Gianfranco Viviani, il fiuta successi

Una intervista a più voci a uno dei principali protagonisti della scena editoriale italiana, artefice dei recenti exploit editoriali della Delos Books.


Gianfranco Viviani
L'idea è di quelle che scaturiscono quasi casualmente. Gianfranco Viviani è una di quelle persone dalle quali puoi solo imparare qualcosa. O dalla quale almeno, noi, redattori arrivati relativamente da poco sulla scena, ammettiamo di avere tutto da imparare. 

Ripercorrere, anche brevemente, la carriera di Viviani significa parlare della storia della fantascienza e del fantastico in Italia.

 

Nel  1965 ha fondato l'Editrice Nord, che dopo qualche tentennamento su quali direzioni prendere, si specializzò in letteratura fantascientifica, genere che ha sempre avuto alti e bassi di presenza in libreria.

Con curatori di qualità come Riccardo Valla e Renato Prinzhofer, nelle collane Cosmo Argento e Cosmo Oro pubblicò autentici capolavori della SF. La Nord mise in cantiere una prestigiosa collana Fantasy, la Fantacollana, creando una distinzione che lungi dal voler essere discriminatoria, ha dato pari dignita ai due generi.

Nel 2002 ha ceduto la Nord al Gruppo Longanesi.

 

Ora Viviani è l'artefice della collana Odissea Fantascienza della Delos Books, ma a noi di FM interessa in particolare il lavoro che ha compiuto nel genere Fantasy.

Analogamente a quanto fatto alla Nord, ha concepito due prestigiose e autonome collane, Odissea Fantasy e Odissea Vampiri, che si sono rivelate due ottimi prodotti editoriale.

Senza nulla togliere alle altre collane, il vero colpaccio Viviani l'ha realizzato con Odissea Vampiri, che ha intercettato anzitempo il ritorno dei vampiri nell'immaginario collettivo, pubblicando alcuni tra i più sorprendenti successi editoriali di questi anni, il ciclo di Sookie Stackhouse, scritto da Charlaine Harris (ne abbiamo parlato a questo link).

 

Ecco che quindi, spinti da una comune curiosità, alcuni redattori di FantasyMagazine hanno realizzato una intervista corale a Viviani, che ora vi riportiamo.

Io vorrei sapere come fa a 'tartufare' il potenziale commerciale di un manoscritto, se va a istinto o si affida a determinati parametri oggettivi. (Marina Lenti)

No, non ho la sfera di cristallo, quindi prima di tutto mi affido a parametri oggettivi che possono essere: a) interesse del pubblico per il genere a cui appartiene il romanzo; b) l’accoglienza che la critica ha riservato a opere dello stesso tipo; c) Le classifiche di vendita italiane e straniere per romanzi similari. Quando i punti a,b,c, hanno dato risposte positive, allora inizia la ricerca dell’opera. È molto difficile, direi quasi impossibile, che si verifichi la coincidenza di ricevere il manoscritto proprio dell’opera che si cerca. Il lavoro dell’editor è quindi quello di esaminare decine di romanzi che offre il mercato, e tra questi scegliere quelli che ritiene più adatti. Questa, forse, è l’unica operazione che  può essere frutto dell’esperienza e dell’istinto di un editor il quale, nonostante tutto, non sempre riesce ad azzeccare il libro di successo.

 

Cosa ne pensa del successo editoriale (e non solo) dei cari "non morti" di questi ultimi tempi? E stato decisivo il fascino da sempre esercitato da queste creature del mistero (e quindi successo legato soprattutto al tema "vampirico") o sono state invece decisive le scelte degli autori di ripulire questa figura del mito dai lati più scabrosi per intessere trame romanzate dedicate soprattutto ad un pubblico giovane? (Chiara Serafini)

È certo che il successo del genere è dovuto al fatto che gli autori li hanno resi simpatici. Non fanno più paura,


La copertina di Finchč non cala il buio, di Charlaine Harris ingrandisci
com’era il caso del cattivo Dracula, ora i vampiri vengono coinvolti in vicende che portano il lettore a tifare per loro. Comunque ci sono voluti anni per arrivare a questa fase e celebri autori hanno contribuito a dare un’anima ai vampiri. A questo proposito non posso non ricordare le opere memorabili di Anna Rice, di Chelsea Quinn Yarbo, di Laurell K. Hamilton, che hanno dato spessore alla figura del vampiro smantellando lo stereotipo che dominava negativamente l’immaginazione collettiva.

La collana Odissea Vampiri annovera alcuni dei nomi più importanti dell'Horror internazionale, ma esiste la possibilità di vedere fra le sue pagine autori Italiani? E se sì, cosa si chiederebbe a un autore nostrano? Originalità? Ritorno al classico? Ripresa di stilemi italianeggianti? O forse fusione di più elementi innerenti al genere (ibridizzazione sempre più di moda negli ultimi anni)? (Luca Azzolini)

Prima di tutto vorrei precisare che c’è una grande differenza tra l’Horror e il paranormale a cui appartengono i romanzi che escono nella collana Odissea Vampiri. L’horror per sua natura suscita sensazioni di paura, il paranormale diverte perché quasi sempre diventa un mystery pieno di ritmo, suspence e azione. Detto questo, la domanda riguardante la possibilità di pubblicare opere di autori italiani non può che avere una risposta: Certo che è possibile, a condizione che le loro opere stiano alla pari, per idee, ritmo, azione e costruzione della vicenda, con quelle dei loro colleghi stranieri.

Ci può anticipare se la Collana, in un prossimo futuro, amplierà il suo orizzonte, virando verso l'Horror più in generale? (Luca Azzolini)

Chi può dirlo? Io non mi sento di escluderlo. La  collana Odissea è un contenitore aperto. Abbiamo cominciato con Odissea Fantascienza, poi Odissea Fantasy, quindi Odissea Mystery e Odissea Vampiri. Perché non Odissea Horror se un giorno maturerà l’idea di farla?

