Nel panorama del fumetto italiano e della serialità popolare internazionale, superare i quarant'anni di vita editoriale ininterrotta rappresenta un traguardo di eccezionale rilevanza. Dal lontano 1986, anno in cui la mente geniale e visionaria di Tiziano Sclavi diede i natali a Dylan Dog con lo storico numero 1, L’alba dei morti viventi, l'Indagatore dell'Incubo ha attraversato decenni di mutamenti culturali, sociali e di costume, trasformandosi da fenomeno di nicchia a vera e propria icona pop. Salvo poi tornare ad allontanarsi, per vari motivi, dalle discussioni più mainstream e finire a far parlare di sé, ormai, quasi solo esclusivamente in occasione di qualche particolare anniversario o operazione commerciale (o, come in questo caso, per entrambe). Nel settembre del 2026, la Sergio Bonelli Editore ha celebrato questa ricorrenza con il numero 481 della serie regolare, intitolato significativamente Prima che sia l’alba (un chiaro e suggestivo richiamo circolare, come vedremo poi, all'albo d'esordio).

Come pressoché sempre, in occasioni così solenni, la guida del progetto è stata affidata a chi cura e gestisce la testata: Barbara Baraldi, figura centrale del nuovo corso di Dylan, che ha firmato il soggetto e la sceneggiatura. Ad affiancarla sul piano visivo troviamo Davide Furnò, autore di tavole dalla straordinaria forza espressiva, e Giulia Brusco ai colori. Come è ormai tradizione in casa Bonelli, infatti, l'albo celebrativo da edicola è stato distribuito interamente a colori, pur affiancato contemporaneamente da un'edizione alternativa, cartonata e in grande formato, per il circuito delle librerie e delle fumetterie, in bianco e nero, pensato appositamente per chi desidera godere del tratto di Furnò nella sua essenza grafica originale e priva di colorazione. Una iniziativa, quella della doppia edizione, già messa in atto per il numero 400 e che, a meno di ribaltoni, si avvia a diventare uno standard in via Buonarroti, 38.

Tuttavia, prima ancora che i lettori potessero addentrarsi tra le pagine del fumetto per valutarne la qualità intrinseca, l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori è stata quasi totalmente catalizzata dall'articolata, e per certi versi controversa, operazione commerciale allestita per il lancio dell'albo. 

Dylan Dog 481: la "busta sorpresa"
Dylan Dog 481: la "busta sorpresa"

L'aspetto che ha fatto maggiormente discutere nelle settimane a cavallo dell'uscita di Prima che sia l’alba, riguarda la scelta di distribuire l'albo da edicola all'interno di un blind pack sigillato. Una operazione commerciale non nuova nel panorama del fumetto sia internazionale che italiano (introdotta per la prima volta in Italia da Panini sui manga e poi esplosa sugli albi Marvel e DC e anche attualmente in edicola con i blind pack dei nuovi numeri 1 di Batman e DareDevil). All'interno della busta opaca era possibile trovare una tra quattro differenti copertine variant, concepite e realizzate da alcuni dei più illustri firmatari della storia del personaggio. Le copertine sono state distribuite secondo un preciso e rigoroso gradiente di rarità:

-          La copertina firmata dai Fratelli Cestaro (i copertinisti ufficiali della serie regolare), la più comune, presente con una frequenza di 1 copia ogni 4

-          La copertina di Claudio Villa, pilastro storico della casa editrice e indimenticato autore delle copertine dei primi 35 numeri, distribuita con una frequenza di 1 copia ogni 40

-          La copertina del maestro delle ombre Corrado Roi, autore delle copertine della GrandeRistampa, con una frequenza di 1 copia ogni 200

-          La copertina di Angelo Stano, il leggendario disegnatore del numero 1 e storico copertinista per centinaia di albi, trasformata in una vera e propria "variant introvabile" con un rapporto stimato di appena 1 copia ogni 400

Dal punto di vista puramente aziendale ed economico, l'iniziativa è stata sicuramente un successo clamoroso e innegabile per la Sergio Bonelli Editore. Nel giro di pochissime ore, le edicole di tutta Italia sono state letteralmente saccheggiate (con persone che si sono portate via 15/20 copie alla volta), portando a un rapido e diffuso sold-out lungo tutta la penisola (al momento della stesura di questo articolo, però, sul webstore della Bonelli risultano ancora copie disponibili). Tuttavia, l'architettura della lotteria a busta chiusa ha innescato dinamiche sociali e commerciali che hanno sollevato accese polemiche all'interno del fandom. 

