Il Segreto dell'Alchimista

Antonia Romagnoli, Il Segreto dell'Alchimista (2008) - FANTATHRILLER - L'Etą dell'Acquario - I Best Seller del Mistero - 2008 - pagine 604 - prezzo 24,00 euro - giudizio: ottimo

«Una catena di efferati omicidi sconvolge le Terre. Le vittime sono i maghi naturali, i pochi eletti in grado di utilizzare la magia in tutta la sua potenza. Mentre nelle regioni del Sud dilaga una misteriosa nebbia, che cela nelle sue profondità un segreto di distruzione e morte, Ester, insegnante di magia, e Nimeon, principe delle Colline, vengono investiti del Mandato che li condurrà a svelare una verità incredibile e inattesa. Accompagnati dal giovane matematico Van e da un gruppo di valorosi cavalieri, i due affronteranno la delicata indagine sulle tracce del temibile e astuto nemico, tra enigmi insoluti, incantesimi, intrighi e inquietanti scoperte.»

 

«Quale segreto lega Ester all’assassino e all’antica leggenda custodita dai Reali delle Colline? E cosa nascondono le nebbie incantate che lentamente invadono le Terre? Un’avventura al confine tra due mondi. La storia di una donna in lotta contro se stessa. Un fantasy che sfuma nelle tinte moderne del giallo.»

 

È un romanzo solido, quello di Antonia Romagnoli. Un esordio poderoso e molto ben calibrato, forse uno dei migliori fantasy italiani che ci sia capitato di leggere ultimamente (e sono tanti). Il Segreto dell’Alchimista ha in sé le qualità del fantasy, la forza del giallo e il vibrante sentimento di un romanzo rosa. Non è per niente facile gestire tutti questi elementi in un volume unico, spesso si può correre il rischio di scadere in un pastrocchio senza arte né parte, capace addirittura di infastidire il lettore. Questo tuttavia non accade col romanzo della Romagnoli. Anche se un’opera prima, di un’autrice relativamente giovane, sono pochissime le sbavature all’interno del testo e il volume si propone come un romanzo dal fascino unico.

 

Le Terre, il mondo fantasy in cui si svolge parte della storia, in concomitanza con il mondo reale (l’Italia e le città di Piacenza e Napoli a noi contemporanee), è un mondo dettagliatissimo: usi, costumi, leggende, modi di dire e di pensare. Vi si scorge uno studio che non è nato dal caso. Se non ci si sofferma sulla storia, e si guarda oltre, all’entroterra culturale che caratterizza questo romanzo, è evidente come l’autrice abbia messo una cura quasi maniacale nel dettaglio. Non è un mondo stinto, o privo di colore, o dipinto in modo affrettato e grossolano: ma un mondo con tutte le sue caratteristiche presentate al momento giusto, e tutte necessarie. Un mondo in cui si muovono personaggi (persone, verrebbe da dire) credibili, con un cuore e un’anima.

 

Su tutte spicca Ester — La Maga Naturale, L’Emissaria, La Magistra –, vero punto di forza e chiave di volta di un romanzo che non esisterebbe senza di lei. L’autrice instilla in questo personaggio una femminilità contrastata, grazie a un bagaglio culturale e a un passato davvero ingombranti (ancora una volta curati fin nel minimo dettaglio). Ed ecco che emerge un personaggio alla Jane Austen, una donna tormentata ma forte, capace e


L'autrice ingrandisci
colta, ma dilaniata dai tormenti di un’esistenza che la fanno sentire estranea a qualsiasi luogo, persona, o sentimento, possano mettersi sulla sua strada. Un personaggio d’altri tempi, forse. Un personaggio che, probabilmente, interesserà tutti coloro che cercano un fantasy adulto, con tematiche necessariamente adeguate a questa caratterizzazione. Ma il volume, Il Segreto dell’Alchimista, non si regge solo su Ester. Il parterre dei personaggi trabocca di personalità altrettanto finemente narrate.

 

Van, il matematico, dal futuro tanto importante quanto imprevedibile; Nimeon, principe e cavaliere tormentato, capace di far breccia nel cuore della Magistra ma solo a prezzo di 600 pagine piene di scontri e battaglie verbali tra i due; Dert anziano mago naturale straordinariamente simpatico, fuori dagli schemi, impertinente, imprevedibile e frizzante; e Lexon, giovanissimo fratello del principe Nimeon che vedrà mutare il proprio destino, passando da apprendista cavaliere a mago naturale. Infine, senza rivelarne il nome, “L’ammazzamaghi”.

 

La Romagnoli non perde spessore nemmeno in questo personaggio, nemmeno nel dover descrivere le efferatezze delle quali si macchia. Anzi, più si rivela brutale, atroce, crudo, più l’autrice pare rendere reale a chi legge il personaggio, vivo e vitale. Una nota violenta e cupa che Antonia Romagnoli gestisce con altrettanta precisione.