Quali sono, attualmente, i titoli al vaglio per la collana Odissea Vampiri? Dopo la Huff, la Harris e la Banks, ci sono già altri autori di prossima traduzione sui quali Delos Books ha deciso di investire? (Luca Azzolini)

Scusa, ma questa è una domanda alla quale preferirei non rispondere per non anticipare (o svelare) idee che stiamo elaborando. Ci sono molti occhi puntati sull’attività della Delos Books e se non avessimo preso le giuste precauzioni, ora i nostri bestseller di Harris, Huff e Banks non sarebbero più nostri ma in mano di importanti editori.

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Autore: Redazione - Data: 17 giugno 2009

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Commenti

1 L'iniziativa mi è piaciuta. Molto meno la realizzazione. Avete raccolto un po' di domande, ragazzi. Ho capito l'intento. Non avevate la disponibilità di una chiacchierata più ampia? Forse, quindi capisco, ma non apprezzo. Ciò che resta alla fine dell'intervista è un sapore un po' amaro. Gianfranco Viviani ha detto molte cose, di cui alcune più che discutibili. Siccome l'ho conosciuto personalmente, come si sa, mi pare che alla fin fine traspaia uno spaccato del professionista Viviani piuttosto relativo. Almeno, questo è ciò che io credo e spero... Che poi non sia così, pronto a ricredermi. (Ma se questo è tutto, mah!) Una cosa su tutte (che è anche quella che sta facendo discutere di più in rete). Liquidare i classici del passato per sostituirli con Paolini è, in tutta sincerità, qualcosa che fa rizzare i peli sulla schiena e digrignare i denti. A me autori come Ursula Le Guin - il suo Earthsea è un classico, giusto? - non sembrano datati. Moorcock l'ho apprezzato di meno, ma il discorso è lo stesso, proprio perché oggi va di moda l'antieroe. Non apprezzai quasi per niente Howard già allora, però liquidarlo così mi sembra ingiusto. Insomma, capiamoci, al posto di questi classici, cosa dovrei sorbirmi? Paolini? No dai, non scherziamo. Il nuovo che avanza, e che si permette pure di vendere, semmai sarà rappresentato da autori come Steven Erikson o China Mieville. (George Martin a me non sembra affatto nuovo - semmai abile -, tant'è che l'ho mollato.) Mi sarebbe piaciuto leggere un'intervista più profonda, in cui intervistatori e intervistato interagissero, perché non riesco a credere che il pensiero di Viviani sia *esattamente* questo. Non ho letto i romanzi pubblicati da Delos sui vampiri, perché a me i vampiri non interessano. Quindi non so quale sia la qualità degli autori pubblicati. Ma, qualsiasi essa sia, non giustifica la posizione che predilige Paolini a Howard. (Oltreché c'entrare come i cavoli a merenda. Non perché ora tutto viene chiamato "fantasy", allora chi scrive di vampiri va infilato nello stesso calderone assieme a chi scrive di T'lan Imass o di Garuda... Non vi pare?)

» postato da Negróre alle 13:46 del 18-06-2009

2 Quello che a me fa specie è l'apparente superficialità con cui Viviani liquida alcuni mostri sacri come Howard e Moorcock; lui, che di esperienza ne ha da vendere. Fa riflettere: perché questa posizione? Ma soprattutto, è da interpretare come un giudizio artistico o semplicemente commerciale? Probabilmente è stata una valutazione di ciò che fu con lo sguardo rivolto al presente, come a voler sottolineare che i tempi cambiano e alcune cose oggi stenterebbero a emergere... Ripeto, se un personaggio del calibro di Viviani si pone così, ci deve essere una motivazione più profonda alle spalle.

» postato da by Ax alle 14:21 del 18-06-2009

3 Andrea, capisco la legittima richiesta, ma come ben sai siamo disposti ai 4 angoli dello Stivale, non era proprio possibile ;)

» postato da Marina alle 14:40 del 18-06-2009

4 « Liquidare i classici del passato per sostituirli con Paolini è, in tutta sincerità, qualcosa che fa rizzare i peli sulla schiena e digrignare i denti. ........................ Insomma, capiamoci, al posto di questi classici, cosa dovrei sorbirmi? Paolini? No dai, non scherziamo. Mi sarebbe piaciuto leggere un'intervista più profonda, in cui intervistatori e intervistato interagissero, perché non riesco a credere che il pensiero di Viviani sia *esattamente* questo.» Ok ma perché prendertela con chi ha fatto la domanda? La risposta è abbastanza elaborata e inequivocabile. Certo, non me l'aspettavo nemmeno io. Ero entusiasta di intervistare un simile mostro sacro (mi si perdoni l'espressione), anche se qualcosa mi aveva sussurrato nell'orecchio: non fare quella domanda lì, non la fare!! Purtroppo proprio quella domanda mi premeva fare, e l'ho fatta. Perché volevo la risposta del "grande saggio," di qualcuno che li ha visti (e pubblicati!) un po' tutti, e ha seguito un mondo (piccolo o no che sia) per così tanto tempo. La risposta è quella che leggi ed è molto pratica, imprenditoriale, e in quanto tale la rispetto anche se non condivido i giudizi. Comunque se avessi la possibilità (io o qualcun altro per me) di approfondire, ben venga.