Il confronto più immediato e inevitabile è stato quello con le celebrazioni per il numero 400 (E ora l'Apocalisse). Anche in quell'occasione, infatti, la casa editrice aveva proposto quattro diverse copertine variant, ma lasciando al lettore la piena libertà di scelta di fronte al banco dell'edicolante. Chiunque poteva acquistare la copertina realizzata dal proprio disegnatore preferito o, se lo desiderava, comperarle tutte e quattro senza essere costretto a subire il meccanismo dell'acquisto "al buio".

Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò
Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò

Con il numero 481, al contrario, la percezione della scarsità ha trasformato la passione per il fumetto in una caccia all'oro spesso frenetica e degenerativa. Si sono registrati spiacevoli episodi all'interno di supermercati, grandi magazzini e punti vendita privi di un controllo diretto, dove numerosi blind pack sono stati aperti e lasciati lacerati sugli scaffali da cacciatori di variant senza scrupoli, alla ricerca della copertina di Stano (o almeno di Roi). 

Parallelamente, si è scatenata una speculazione selvaggia sui canali del mercato secondario come eBay, Vinted e vari mercatini di collezionismo online. In breve tempo, la copertina di Angelo Stano ha raggiunto quotazioni d'asta spropositate, attestandosi attorno ai 1000 euro per un singolo albo venduto originariamente a 5,80 euro. Al secondo posto, con un rapporto rarità/prezzo leggermente più vantaggiosa, quella di Corrado Roi, che si trova intorno ai 200 euro. Un fenomeno che ha generato forte malumore tra i lettori tradizionali, molti dei quali si sono sentiti tagliati fuori dall'opportunità di completare la propria collezione senza cedere a cifre d'ingaggio folli. 

In questo quadro di celebrazioni e richiami nostalgici verso i grandi maestri del passato, poi, è emersa inoltre una nota stonata che non è sfuggita agli appassionati più attenti: l'assenza di Gigi Cavenago. Dopo aver segnato un'epoca fondamentale per Dylan Dog, sia come disegnatore dell'albo del trentennale Mater Dolorosa (numero 361), sia come copertinista prima della collana Maxi Dylan Dog Old Boy e successivamente della serie regolare per ben 58 numeri, nonché autore di vette visive come I racconti di domani, Cavenago è oggi consacrato come una superstar del fumetto mondiale, conteso dai colossi dell'editoria statunitense. La sua mancata chiamata all'interno del parterre dei copertinisti storici per il numero 481 appare come un'occasione mancata, giacché un suo contributo avrebbe arricchito ed elevato ulteriormente il valore artistico e l'attrattiva dell'iniziativa. 

A fronte di fiumi di parole spesi in rete e sui social per le copertine, la rarità della busta giusta e le quotazioni online, la domanda fondamentale rischiava di rimanere inevasa: che cosa c'è scritto e disegnato dentro questo numero 481?

Spogliato dal suo guscio promozionale, Prima che sia l’alba si rivela essere una storia che sceglie consapevolmente di restare fedele al passato e alla tradizione, inserendosi nei solchi della mitologia dylaniata, come molte altre storie celebrative che l’hanno preceduta. La serialità di Dylan Dog ha vissuto nel corso dei suoi quattro decenni alternanze di continuity, retcon e riscritture della propria lore. Molti albi celebrativi, a partire dai numeri centenari, ma non solo, hanno sentito il dovere di confrontarsi con le origini del personaggio, con la sua famiglia e con i suoi traumi primordiali. 

Il numero 481 non fa eccezione, collocandosi come un ulteriore e delicato tassello di quel puzzle in continuo mutamento che è la storia di Dylan Dog.

(ATTENZIONE SPOILER: Se preferite non conoscere dettagli cruciali sulla trama ed evitare anticipazioni sulla lettura, vi consigliamo di saltare questa sezione)

Nel numero 100, Sclavi aveva rivelato la complessa origine di Dylan: la nascita tre secoli prima, alla fine del 1600, sul galeone, la divisione del padre nelle due metà: quella malvagia di Xabaras e quella buona condannata all’esilio, così come la figura tragica della madre Morgana. Successivamente, nel numero 361 (Mater Dolorosa), Roberto Recchioni e Gigi Cavenago avevano aggiunto ulteriori sfaccettature emotive a quella vicenda, facendo un mezzo passo indietro, esplorando il dolore e la malattia della madre, in un ideale preludio al 100. 

