In seguito a un evento traumatico, la ricca collezionista d'arte Irene (Carolyn Bracken), comincia a sviluppare un istinto simile a quello della giaguara che è stata causa dell'incidente d'auto che ha innescato il processo mentale.

La giaguara era fuggita dal serraglio di Dama (Caroline Goodall), cacciatrice che gestisce un traffico illegale di animali esotici. La cacciatrice scopre il legame tra la belva e Irene e vorrebbe pulire le tracce dei suoi traffici. In questa autentica caccia si scontra con la difesa del suo territorio da parte di Irene, che ha preso a cuore il destino della piccola Giulia (Elisabetta Caccamo), una bambina con una situazione difficile che la donna difenderà con tutta la sua nuova ferocia, anche dalle azioni di Rosa (Paola Lavini), un'assistente sociale con la quale Irene è entrata in contatto per essere aiutata per vie non legali nel suo desiderio spasmodico di maternità. 

Dallo scontro di intenzioni di questi personaggi, e dal duello dapprima a distanza e poi sempre più ravvicinato, scaturisce la tensione di Ferine, diretto da Andrea Corsini, espansione a lungometraggio del suo omonimo cortometraggio del 2019.

Ferine
Ferine

Nonostante l'ambientazione italiana, una provincia piemontese caratterizzato dal contrasto tra anonimi centri commerciali, condomini fatiscenti e ville raffinate, sia in architettura brutalista come quella di Irene, che  settecentesche come quella di Dama, il film ha ambizioni internazionali, testimoniate anche dalla scelta di due protagoniste di esperienza, come la veterana Caroline Goodall  (Schindlers' List) e la più giovane ma non meno quotata, fatte le dovute proporzioni di anni di attività, Carolyn Bracken (Horseshoe).

I loro personaggi sono due straniere che vivono in Italia, e tra loro comunicano in inglese, quando la comunicazione è ancora verbale, mentre con i personaggi locali l'uso dell'inglese è alternato con sprazzi di uno stentato italiano. Le diverse lingue caratterizzano e fanno individuare agli spettatori il contesto dei personaggi. Galleristi e appassionati d'arte che dialogano in inglese, i genitori di Giulia solo in italiano. L'auspicio è che il film non venga doppiato, sia in Italia che all'estero, perché verrebbe appiattito il senso della comunicazione tra i personaggi.

Ferine
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Il film racconta della scoperta, o riscoperta probabilmente, da parte di Irene di della sua natura istintiva e senza quei filtri che il vivere sociale ci impone. Irene non compirà le azioni spinta da un istinto di cattiveria, di gusto del delitto, bensì per rispondere a un naturale senso di difesa di stessa e del territorio. Diventerà una forza amorale, contrapposta ad alcuni personaggi dai comportamenti sicuramente delittuosi e immorali. In prima battuta Dama, cacciatrice senza scrupoli di animali che sottrae al loro habitat naturale. Ma non è meno immorale Rosa, che nell'"aiutare" le persone in difficoltà trae un suo personale tornaconto. Analizzando le altre vittime umane della furia ferina di Irene, nessuna è veramente innocente, al contrario delle vittime della giaguara, che agisce per puro instinto.

C'è quindi comunque un'idea di scelta, non di furia cieca, come se dalla fusione di umanità e indole selvaggia scaturisse una diversa e consapevole concezione di vita. Un ordine ben nascosto nell'apparente caos.

Ferine
Ferine

Non tutto fila liscio, la parte preparatoria del culmine predatorio è una lenta presa di coscienza, che non sembra procedere verso una direzione. Più chiaro l'ultimo atto che conduce al confronto finale. 

L'ambizione di realizzare un prodotto diverso dalle consuete commedie, ispirato alla tradizione del cinema di genere italiano, è confermata dalla parte tecnica. Dai discreti e funzionali effetti visivi di EDI Effetti Digitali Italiani, dalle musiche di Pino Donaggio piene di dotte citazioni dalle partiture hitchockiane di Bernard Hermann.

In conclusione, se Ferine è un film tutt'altro che perfetto, va riconosciuto lo sforzo produttivo di intraprendere linguaggi in territori meno confortevoli e più rischiosi.