» postato da Rakanius alle 16:14 del 18-06-2009

5 Bruno, non me la prendo con chi ha fatto la domanda. Anzi, ho anche capito in anticipo che molto probabilmente - come sottolinea Marina - non era possibile fare diversamente. (Ecco cosa stava a fare lì la mia domanda retorica, che cito: "Non avevate la disponibilità di una chiacchierata più ampia?";) Ciò non toglie che porre la questione qui (e m'ha sorpreso d'essere il primo a commentare...) implichi una voglia di ottenere un approfondimento, di qualsivoglia genere. E' pur sempre il forum di una testata giornalistica della Delos, di cui Viviani è il direttore editoriale. Non prenderla sul personale: ribadisco, l'iniziativa è interessante. Ma resta l'amaro in bocca per un'occasione un po' gettata via (non dagli intervistatori in sé, dalle circostanze, da quello che volete... ma un po' gettata via lo è lo stesso!). Non so se riesco a spiegarmi. La risposta sarà anche articolata, ma a me - proprio perché l'ho conosciuto e so cos'ha fatto in vita sua - lascia perplesso. E mi dispiace dissentire su tutta la linea. La qualità ha sempre pagato, in ogni tempo. E proprio lui che la promosse per tre decadi, facendoci sognare, dovrebbe saperlo. Paolini è una porcata. Punto e basta. Vende? Chi se ne frega. C'è modo e modo di vendere. Ovvio che un Erikson o un Mieville non ti capitano sottomano ogni settimana, ma magari imporre una logica puramente commerciale non giova. E' ovvio che i tempi sono cambiati, ma i punti di riferimento di oggi sono altri, non Paolini. Se si ragiona così, o non si conosce più ciò che viene prodotto (è possibile e comprensibile, non è che Viviani abbia il tempo di star lì a leggersi tutto il possibile immaginabile - a parte il fatto che è sempre stato più incline alla fantascienza. Ma, se così fosse, bene sarebbe astenersi dal fare esempi fuori luogo), o è molto, molto e ancora molto vera l'affermazione finale dell'intervista: non riesce più a star dietro al genere e, successi editoriali a parte (che significano conoscenza del mercato, più che della produzione letteraria), non lo capisce più. Siccome ho una certa opinione di Viviani (a Fiuggi mi commossi quando lo premiarono come Grand Master; mi fece molto piacere, perché l'ho sempre considerato una specie di "papà artistico", grazie alle letture che mi regalò con la Fantacollana), non riesco ad accettare una simile posizione. Il discorso è valido in sé, commercialmente. E il titolo dell'intervista si spiega da solo. Ma sarebbe stato altrettanto valido senza mettere su un piedistallo scribacchini da quattro soldi o, alla meglio, scrittori senza né infamia né lode, ma ben lungi dal poter essere paragonati ai classici (del passato e del presente). Tutto qui. Davvero, ribadisco: nulla nei vostri confronti, Bruno. Anzi, continuate così, che FM sta diventando sempre più interessante ultimamente. (Lo so, sono un rompiscatole, uno di quei tipi molto critici che rischiano di passare - e magari a volte lo diventano sul serio - per criticoni. Ma ciò non toglie che vi segua sempre e sia sempre qui a discutere con voi. Qualcosa vorrà pur dire, no? ;) )

» postato da Negróre alle 16:41 del 18-06-2009

6 Tranquillo, Andrea, i criticoni sono ben altra razza. La critica è legittima, è sana, va bene e fa bene. E spesso le critiche di chi commenta ce le siam fatte anche noi in redazione, il fatto è che, come in questo caso, "o così o pomì" ;) Ma questo non significa che la critica venga archiviata: si cerca sempre di migliorare e di venirle incontro la volta successiva o alla rpiam occasione propizia ;)

» postato da Marina alle 20:33 del 18-06-2009

7 Mi meravigliava, in effetti, che questa intervista non suscitasse commenti, in particolare dopo quelle due frasi lapidarie su Elric e Conan. (Che poi io, personalmente, condivido abbastanza la prima e pochissimo la seconda. :wink: )

» postato da dued alle 20:58 del 18-06-2009

8 Ho letto l'intervista fatta a Viviani, e le sue risposte imho hanno una sincerità e una coerenza agghiacciante. Ha risposto a tutto quello che gli veniva chiesto con estrema chiarezza, per questo motivo lo giudico una persona onesta, anche se ho rabbrividito abbastanza (ma un po' me lo aspettavo). Chi crede ancora nelle favole, magari è l'ora che si svegli. P.S. Avrei voglia davvero anche io di fargli qualche domanda.

» postato da Kinzica alle 20:59 del 18-06-2009

9 Ringrazio tutti per i commenti costruttivi. Questa intervista è costata parecchio tempo. Raccogliere le domande, inviarle a Viviani che sta a Zoagli, attendere le sue risposte, assemblare il pezzo. Sono passati alcuni mesi. Mi ero stupito della mancanza di commenti. Sembrava che mancasse l'interesse. Non cerco la polemica a ogni costo. Ma un minimo di risposta, che non fosse solo il contatore degli accessi mi fa capire se andiamo nella direzione giusta o meno. Nel merito dell'intervista dico che ogni parere è legittimo. Da un punto di vista commerciale è innegabile che abbiano mosso il mercato. La tesi su Paolini e la Troisi la condivido se si guarda al marketing. Sono dei "buoni" prodotti, dove per buono s'intende un prodotto che risponda alle esigenze del proprio pubblico, non una valutazione di qualità. Un analogo di Paolini in una casa editrice come la nostra ci darebbe un sacco di tranquillità economica per fare tante cose belle e di qualità magari. Non viviamo sulla luna. Se qualche scrittore italiano ha pubblicato per noi è perchè magari, nel nostro piccolo, le vendite della Harris ci danno un po' di respiro. Non conosco le cifre, ma a Torino li ho visti andare via come pane sfornato. Ho visto collane, per esempio la collana fantascientifica dell'Armenia, chiudere per "eccesso di qualità". Belle scelte, ma che commercialmente non hanno pagato. Non vorrei essere nei panni chi deve valutare un libro da pubblicare.

» postato da Manex alle 23:26 del 18-06-2009

10 Personalmente io spero che Viviani riesca a portare la colanna Odissea Fantasy su degli ottimi livelli che fino ad oggi (ovviamente IMO) non si sono visti. Nel panorama attuale capisco che sia difficile riuscire ad emergere con pubblicazioni che uniscano quallità a logici criteri commerciali ma secondo me nell'affollato universo fantasy ci sono ancora autori di grande potenzialità sconosciuti al mercato italiano (Abercrombie, Cook etc...).

