L'attore Sir Patrick Stewart è morto lo scorso 28 ottobre nella sua casa di Los Angeles, a 86 anni. La notizia, diramata ieri, è arrivata quasi come un fulmine a ciel sereno. La famiglia ha infatti comunicato che l'attore da anni soffriva di Alzheimer e una demenza da corpi di Lewy («Lewy body dementia»).

Come attore abbiamo tanti motivi per ricordarlo qui.

Sicuramente come interprete di due personaggi che sono ormai storia della cultura popolare: Jean Luc Picard, il capitano dell'Enterprise di Star Trek: The Next Generation, e come primo interprete cinematografico di Charles Xavier, il professor X degli X-Men, che vedremo prossimamente in Avengers: Doomsday, per quello che comunque era già stato programmato come un addio definitivo al personaggio.

Con il fantastico però Stewart aveva già preso contatto nella sua carriera in due ruoli di contorno, ma non per questo meno importanti. Si trattava infatti di Gurney Halleck nel film Dune di David Lynch del 1984, ovvero di uno dei mentori di Paul Atreides, e di Leodegrance in Excalibur di John Boorman del 1981, ovvero il padre della Regina Ginevra.

Quando approdò a Star Trek, era quindi un attore con già una carriera teatrale di tutto rispetto, formatosi all'Old Vic, che nel cinema e nella televisione non aveva sfondato.

A darli il successo fu sicuramente il ruolo di Jean Luc Picard, ma è anche certo che il successo di Star Trek: The Next Generation è anche merito suo. La leggenda vuole che sia stato selezionato quando i produttori della serie Robert Justman e Rick Berman furono colpiti da una sua lettura di Shakespeare a UCLA nel 1986. L'attore era stato sottoposto a provino da Gene Roddenberry, che però avrebbe voluto una figura più eroica che non un cinquantenne calvo che emanava il carisma del buon padre di famiglia più che lo spirito di un avventuriero.

L'insistenza dei suoi collaboratori portò all'ingaggio di Stewart, che si impegnò per sei anni convinto che in realtà la serie sarebbe stata chiusa presto. Inizialmente in effetti Picard era tutt'altro che una figura eroica, perché la Bibbia della serie prevedeva che nella serie il Capitano della nave fosse cautelato dall'operato del Primo Ufficiale, che sarebbe dovuto andare in ogni missione. Gradualmente però Picard cominciò sempre più a essere inserito nel cuore dell'azione, fino all'apoteosi dell'episodio in due parti L'attacco dei Borg (Best of Both World) in cui un Picard imprigionato dai Borg divenne il sofferto Locutus, guida dell'attacco degli extraterrestri alla Federazione. Da lì in poi gli episodi in cui Picard ha avuto i suoi momenti di gloria, e quindi occasioni per Stewart di mostrare il suo grande talento, sono stati innumerevoli. Per esempio Fratelli (Brothers), che è uno degli episodi in cui Picard affronta proprio le conseguenze dell'essere stato assoggettato ai Borg. Ma anche Una vita per ricordare (The Inner Light), episodio premiato con lo Hugo, Picard viene colpito da una sonda aliena e vive in pochi minuti una vita intera su un pianeta lontano, come Kamin, un uomo con moglie e figli, fino a scoprire che si trattava di un messaggio lasciato da una civiltà ormai estinta per non essere dimenticata. Ma giusto per citarne due, perché sono stati molti di più gli episodi memorabili.

Nonostante l'altalenante qualità di scrittura, Star Trek: Picard è stata l'occasione per dare a Jean Luc Picard una chiusura narrativa, con Stewart comunque all'altezza.

L'altro grande ruolo di Stewart, Charles Xavier, è stato sicuramente attribuito per la ormai enorme popolarità dovuta a Star Trek, ma non è stato affrontato con minore dedizione. I duetti con il suo grande amico Ian McKellen (con cui ha diviso anche il palcoscenico teatrale più volte), interprete nei film dell'avversario/amico Magneto, sono tra i momenti più alti di una saga che, nonostante alti e bassi, è adesso sfociata nel MCU, dove abbiamo già visto Stewart agire come una "variante" di Charles Xavier. Siamo quindi in attesa di vedere la chiusura del cerchio in Avengers: Doomsday, anche se  va ricordato che nel film Logan, uno Xavier malato di Alzheimer veniva ucciso dal mutante X-24, clone di Wolverine.

Se ho già citato alcuni ruoli di contorno degli anni '80, il mio ricordo personale va anche a una versione classica e ben fatta di Canto di Natale (A Christmas Carol), in cui diede la sua versione di Ebenezer Scrooge, del 1999, e a un piccolo film del 1995 Jeffrey, di Christopher Ashley, una commedia che mescola dramma e sentimento in cui un attore gay è combattuto la paura dell’AIDS, e l'amore per Steve, un compagno di palestra. Nel film Patrick Stewart interpreta Sterling, un decoratore d’interni raffinato e pungente, amico e mentore del protagonista Jeffrey, in coppia con il compagno Darius.

Una prestazione strepitosa che ci ricorda come Stewart fosse anche impegnato nella società civile. Socialista e laburista di formazione sindacale, ha sostenuto giustizia e uguaglianza, criticando la guerra in Iraq e la detenzione preventiva di 42 giorni, difendendo femminismo e suicidio assistito e opponendosi alla Brexit fino a promuovere nel 2018 una campagna per un nuovo referendum.