Con Prima che sia l’alba, Barbara Baraldi decide di fare un passo ancora più indietro nel tempo, esplorando l'antefatto del preludio. La narrazione spalanca una finestra sulle origini dell'ossessione del padre di Dylan per la sconfitta della morte e per la conquista della vita eterna. Attraverso il ritrovamento di uno strano diario, che Dylan non ricorda di aver scritto, l'albo mostra l’infanzia e la gioventù dell'uomo che sarebbe poi diventato Xabaras. E descrive le circostanze esatte che portarono lui e Morgana a imbarcarsi su quel celebre galeone settecentesco, destinato a solcare i mari dell'incubo alla ricerca di una cura per la morte. 

In questo modo, la storia tenta di unire i puntini tra la dimensione umana del dramma familiare e la genesi del male, offrendo al lettore risposte su come l'amore e la disperazione abbiano potuto deviare verso la follia alchemica e la necrofilia scientifica. 

Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò
Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò

Al di là del valore dei contenuti di continuity, la tenuta di un albo si misura sulla qualità della sua costruzione drammaturgica e la capacità di reggersi sulle proprie gambe. La prova di sceneggiatura fornita da Barbara Baraldi in Prima che sia l’alba è indubbiamente solida, matura e priva di fronzoli superflui. La scrittrice emiliana dimostra un'ottima padronanza dei meccanismi del racconto dylaniato e della sua mitologia, riuscendo a destreggiarsi con disinvoltura su molteplici piani temporali e narrativi. Il passaggio dal presente dell'Indagatore dell'Incubo ai ricordi del passato avviene in modo fluido, mantenendo una tensione costante e gestendo i colpi di scena con il giusto senso del ritmo. La rivelazione dei segreti centrali della vicenda viene trattenuta fino a quando la narrazione non raggiunge il massimo punto di maturazione emotiva. Volendo muovere un appunto di carattere strutturale, si può notare come in un paio di passaggi intermedi lo svolgimento della trama appaia leggermente accelerato. Si tratta, tuttavia, di un limite quasi fisiologico legato al formato rigido delle 98 pagine Bonelli: comprimere un racconto di così ampie proporzioni storiche e mitologiche entro una misura di pagine predefinita, impone inevitabilmente dei tagli di respiro. Se dal punto di vista strettamente formale, quindi, la sceneggiatura è praticamente a prova d’orologeria, il soggetto di per sé non brilla quanto forse avrebbe potuto o dovuto. Certamente la difficoltà di inserirsi in una mitologia già formata, senza creare ulteriori macro-incoerenze, non aiuta, ma, chiuso l’albo, l’impressione è che sia mancato qualcosa in grado di farlo spiccare, di renderlo indimenticabile. Gli albi celebrativi, nel corso delle centinaia e degli anni, si sono purtroppo mediamente appiattiti su storie anche interessanti, che aggiungono tasselli alla lore della serie, ma che non riescono a graffiare e a lasciare davvero il segno. Forse, per quanto sicuramente questo scontenterebbe una buona fetta dei lettori, bisognerebbe ripensare questi albi speciali come un modo per mettere in risalto storie particolarmente belle e meritevoli, invece di restare legati al dovere di portare avanti una continuity sfilacciata e inventata lì per lì, di volta in volta.

Dylan Dog 481: copertina di Davide Furbò
Dylan Dog 481: copertina di Davide Furbò

Se la parte scritta regge con sicurezza la prova dell'anniversario, senza però brillare di luce propria, la componente visiva rappresenta il vero punto di forza assoluto di questo numero 481. I disegni di Davide Furnò si attestano su livelli qualitativi semplicemente spettacolari. Furnò possiede una sensibilità eclettica e versatile, dote indispensabile per affrontare un albo che spazia continuamente tra generi e registri emotivi diametralmente opposti. L'artista passa con straordinaria disinvoltura dalle scene più solari a quelle malinconiche, dal lirismo romantico delle avventure giovanili a una forte carica di tristezza sentimentale, fino ad aperture spiccatamente cupe, inquietanti e visceralmente horror. I suoi volti sono carichi di recitazione drammatica, ma è soprattutto la resa dei suoi bianchi e neri a restituire tutta la gravità della tragedia in atto.