» postato da Theonlyandtheone alle 11:53 del 05-07-2009

11 Francamente, anche qualche dichiarazione mi ha lasciato perplesso... Soprattutto quando dice... (...) ma come poteva piacermi questo Elric di Melnibonè?" La mia impressione è stata quella Moorcock non abbia creato un eroe, ma un minorato mentale che non sa chi è, cosa deve fare, ed è sempre pieno di dubbi sulla sua stessa esistenza. Oppure rileggere le scheletriche storie di Conan, tutto muscoli, avventura e niente contorno. È passata un'epoca e quello che una volta affascinava, oggi fa solo sorridere. (...) E', certo, una lecita affermazione personale. Uno, ad un certo punto, può anche cambiare gusti, idee, riconsiderare con altre esperienze e punti di vista... Quindi, per quanto io dissenta con affermazioni simili, capisco che possano anche essere sentite, e quindi oneste. In cuor mio, però, che devo tantissimo a Gianfranco come lettore (senza la sua Nord, non avrei conosciuto e amato la SF e il fantasy allo stesso modo, oltre che come autore (è stato il primo a credere in me), devo ammettere che emotivamente ho provato un brivido d'irritazione...

» postato da Fabio Novel alle 17:56 del 28-07-2009

12 Beh, è la sua opinione personale; del resto non a tutti può piacere Howard o Moorcock, e dirlo non è reato. Ritengo, come qualcuno di voi ha già sottolineato, che Viviani abbia espresso una opinione più commerciale che letteraria; Paolini, come del resto il 99% degli autori moderni di fy ed sf, scrive romanzi da autogrill, ma vende, ed è quindi automatico che chi porta avanti una linea editoriale di un certo tipo, per non soffocare in un mercato già di per sè ristretto, preferisca proporre al pubblico romanzi qualitativamente discutibili ma di alta commerciabilità, soprattutto se riflettono in pieno i gusti della maggioranza del pubblico attuale. Certo i giudizi sui personaggi di Elric e Conan sono terribilmente riduttivi e anche superficiali, ma del resto chi legge Conan ed Elric, al di fuori di una ristrettissima cerchia di appassionati del genere???

» postato da Il Fauno alle 15:06 del 29-07-2009

13 Non mi scandalizzano le risposte di Viviani. I tempi sono cambiati e anche l'ottica dei lettori. Tenete conto che ormai in Italia - e nel mondo - esistono le mode. Questo concetto esula completamente da quello di qualità. Può andare di moda il vampiro belloccio fatto di cristalli di luce buono nell'anima, ma essere qualitativamente uno schifo. La moda vende, la qualità è pane per i denti della critica intellettuale. Vorrei che le due cose potessero coincidere, ma temo che siano rari gli esempi in cui questo succeda. Quindi un editore probabilmente deve ben considerare che nelle sue operazioni di marketing, prima di tutto influisce la moda, dopo la qualità. E' una mia opinione, è chiaro, ma mi pare scontato che di fronte a un bel romanzo che si sa già leggeranno quattro gatti, e il romanzo qualitatavimante medio-basso i cui argomenti s'incontrano con le problematiche quotidiane della nostra generazione, sia pure semi-adolescenziale, risulti più appetibile quest'ultimo. Ormai la maggior parte della gente non ha più tempo per leggere e lo fa nei ritagli di tempo: prima di andare a dormire, sull'autobus, sulla metro, in sala d'attesa, mentre è in fila alla posta... e per leggere in questo modo non si può avere sotto gli occhi qualcosa la cui digestione è lenta, ma una cosa leggera, veloce, divertente, in grado di acchiappiare da subito così se poi la si riprende dopo una settimana, ci si ricorda senza problemi di dove si è arrivati. Certo che non è così per tutti, ma in Italia, oggi, se si vuole "prendere" la grossa fetta dei lettori, temo si debba puntare sul semplice. Ahimé... :?

» postato da Paladino alle 13:50 del 08-09-2009

14 « ormai in Italia - e nel mondo - esistono le mode. » Si, ma la moda è una cosa talmente orrenda che deve essere cambiata ogni sei mesi! (cit. Oscar Wilde)

» postato da Yenvel alle 14:50 del 08-09-2009

15 Permettimi, c'è una differenza fra l'Italia e il resto del mondo, se anglosassone a maggior ragione: le proporzioni. Noi siamo il paese delle coperte corte e quindi da noi i grossi editori danno molto più spazio ai fenomeni di moda a respiro asmatico. In Anglofonia ci sono i fenomeni di moda e anche le robba buona e non solo lì! Ce ne sono di paesi europei di lingua non inglese che hanno prodotto Fantasy di qualità e non di moda! Ho voglia di dirlo: è che da noi ci sono quei pochi a comandare, cuspidi della piramide dei furrrbi così fuurrrbi che, gratta gratta, pare si comportino proprio da fessi. :roll:

» postato da un muspeling alle 22:35 del 08-09-2009

16 Sì ovviamente c'è una bella differenza tra l'editoria nostrana e quella estera.

» postato da Paladino alle 11:32 del 09-09-2009

17 «Sì ovviamente c'è una bella differenza tra l'editoria nostrana e quella estera.» Ahimè! :? Ma, ragazzi, c'è anche del buono e dell'ottimo. Non scoraggiamoci: premiamo chi fa bene. Tutto qui. (E io, anche lato autore, premio soltanto chi fa bene ai miei occhi: agli altri né mi propongo, né appoggio le loro scelte, criticandole apertamente - senza astio.) E' faticoso. Credo che il problema è che è faticoso essere appassionati di Fantasy in Italia. Costa fatica, tutto. Ma se resistiamo e non cediamo la nostra passione alla frustrazione, le cose miglioreranno. Soltanto, ci vuole pazienza, perché passerà molto tempo. Ma ce la faremo.

» postato da Negróre alle 13:50 del 12-09-2009

18 Personalmente, non sono contraria alle mode; quello che mi infastidisce è che non si trova altro. O, per trovarlo, devi cercarlo molto, ma molto ma molto a fondo :? Se un editore, uno qualunque, utilizzasse i libri "modaioli" e medio-bassi, per finanziare altri progetti, sarei anche contenta: in fondo non a tutti piaccciono le stesse cose. Purtroppo, però, non è così; o, almeno, non mi pare...

