Il porto degli spiriti

John Ajvide Lindqvist , Il porto degli spiriti (Människohamn, 2008) - HORROR - Marsilio - Farfalle - 2010 - traduttore: Giorgio Puleo - pagine 480 - prezzo 19,00 euro - giudizio: ottimo

 “…E vide come tutto, proprio tutto quello che viveva, che fosse verde o giallo o rosso… tutto era soltanto acqua.”

 

Sull’isola di Domaro è una luminosa e gelida giornata d’inverno, di quelle in cui il riflesso del sole sulla neve fa male agli occhi.

Anders, la moglie Cecilia e la loro figlia di sei anni, Maja, sono in vacanza e si avviano sul mare ghiacciato alla volta del vecchio faro di Gavasten, ormai disabitato.

Non c’è nessuno attorno, nessun pericolo apparente, ma all’improvviso Maja scompare e ogni ricerca è inutile: la bambina sembra svanita nel nulla e non sarà più ritrovata.

 

Due anni dopo Anders torna sull’isola, alcolizzato e solo. La moglie lo ha lasciato, non così il pensiero straziante della figlia perduta e i ricordi ossessivi del passato.

Fra le mura della vecchia casa di famiglia, dove tutto è rimasto immutato dal terribile giorno della scomparsa, i giocattoli di Maja, i frammenti di memoria e l’alcool aprono la strada alla consapevolezza di come qualcosa stia cercando di mettersi in contatto con lui, forse un’entità infantile che è ancora lì, intrappolata fra i ghiacci e il mare di quell’isola piena di segreti.

 

Tuffarsi in mare la notte porta sempre un brivido iniziale di paura, come se, scomparso l’azzurro illusorio del giorno, le profondità marine avessero la capacità di affiorare con tutta la loro oscurità.

La stessa sensazione si avverte leggendo questo libro: dalle prime pagine i parametri si spostano e l’atavico orrore dell’immensamente grande spazza via ogni convinzione antropocentrica, rendendo consapevole l’uomo di essere immensamente piccolo.

 

La forza insondabile del mare — e dell’elemento acqua in generale - è protagonista dominante del romanzo Il Porto degli Spiriti di John A. Lindqvist: un archetipo primordiale e mai domato, che assume i tratti di un mostro lovecraftiano.

 

Quello che colpisce in questo libro è l’equilibrio tra naturale e sovrannaturale: le cose di tutti i giorni, i pescatori e i biscotti fatti in casa stanno accanto senza conflitti a un buco nel ghiaccio scavato con la forza della mente, a un Tramite magico dell’Acqua — larva repellente e viscida — che compare un giorno all’improvviso tra le mani di uno dei protagonisti.

 

Magia e quotidiano sembrano la normalità in queste terre ai confini del mondo, ma l’incantesimo vero è quello fatto dall’autore, capace di miscelarli con la stessa straziante gentilezza presente nell’insuperabile Lasciami Entrare.

 

Tra flashback e annotazioni da diario, Lindqvist disegna pian piano un puzzle di perline simili a quelle tanto amate dalla piccola Maja, ma non altrettanto colorate e spesso tinte di nero:  il cadavere intatto di una donna scomparsa da anni, case che prendono fuoco nella notte, amiche d’infanzia che si trasformano in mostri, ma soprattutto strani richiami sempre collegati al mare.

Cosa ha risvegliato l’antico dio insensibile e cosa gli ha fatto puntare gli occhi disumani sulla piccola comunità di Domaro? Alle divinità piace l’adorazione e il sacrificio, a volte se ne dimenticano ma prima o poi il desiderio ritorna. E allora niente e nessuno è al sicuro, le porte più nascoste si aprono, in un senso e nell’altro.

 

Definire horror i romanzi di Lindqvist è limitante: si tratta di affreschi discreti e sinistri, di saghe familiari e di affetti che durano una vita. In questo caso, il cuore della storia batte sul ritmo di qualcosa che si ama, che si perde e che si vuole ritrovare a ogni costo: una figlia.

 

 Non a caso l’autore è stato definito lo Stephen King svedese: leggendo Il Porto degli Spiriti vengono in mente Duma Key e Mucchio d’Ossa, ma anche gli dei che infestano le scure profondità di Innsmouth.

Forse anche Lindqvist ha fatto sua la lezione di Matheson, ispiratore di tanta letteratura di paura, circa il potere spaventoso dell’assenza: il mostro non si vede nella sua essenza vera, si percepisce, si annusa, si beve; in questo forse sta la possibile salvezza dalla follia.

L’unica speranza per coloro che, come i protagonisti, sono solo piccoli puntini arrivati fortunosamente a terra, è che le altre divinità li proteggano dal mare.

 

Autore: Cristina Donati - Data: 5 luglio 2010

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Commenti

1 Interessante questo tomo! :D

» postato da un muspeling alle 09:07 del 05-07-2010

2 è da quando è uscito che lo voglio, purtroppo mi sono ripromessa di non comprare libri per tutta l'estate :( oggi però un giretto alla libreria del paesello lo faccio, e se molto improbabilmente ne trovassi una copia... sarebbe un segno del destino...

» postato da Agar Cioccolato alle 11:44 del 05-07-2010

3 «oggi però un giretto alla libreria del paesello lo faccio, e se molto improbabilmente ne trovassi una copia... sarebbe un segno del destino...» <img src=:">

» postato da Negróre alle 12:08 del 05-07-2010

4 ««oggi però un giretto alla libreria del paesello lo faccio, e se molto improbabilmente ne trovassi una copia... sarebbe un segno del destino...» <img src=:">» e destino fu <img src=:"> Dopo un quarto d'ora di rovistamento e con le speranze ormai esaurite, eccolo spuntare su un ripiano ad altezza pavimento in mezzo a libri drammatici, di vampiri, roba sul graal e autori mainstream italiani vari. Un'unica copia sola soletta. MIA!

» postato da Agar Cioccolato alle 12:14 del 08-07-2010

5 Lo prenderò di sicuro.

» postato da Otsu-san alle 11:43 del 20-07-2010

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