizione a fumetti dell’opera, realizzata da Davide La Rosa e Armin Barducci. Le tavole esposte mostrano come il romanzo di Yambo possa ancora parlare al presente, grazie a una rilettura che conserva lo spirito dell’originale e ne aggiorna il linguaggio visivo con sensibilità contemporanea.
La mostra ripercorre inoltre le tappe principali della carriera di Yambo, dagli esordi nella Roma umbertina come caricaturista e giornalista al successo editoriale di Ciuffettino, fino all’attività teatrale, cinematografica e fumettistica. Ne emerge il ritratto di un autore che non si è mai limitato a un solo ambito, ma ha attraversato generi e formati con una curiosità instancabile.
Gli esploratori dell’infinito diventa così più di una mostra: è un invito a rileggere le origini italiane della fantascienza e a riscoprire un immaginario che continua a dialogare con il presente. In un panorama culturale spesso concentrato sulle mode più recenti, il lavoro di Yambo ricorda quanto profondi siano i legami tra sperimentazione, divulgazione e intrattenimento.











