Torniamo a parlare dell’annuale antologia che contiene i racconti premiati nei concorsi letterari organizzati da RiLL. Quest'anno ha il titolo di Urbs Sanguinume e vi troviamo i racconti premiati dal 31esimo Trofeo RiLL e da SFIDA 2025, nonché come di consueto la sezione speciale con i racconti vincitori di quattro concorsi letterari esteri con cui il Trofeo RiLL è gemellato (il premio Visiones, Spagna; il premio Ataegina, Portogallo; la NOVA Short Story Competition, Sud Africa; la Horror Short Story Competition, Australia).
Questa volta ho deciso di affrontare la lettura e la recensione dei racconti in maniera diversa dal solito: una maniera un po' "a flusso di coscienza", appuntandomi di getto dopo ogni lettura delle parole chiave, delle impressioni, delle sensazioni, che il racconto di volta in volta mi suggeriva.
L'inizio a dire il vero è stato più pesante del solito. Nello specifico, i due racconti di apertura della raccolta, Urbs Sanguinum e Quando venne la pioggia, sono a mio modo di vedere i meno interessanti, per non dire che non mi sono piaciuti affatto.
Urbs Sanguinum, che dà il nome a tutta la raccolta, di Emanuele Arciprete, è stata una delusione totale. Ambientato nella Napoli più o meno sotterranea, ha la stoffa per poter essere qualcosa di veramente bello… ma che si riduce a uno sfoggio di dialetto che forse deve dare ambientazione, ma estranea soltanto la lettura, ed esibisce una trama che si rileva abbastanza insipida. Ovviamente, come si può intuire dalla cover della raccolta, parla di vampiri, vampiri a Napoli… ma nulla di più. L'idea di per sé interessante sfuma così.
Quando venne la pioggia, subito dopo, di Andrea Porcu, risulta un post-apocalittico senza lode e senza infamia, che lascia la sensazione di qualcosa di già letto, e di non sviluppato fino in fondo.
A questo punto mi sentivo un po' demotivata, ma sono andata avanti nella lettura.
E ho fatto bene.
Benissimo.
La seconda regola, di Marta Bonaventura, è stata una piacevole ripresa. Ritmo serrato, personaggi ben sviluppati pur nei limiti ristretti del racconto. L'ambiente di una RSA un po' particolare. Forse è anche questo che mi ha colpito, visto il mio lavoro in ambito medico-sanitario. Ma in ogni caso, questo racconto dalle tinte horror alla IT è ben costruito in ogni sua parte.
La Donna Cervo di Giorgio Smojver è una bella storia mitologica. Anch'essa non del tutto originale (ne leggiamo a bizzeffe ormai di storie che esaltano il divino nella natura, e in particolare il divino femminile), combina un buon ritmo di scrittura con una trama accattivante.
I violini d'autunno, di Mauro Bennici: un altro post-apocalittico, sul rischio che porta con sé la digitalizzazione delle nostre vite, a cui volenti e nolenti siamo sempre più portati. Chi vive ormai senza cellulari? Senza le loro foto, i loro remind… ma cosa resta nella memoria quando essa non viene più stimolata?
L'assioma di Prometeo (di Antonio Garber, dalla Spagna) è un racconto molto ben costruito, che affronta il problema della fonti di informazione (che rappresenta potere e insieme pericolo, se mal usata), della follia complottista e dell'ignoranza che spesso governano i social, della realtà contro la finzione… il tutto condito con una buona spiegazione fisica che permette al lettore la necessaria "sospensione dell'incredulità".
Tutto va ricominciato (di Wayne Hotu, dall'Australia) racconta di un loop infinito come prigione. Ho apprezzato la caratterizzazione del protagonista, il povero Timoti, che con il suo inalatore ricorda un po' il protagonista dei Goonies, e il pacing chiaro e diretto.
Lo strano caso di Mister Rayleigh (di Ana Rita Garcia, dal Portogallo) affronta il tema dei viaggi del tempo. Carino, ma al tempo stesso pare mancare di un vero e proprio finale, e risulta un po' fastidioso lo stile del narratore che spesso parla direttamente al lettore, risultando estraniante nello scorrere della storia.
L'ultimo a uscire spenga la luce (di Philip Machanick, dal SudAfrica) parte come il solito post-apocalittico… o forse pre-apocalittico… ma il finale è assolutamente strepitoso, e non intendo rovinarlo con spoiler.
Il colore del Cielo, di Antonella Mecenero, è una storia di libertà, del valore dei sogni e delle storie, ma il finale lascia un po' di amaro in bocca, anche se forse ciò è voluto dall'autrice. Potrebbe essere un buon punto di inizio per una storia distopica di più ampio respiro.
Anche Cantando sotto la pioggia, di Francesco Pone, parla di libertà, della contrapposizione mente/corpo, allerta sul pericolo dell'IA in un mondo post-apocalittico in cui la vita di un bambino non è una risorsa ma un peso. E punta il dito sul valore delle scelte di una madre.
Tornando a casa, di Marta Bonaventura, di nuovo mette a confronto realtà e fantasia, ispirandosi a storie che parlano di altre dimensioni, dal classico Il mago di Oz fino a realtà più moderne come Rayearth e Overlord. Il dramma infatti non è tanto vivere una straordinaria avventura ed essere gli eroi di un mondo lontano, ma dover tornare alla normalità…
Ed ecco, alla fine, queste mie impressioni. Una bella raccolta, superato lo scoglio dei primi due racconti, che coniuga fantasy, fantascienza e paranormal, anche se ormai temi sci-fi come IA sembrano farla da padroni nell'immaginario del fantastico. Una lettura piacevole per chi cerca delle brevi storie "al di là del reale".

















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