Di grande interesse è anche la gestione della regia della pagina: Furnò dimostra una spiccata tendenza a liberarsi dalla classica "gabbia bonelliana" (la tradizionale griglia a tre strisce e sei vignette). Pur mantenendo la leggibilità richiesta dalla serialità popolare, il disegnatore fa un uso sapiente di vignette a tutta pagina, inquadrature sghembe, sovrapposizioni di piani ed evasioni dai margini, che conferiscono al fumetto un dinamismo visivo moderno e di respiro internazionale.

Tutto questo è esattamente quello che ci si aspetta da un albo speciale, celebrativo. Un’opera che emerga dalla media della serie, destinata a un posto di rilievo sulla libreria, nonché meritevole di nuove edizioni e ristampe anche a distanza di anni per permettere a tutti i fan, vecchi o nuovi che siano, di poterla apprezzare. 

Un capitolo a parte merita il lavoro cromatico svolto da Giulia Brusco. Nella storia della testata, la colorazione degli albi speciali o celebrativi ha vissuto fasi altalenanti: in diversi casi passati, l'applicazione del colore si è purtroppo rivelata un mero orpello cosmetico, se non addirittura un elemento penalizzante capace di appiattire la tridimensionalità, la profondità e la bellezza del tratto a china dei disegnatori. Discorso, tra l’altro, valido su buona parte delle testate Bonelli, non solo su Dylan Dog.

Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò
Dylan Dog 481: tavola di Davide Furbò

Nel caso di Prima che sia l’alba, il lavoro della Brusco costituisce invece un autentico e prezioso valore aggiunto. La colorista non si limita a "riempire" i vuoti del disegno, ma costruisce una vera e propria drammaturgia della luce e dell'ombra. Utilizzando una palette cromatica complessa, che spazia da toni caldi e desaturati nelle sequenze storiche a tonalità fredde, acide e dense nei momenti di esplosione horror, la Brusco regala alle tavole una tridimensionalità notevole.

Agli occhi dei lettori e degli analisti visivi più attenti, la combinazione tra le matite dense di Furnò e la colorazione sintetica e atmosferica della Brusco può richiamare alla memoria certe scelte grafiche della Image Comics degli anni '90. In particolare, almeno ad avviso di chi scrive, è possibile cogliere affascinanti analogie visive nel modo in cui i personaggi e le ambientazioni vengono modellati dalla luce, rievocando lo stile iconico di maestri del calibro di Travis Charest. Un approccio cromatico sofisticato che eleva la resa estetica dell'albo ben al di sopra della media dei prodotti da edicola. 

In conclusione, Dylan Dog n. 481 è un albo celebrativo nel senso più autentico, classico e “tradizionale” del termine. Non ci troviamo di fronte a un'opera rivoluzionaria destinata a stravolgere la continuity del personaggio, a ridefinire i canoni del fumetto italiano o a lasciare il segno oltre all’anniversario che porta in copertina. E non è, tantomeno, una storia di rottura, né ambisce a posizionarsi nell'empireo dei capolavori della testata. Forse, però (e aggiungerei purtroppo), non era questo il compito che gli si chiedeva.

Prima che sia l’alba compie con grande rispetto, eleganza e mestiere il suo dovere: celebrare quarant'anni di storia editoriale, regalando ai lettori un racconto solido, avvincente, soprattutto visivamente memorabile. La combinazione tra la scrittura della Baraldi, le tavole monumentali di Furnò e i colori d'atmosfera della Brusco consegna alle stampe una storia di ottimo valore artistico. Che, forse, avrebbe potuto anche fare di più, ma che probabilmente sarà in grado di raccogliere il favore dei lettori di vecchia data molto più di altri, magari più sperimentali, votati a lasciare il segno.

Resta, inoltre, il rumore di fondo che ha accompagnato la sua uscita. È un peccato che, quando si parla di fumetti, la storia e i disegni siano rimasti in parte oscurati dal clamore sgradevole delle speculazioni economiche, dei blind pack lacerati e delle aste online. Il rischio, a distanza di tempo, è che questo numero 481 venga ricordato più per la febbre da variant cover che per la bellezza delle tavole racchiuse al suo interno. Un motivo in più per invitare tutti i lettori a lasciar perdere la busta o la copertina, dimenticare le quotazioni di mercato e prendersi il tempo di leggere e guardare con attenzione ciò che conta davvero: il fumetto.