» postato da virae alle 16:49 del 21-09-2009

19 dire che Elric e un minorato mentale è BLASFEMIA

» postato da (Zarozinia Kayla) alle 20:04 del 09-11-2009

20 «dire che Elric e un minorato mentale è BLASFEMIA » Ehm, no, è semplicemente aver letto il libro. Forse "minorato" non è il termine più esatto, ma Elric è effettivamente una persona con gravi problemi psicologici e mentali. S*

» postato da S* alle 21:17 del 09-11-2009

21 Certo che dare del minorato mentale a un non umano è come dare dello psicopatico a un orco <img src=:">

» postato da Palin alle 21:25 del 09-11-2009

22 CANCELLATE IL MIO POST SOPRA HO UN PEROBLEMA CON LA TASTIERA DEL PORTATILE GRAZIE ! -------------- No caro S* , scusami citami i pezzi, in cui secondo te Elric è una persona "con gravi problemi psicologici e mentali" come Moorcock ha spiegato più volte e anche a Lucca Elric era considerato pazzo dalla sua gente perché "troppo simile agli umani" quindi la domanda diventa (sempre citando l'autore) "cosa sia la pazzia" (ed è il discorso che Palin diceva),Elric è tormentato ha un conflitto interiore (Moorcock ha usato i due termini uno a lucca uno sul suo forum e c'entra la psiche) non è assolutamente "pazzo"..ma questo è abbastanza evidente, Stormbringer ha una sua volontà, quindi le uccisioni "inconsulte" non sono opera del principe albino ma della sua spada succhia anime...credimi io i libri li "sò" praticamente a memoria , mi chiedo a questo punto quanto possa influenzare la propria lettura delle cose e la propria interpretazione personale, e questo è sempre una prova effettiva di quanto Elric sia un capolavoro (saga e personaggio). E poi Mike ha anche aggiunto che se Elric è pazzo lo è anche lui e mi ci metto anche io senza peccare di presunzione in questa lista di matti.

» postato da (Zarozinia Kayla) alle 11:09 del 11-11-2009

23 «Non mi scandalizzano le risposte di Viviani.» non voglio apparire bigotta, ma io sì mi sono scandalizzata! un conto è non gradire la produzione di un autore e dichiararlo, un altro è darne un giudizio talmente lapidario da stroncarlo completamente. io non sono pazza di elric, invece amo conan, ad esempio, ma in entrambi i casi non si può assolutamente negare che entrambi hanno contribuito a scrivere la storia di un genere. altro esempio: io non amo tolkien, ma mai e poi mai potrei parlarne in modo tale da sminuirne il contributo portato al genere. non è possibile sminuirli tanto bellamente, è semplicemente una contraddizione. « I tempi sono cambiati e anche l'ottica dei lettori. Tenete conto che ormai in Italia - e nel mondo - esistono le mode. Questo concetto esula completamente da quello di qualità. Vorrei che le due cose potessero coincidere, ma temo che siano rari gli esempi in cui questo succeda. Quindi un editore probabilmente deve ben considerare che nelle sue operazioni di marketing, prima di tutto influisce la moda, dopo la qualità. » dissento. bisogna ammettere una volta per tutte che le mode non le fanno i fruitori, ma la pubblicità. tutto, oggi, è basato sulla pubblicità. paolini ha spaccato con eragon perchè è stata fatta una campagna di marketing di proporzioni colossali, tale da diventare una vera e propria guerra psicologica, un lavaggio del cervello. ci hanno talmente torturati di pubblicità che lo mostravano come il successo editoriale del decennio, che alla fine anche i più scettici l'hanno acquistato, magari solo per verificare se era vero. poi, l'avranno buttato in un angolo, ma nel frattempo l'avevano comprato, e sono le vendite che contano. la gradevolezza e la qualità non sono verificabili con le vendite. questo tipo di iniziative pubblicitarie fanno presa sui neofiti che si accostano al genere, non sui lettori vissuti che hanno sviluppato con l'esperienza il loro metro di giudizio per valutare un'opera. essendo "neofiti", quindi, nella maggior parte dei casi resteranno soddisfatti del penoso acquisto perchè la pubblicità ha nel frattempo influito inconsciamente sull'apprezzamento. queste proposte editoriali hanno successo perchè sono pubblicizzate, i vecchi classici non vengono pubblicizzati, ed è per questo che i lettori nuovi finiscono per disconoscerli! se applicassero la brutalità del marketing ai vecchi classici, anche questi ritornerebbero in auge, diventerebbero di moda. basti pensare al fenomeno "signore degli anelli". nessuno dei miei coetanei lo conosceva, prima che venisse pubblicizzato come la riscoperta di un testo sacro del genere. poi, tutti di nuovo appresso al signore degli anelli. ora, chi come me leggeva già da prima, conosceva bene tolkien e il suo valore. tuttavia, era stato dimenticato dai più, troppo fuorviati dalla pubblicità. in definitiva, tutto si riduce alla pubblicità. pubblicizzate howard e moorcock o persino lo stradefunto e dimenticato stoker come è stato pubblicizzato paolini o federico moccia, e vedrete come saranno rivalutati. :wink: « Ormai la maggior parte della gente non ha più tempo per leggere e lo fa nei ritagli di tempo.» la gente ha sempre lavorato, è sempre andata alle poste, quindi è sempre stato così. anzi, semmai è il contrario. oggi i lavoratori hanno in media più tempo libero che in passato. :wink: « Certo che non è così per tutti, ma in Italia, oggi, se si vuole "prendere" la grossa fetta dei lettori, temo si debba puntare sul semplice. Ahimé... :?» in italia è così perchè c'è pochissima scelta: o la spazzatura massicciamente pubblicizzata, o i classici d'oltreoceano. non esiste la via di mezzo, perchè l'editoria italiana non investe abbastanza su nuove proposte che siano davvero degne. io rimpiango amaramente le vecchie collane urania, nord, ecc... vorrei che si tornasse a quei modelli editoriali, che offrivano prodotti ottimi a prezzi concorrenziali. perchè, oggi giorno un'altra cosa vergognosa è che si debba pagare un libro più di 15 euro anche se si tratta di un autore sconosciuto. questo è OT <img src=:"> , però è indice di quanto il mercato editoriale italiano sia stagnante, e cerchi di rialzarsi appoggiandosi ai fenomeni editoriali di massa, che hanno forti vendite ma stagionali, che costringono l'editoria italiana ad entrare in un circolo vizioso che porta alla ricerca affannosa di nuovi prodotti da sfruttare al massimo per una stagione e poi buttar via per sostituirli con altri, e così via. è una corsa inconcludente e autolesionista. perchè se si calmassero, e iniziassero a fare le cose un passo alla volta, potrebbero offrire prodotti adatti ad essere gustati per un periodo più lungo di un'estate.

