Il male che non si vede
La forza principale di Francis Brett Young in questo romanzo non risiede nel mostrare il mostro, ma nel farne percepire la presenza attraverso i sensi dei protagonisti. La storia segue Ronald e Evelyn Wake, una coppia che si ritrova bloccata nel "Black Country" inglese e accetta l'ospitalità del misterioso Mr. Furnival a Cold Harbour.
Davanti non abbiamo un prodotto gotico classico pieno di fantasmi urlanti, qui l'orrore è sottile, soffocante e domestico. Qua a fare la differenza è la sensazione di essere osservati, la malignità di un padrone di casa troppo colto e manipolatore, e la storia sinistra di una terra che sembra rifiutare la vita.
Il male che è ovunque
Cold Harbour non è solo una casa; è un cumulo di stratificazioni storiche malvagie, dalle torture romane alle streghe del Medioevo. La terra stessa è "stanca" e corrotta.
Il personaggio di Humphrey Furnival è affascinante e ripugnante al tempo stesso. Rappresenta l'archetipo del cattivo intellettuale che usa la suggestione e la forza di volontà per tormentare chi lo circonda.
Il libro gioca costantemente sul dubbio. Quello che accade è frutto di forze demoniache o della follia indotta da un abile manipolatore?
In conclusione
Cold Harbour è un'opera di un'eleganza rara. Brett Young dimostra che il vero orrore non ha bisogno di catene che tintinnano, ma basta un’ombra fuori posto o una conversazione troppo educata in una stanza troppo fredda. È un libro che ti lascia addosso un senso di inquietudine difficile da scuotere, proprio perché "invisibile".
















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