» postato da ringstorm alle 12:11 del 11-11-2009

24 Ha e aggiungo pure che quando viene descritto come "folle" MM si riferisce non a lui in se ma a l'atto di fare una pazzia ovvero "cedere la sua patria per cercarne una nuova" ma è sempre in senso figurativo siamo lontani dall'analisi clinica :) l'autore ha anche ammesso che certi coportamenti possono sembrare da pazzo a noi umani, ma non per la sua gente...ma non sono poi neanche così assurdi mostra freddezza e debolezze allo stesso tempo specialmente all'inizio del suo viaggio,basta vedere la clemenza che ha avuto verso Yyrkoon (grave errore pagato in seguito) questo non è un comportamento da psicopatico ma semplicemente uno sbaglio molto "umano" passionale, sensibile, tutti comportamenti che sono sull'orlo della follia ma che non ci cascano mai anche se a lui stesso in diverse occasioni sembra di finirci. :) scusate il triplo post .

» postato da (Zarozinia Kayla) alle 12:24 del 11-11-2009

25 « (nota: Eragon) alla fine anche i più scettici l'hanno acquistato» E io che mi sono rifiutato, cosa sono? Paolini non metterà "piede" in casa mia. Alla fin fine, ringstorm, capisco quanto dici sulla pubblicità, ma non so se sono del tutto d'accordo. La pubblicità influisce su chi ha voglia di sprecare il proprio tempo, su chi non si sofferma con una certa rigidità di vedute su quelle che sono porcate commerciali. Non bisogna dar loro spazio, non bisogna parlarne: il silenzio è l'unica risposta. Silenzio in tutti i sensi, perfino commerciale. Non acquistare, lasciar cadere la cosa nel dimenticatoio. Punto e capo. Se la pubblicità fa breccia, è perché le menti sono deboli. Quindi non credo di poter dare tutta la colpa alla pubblicità... (E poi c'è il discorso dell'esperienza di lettura: c'è chi acquista non perché è una "mente debole", ma perché è ancora giovane e deve farsi le ossa leggendo tutto ciò che gli capita in mano.) Insomma, siamo proprio così sicuri di poter lanciare strali contro i reparti marketing e scrollarci di dosso ogni colpa, noi della categoria dei lettori?

» postato da Negróre alle 14:42 del 11-11-2009

26 ciao negrore! beh, certo noi lettori siamo in parte responsabili, ma non siamo mai completamente liberi di scegliere cosa leggere. io non penso che la pubblicità faccia leva sulle menti deboli, io penso faccia leva su quelle ingenue o ignoranti -in senso buono. ovvero, un adolescente od anche un adulto che si accosta per la prima volta al genere, o che non ha le idee chiare su cosa cerca, o che cerca una novità insolita, si dirigerà a passo sicuro verso quello che i media dicono essere notoriamente un evento editoriale, verso la copertina più abbagliante mostrata nelle vetrine, o sui manifesti. penserà cose del tipo: "se gli fan tutta sta pubblicità un motivo dev'esserci" oppure, "ce l'hanno tutti, lo conoscono tutti, lo compro anche io" o ancora "se lo mostrano in vetrina, se ne parlano in tv, se ci sono i manifesti in giro, dev'essere spettacolare" e cose simili. tu non concederai mai il permesso di soggiorno a paolini, e nemmeno io l'avrei mai fatto. ma, mio padre, lettore accanito classe '59, che ha letto di tutto di più, si è lasciato abbindolare: ha comprato in un botto solo i primi due della saga, ha letto il primo storcendo il naso, ha iniziato il secondo concedendogli il beneficio del dubbio, ma l'ha mollato a metà tutto sconsolato! si è lasciato sopraffare dalle opinioni di chi, imbottito dai media o inesperto del genere, glielo aveva ben dipinto. :roll: io, incuriosita dal coraggio del mio babbo, e decisa a concedere una chance a una nuova leva, l'ho letto e ne sono rimasta altrettanto delusa. se la pubblicità fa breccia, è anche perchè fa in modo di non mostrarti altro se non l'oggetto della pubblicità. non ti pubblicizzano paolini e poi ti dicono "ah, guarda che c'è anche negrore che ha pubblicato un ottimo romanzo", ma ti rifilano un messaggio che fa più o meno così "non esiste altro scrittore all'infuori di paolini, e eragon è il suo profeta"! <img src=:"> facendo un esempio che spero non ti disturbi, se tu non sei strafamoso in italia, non è perchè non sei un bravo scrittore (ho letto un paio di tuoi racconti e infatti mi sono piaciuti molto :wink: ) ma è perchè non ti hanno pubblicizzato a dovere. se tu fossi sulla faccia di un manifesto formato persona in libreria, sta sicuro che le vendite raddoppierebbero o triplicherebbero, perchè i clienti penserebbero "se sto negrore ha la faccia stampata sul manifesto, allora il suo romanzo dev'essere fighissimo...!" purtroppo, che possiamo farci! il mio sogno sarebbe comprare in edicola una rivista in vecchio stile weird tales... la mia utopia sarebbe fondare una casa editrice o anche solo una rivista che pubblichi racconti e romanzi di esordienti meritevoli, prediligendo la qualità... ma, poi per sopravvivere prevarrebbero gli interessi economici come su tutto e tutti. resta, appunto, una utopia! :( orsù, si raccolgono proseliti, ti unisci a me?! :D

» postato da ringstorm alle 19:35 del 11-11-2009

27 Ringstorm, vorrei focalizzarmi un attimo sulla tua frase "certo noi lettori siamo in parte responsabili, ma non siamo mai completamente liberi di scegliere cosa leggere". Secondo me questo concetto merita di essere ampliato. Sono d'accordo con te che la pubblicità ha un impatto fondamentale, e sono anche d'accordo con Negrore sul fatto che ci sia una componente dovuta ai lettori. La tua frase apre però l'introduzione del terzo/quarto soggetto, gli editori e i distributori. La mia impressione è che gli editori e i distributori italiani siano troppo focalizzati e si affidono troppo facilmente a "preconcetti". Vorrei fare un parallelo tra il Canada e l'Italia (vsto che mitrovo qui sto studiando un po' la situazione locale del fantasy e della fantascienza), come popolazione sono la metà di noi. Percentualmente quindi il numero di lettori, almeno abituali, e dato che in italia siamo scarsi, non è enormemente lontano da quello italiano. DI fatto è un mercato più piccolo di quello italiano, potenzialmente la metà. Aggiungiamoci pure che qui sci fi e fy sono considerati fiction e quindi comunque di nicchia (un sacco di ragazzi non li leggono). Eppure anche qui ci sono le pile pubblicizzate di simil Paolini etc... etc... che anche qui vendono più di altro, però qui in media per una libreria tipo indigo- chapters ci sono dai 14 ai 17 scaffali di fantasy e sci-fi contro gli un paio tre delle nostre feltrinelli. Ora, questo cosa significa: secondo me significa che la pubblicità conta certo, ma che conta altrettanto quanto gli editori si focalizzano solo su una data produzione trascurando tutto il resto, e che conta anche come questo poi viene presentato dal distributore. Perce3zione del mercato insomma. Lo so , è ovvio, ma mi sembra un punto che aumenta la completezza dei vostri discorsi.

» postato da Stefanoventa alle 20:57 del 11-11-2009

28 @stefano: cioè, se ho ben capito, hai detto che molto dipende anche dalla percezione che editori e distributori italiani hanno del valore del fantasy e dei suoi sottogeneri? se ho ben capito -mi scuso in caso contrario e ti prego di rispiegarmelo che son tontarella <img src=:"> - suppongo di essere d'accordo con te. in effetti, non è certo considerato un "genere nobile". di fatto, qui da noi -non so altrove quindi non mi pronuncio- si tende addirittura a non ritenere il fantasy "letteratura". lo si sminuisce abbassandolo al livello di "prodotto d'evasione", quasi come lo può essere la settimana enigmistica o un libro di barzellette. i più gentili, lo definiscono "letteratura d'evasione", come se invece altri generi letterari, come la poesia e altri tipi di romanzi non siano alla fin fine letteratura d'evasione. voglio dire: un romanzo come "io uccido", che non è etichettato come d'evasione, quale altro ruolo più nobile avrebbe mai che il fantasy non ha? per quanto mi riguarda tutta la letteratura che non abbia fini didattici o espositivi -come saggi, manuali, ecc.- è d'evasione. ma "evasione" è comunque una parola da prendere con le pinze, perchè si tende a sottovalutare troppo l'arricchimento morale o intellettuale, i valori, che anche questo tipo di libri può regalare. in fondo, tutti noi possiamo affermare di avere imparato qualcosa dal nostro romanzo preferito. :D in italia il fantasy è un genere di nicchia, ma non solo quello. è tutta la letteratura che è di nicchia. van più di moda i libi dei politici e quelli dei calciatori-barzellettieri, o i romanzi tratti dalle fiction, il resto fa da contorno. la realtà è che in italia meno di pochissimi leggono qualcosa che non sia una rivista di gossip o un quotidiano sportivo. suppongo sia per questo motivo che allegano libri ed enciclopedie alle riviste: per far sapere ai clienti abituali che esistono altre categorie di testi scritti per essere letti, non solo per fare mole sulle librerie per sfoggiare una parvenza di cultura tutta da dimostrare. <img src=:">

» postato da ringstorm alle 17:57 del 12-11-2009

29 È quello che dici tu, ma non solo... con percezione del mercato non intendevo solo il considerare il fantasy come qualcosa di minore, o d'evasione (termine che trovo anche io discutibile), ma anche una più generale considerazione sul rapporto vendite e qualità percepita del prodotto, vendite e qualità del consumatore e di come questo si rifletta sulle scelte editoriali. Provo a spiegarmi meglio, facevo il paragone con il Canada perché a differenza di quello statunitese è un mercato più piccolo e simile al nostro (anche se in realtà bisonga tenere conto che case come la Bantam vendono su più mercati al contempo). Il punto è che qui c'è una rappresentanza di moltissimi autori e stili che non necessariamente vendono tanto quanto un Paolini, ma gli editori non si focalizzano solo sul prodotto che vende molto e quindi alla fine ogni genere o gusto risulta rappresentato. In Italia invece c'è una focalizzazione molto specifica di target e genere. Il mio sospetto è che a volte gli editori, soprattutto i più grossi, facciano l'errata proporzione prodotto che vende molto sta a prodotto che piace molto come prodotto che vende poco sta a prodotto che piace poco, questa è un'equazione molto pericolosa perché se sul breve periodo i dati possono dargli ragione, sul lungo periodo ammazzano una vasta schiera di lettori che non si sentono rappresentati (oltre che, dettaglio non da trascurare, la qualità del genere letterario...). Tornando quindi al Canada mi chiedo, perché ci sono 17 scaffali di scifi e fantasy (di cui Erikson in fondo occupa uno spazietto misero rispetto a un brooks o a un Jordan) e in italia solo un paio, nonstante il mercato sia numericamente non così dissimile? La risposta che mi do è che mentre gli editori stranieri hanno capito che va premiata la differenziazione, i nostrani forse non se ne rendono conto (magari sbaglio eh?) e puntano tutto su determinati pacchetti vincenti focalizzando quindi il mercato. Se così non fosse non riuscirei a spiegarmi molti fattori del panorama italiano, tra cui la crescita (fantasy) che stanno avendo molte realtà come la flaccovio, la curcio, o la asengard che stanno appunto uscendo da quegli schemi di cui parlavo sopra. E il fatto che sempre più spesso si leggano in rete pareri distruttivi su romanzi che in fondo, in un mercato ben differenziato sarebbero persino più apprezzati perché non vituperixzzati da chi non s sente rappresentato.

» postato da Stefanoventa alle 18:59 del 12-11-2009

30 «Tornando quindi al Canada mi chiedo, perché ci sono 17 scaffali di scifi e fantasy (di cui Erikson in fondo occupa uno spazietto misero rispetto a un brooks o a un Jordan) e in italia solo un paio, nonstante il mercato sia numericamente non così dissimile? » un paio di scaffali fantasy? ehm, dove abiti che mi trasferisco dalle tue parti? <img src=:"> alla feltrinelli e alla rizzoli di salerno -le uniche librerie fino a napoli :evil: - lo scaffale del fantasy è solo uno, e pure diviso con i fumetti e i romanzi in lingua madre! cosa oltremodo vergognosa: la fantascienza è completamente assente dagli scaffali! se un cliente dovesse convincersi che gli unici generi esistenti sono quelli esposti, la fantascienza non esisterebbe affatto! :shock: 3 dico 3 scaffali e anche più, invece sono zeppi di libri di satira politica e robaccia simile... « La risposta che mi do è che mentre gli editori stranieri hanno capito che va premiata la differenziazione, i nostrani forse non se ne rendono conto (magari sbaglio eh?) e puntano tutto su determinati pacchetti vincenti focalizzando quindi il mercato. » concorquoto! :D ma, c'è anche da considerare che evidentemente nei paesi anglofoni c'è più richiesta di questi generi, e c'è anche più produzione. laggiù fantasy e fantascienza sono radicate nella loro cultura, noi siamo ancora portati a concepirli come 'esotismi letterai'; il fantasy non ha mai fatto parte della nostra produzione letteraria. quindi, è anche una questione culturale. per questo motivo, unito al fatto che la produzione di questi generi è maggiore all'estero, risulta più difficoltoso o rischioso per un editore puntare su questi libri. in molti casi ho addirittura letto che acquisire i diritti d'autore di certe opere fy e sf è talmente difficile o costoso da scoraggiare gli editori. :( considerando la media dei guadagni degli scrittori e degli editori negli USA, ci credo eccome. penso che l'unico modo di legittimare questi generi nella nostra società sia una massiccia opera 'educativa' e informativa, e il desiderio di rischiare da parte delle case editrici. c'è anche da dire che in generale le case editrici hanno vita breve in italia, perchè difficilmente le grandissime case concedono sufficiente spazio vitale alle piccole, che si ritrovano a contendersi le briciole. :(

» postato da ringstorm alle 11:27 del 13-11-2009

31 « un paio di scaffali fantasy? ehm, dove abiti che mi trasferisco dalle tue parti? <img src=:"> » alla feltrinelli di padova ci sono un paio di scaffali di fantasy e scifi (non due scaffali solo di fantasy... magari...) anche se ultimamente sono stati invasi dai vampiri « ma, c'è anche da considerare che evidentemente nei paesi anglofoni c'è più richiesta di questi generi, e c'è anche più produzione. laggiù fantasy e fantascienza sono radicate nella loro cultura, noi siamo ancora portati a concepirli come 'esotismi letterai'; il fantasy non ha mai fatto parte della nostra produzione letteraria. quindi, è anche una questione culturale. per questo motivo, unito al fatto che la produzione di questi generi è maggiore all'estero, risulta più difficoltoso o rischioso per un editore puntare su questi libri. in molti casi ho addirittura letto che acquisire i diritti d'autore di certe opere fy e sf è talmente difficile o costoso da scoraggiare gli editori. :( considerando la media dei guadagni degli scrittori e degli editori negli USA, ci credo eccome.» premesso che concordo sia sul discorso culturale, sia sul discoso rischio e difficoltà (e aggiungerei ancora una certa esterofilia del lettore medio) ogni tanto però devo ammettere che ho l'impressione che questa visione del fantasy in italia stia diventando più un preconcetto che altro, qualcosa che sta lentamente svanendo ma a cui molti si aggrappano ancora magari anche per le scelte editoriali: per esempio guardiamo al successo che hanno avuto la Flaccovio e la Curcio e alla crescita della Asengard, cosa sarebbero stati i libri che hano pubblicato magari in mano a una mondadori con distribuzione mondadori/feltrinelli? Sicuri che non ci sia davvero margine per pubblicare opere diverse dal cliché: giovane autore autrice prodigio con fantasy semplice e scorrevole? Ovviamente potrei sbagliarmi, non sono l'editore, non conosco bene il mercato, non ho idea reale delle cifre, eppure covo il sospetto che la formuletta andasse bene, ma solo fino a qualche anno fa, ora dovrebbero puntare sulla varietà, altrimenti davvero faccio fatica a capire perché così tanti editori piccoli medi stanno avendo successo.

» postato da Stefanoventa alle 18:50 del 13-11-2009

32 Se qualcuno ripassa da queste parti, due anni dopo che si sono calmate le acque, mi permetto di proporre le mie riflessioni in merito alla proposta di Gianfranco Viviani: provare a rileggere le vecchie glorie (Elric, in questo caso) e vedere se sono ancora all'altezza. Se avete un quarto d'ora da spendere sul mio blog l'articolo (diviso in due parti) inizia qui http://mondifantastici.blogspot.com/2011/05/elric-nel-ventunesimo-secolo-1.html e finisce qui: http://mondifantastici.blogspot.com/2011/05/elric-nel-ventunesimo-secolo-2.html Grazie per l'eventuale interessamento! :wink:

» postato da Rakanius alle 18:27 del 16-05-2011

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