 

Ma veniamo anche ai lati negativi del testo. Sebbene il romanzo abbia due fronti d’azione — le Terre e il nostro mondo –, e sebbene questo permetta di variare scenari e situazioni, come anche modi di pensare e di agire, tenendo sempre desta l'attenzione del lettore, ci è parso che poco prima del salto verso la nostra realtà (e cioè l’Italia del nostro tempo) il romanzo ambientato nelle Terre rallentasse un po’ troppo il suo brio. 

 

Solo un paio di capitoli su 604 pagine, è vero, ma tuttavia, forse, sfoltire


La Magica Terra di Slupp di Antonia Romagnoli
certi scenari che procedono a rilento avrebbe permesso non solo di vivacizzare ancora di più il romanzo, ma di abbassare il prezzo di copertina che è senza dubbio il vero, grande problema di questo libro. Un romanzo che meriterebbe la pubblicazione in versione economica, senza ombra di dubbio, per il respiro della storia e dei suoi protagonisti, e perché si caratterizza come uno dei miglior fantasy italiani degli ultimi anni.

 

Piacevole, ancora, è l’incursione storica nel volume: il famoso alchimista Raimondo di Sangro, che assume qui un fascino particolare, che il romanzo non omette (grazie anche a una accurata ricostruzione storica di un personaggio poco noto, ma realmente esistito). Queste sono probabilmente la pagine più emozionanti, almeno per noi, del volume, assieme all’inattesa parte finale che si legge in un soffio. Splendida la Magistra, avvincente l’intreccio, tremendo “L’ammazzamaghi” e la “sua verità”. 

 

In definitiva, il romanzo di Antonia Romagnoli è uno dei più piacevoli volumi fantasy italiani di sempre. Un volume conlcusivo in se stesso, ma di cui attendiamo un seguito viste le potenzialità di questo romanzo. Un romanzo che sa fondere abilmente, senza timori, senza tentennamenti, come di rado accade, epicità, contaminazione fra generi diversi, e mondo moderno.

 

E se dovessimo riassumere in una frase questa recensione, il succo del discorso sarebbe: Antonia Romagnoli scrive dannatamente bene!

Autore: Luca Azzolini - Data: 6 luglio 2008

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Commenti

1 Luca, per sbaglio hai scritto Austin al posto di Austen ^^! Concordo con la recensione, sulla mole di pagine ma anche sulla cura del dettaglio che rende piacevole la lettura. E' vero, il prezzo di copertina è un handicap non indifferente, ma dopo la lettura ho pensato "ne è valsa davvero la pena". Meglio di altre scempiaggini a 16 euro, no?^^

» postato da LucaCP alle 21:58 del 07-07-2008

2 «Luca, per sbaglio hai scritto Austin al posto di Austen ^^! Concordo con la recensione, sulla mole di pagine ma anche sulla cura del dettaglio che rende piacevole la lettura. E' vero, il prezzo di copertina è un handicap non indifferente, ma dopo la lettura ho pensato "ne è valsa davvero la pena". Meglio di altre scempiaggini a 16 euro, no?^^» Grazie, Luca! Capperi sto più rinco del previsto! Mi ci vuole una vacanza! :wink: Il libro poteva essere, a mio avviso, sveltito in qualche punto. Questo avrebbe permesso un prezzo di copertina relativamente più basso. Dico relativamente perchè, anche con un 30 o 40 pagine in meno, non penso si potessero fare miracoli in tal senso. Però, sì, la cura per il dettaglio ripaga ampiamente la spesa, sono d'accordo. Credo comunque che ci siano libri per ogni esigenza. A volte si apprezza il libro accurato e descrittivo, altre volte (almeno questo capita a me) non desidero altro che una lettura intrigante capace di portarmi lontano per un po'. Grazie ancora, Luca. :wink: Ciao, Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 22:40 del 07-07-2008

3 Grazie a Luca e a Luca per recensione e commento. Sul prezzo non aggiungo nulla, purtroppo è quello che è. In effetti la mole non è proprio quella del libro da spiaggia, ma può essere utile se si alza il vento per fermare i salviettoni. Riprendo qui lo spunto dato dall'articolo sull'orticello per ringraziare il mio editore: nel panorama che c'è, ha dato fiducia a un'esordiente, non più giovanissima, con un romanzo enorme. E a quanto pare, tutto questo va controcorrente...

» postato da anto73 alle 06:56 del 10-07-2008

4 Ma il prezzo continua a esser un problema! Uffa però, lo voglio comprare...

» postato da Aedo89 alle 21:35 del 12-07-2008

5 se quello che c'è scritto nella recensione è vero i 24 euro li spendo anche subito, sembra essere molto interessante questo libro, e si, dovrebbero fare la versione economica.

» postato da (nathalie roccaro) alle 18:37 del 10-09-2008

6 dimenticavo, Edwin di Wytryn sei un recensore davvero bravo, leggo con interesse ogni tua recensione

» postato da (nathalie roccaro) alle 18:39 del 10-09-2008

7 Ciao a tutti! Premetto che non sono molto esperta di queste dinamiche editoriali, tuttavia a breve ho in programma un incontro con l'editore e proverò a parlarne con lui. Pubblicare un'edizione economica è un passo non facile, perchè significa arrivare a una ristampa e preventivare tirature più elevate: non ho la più pallidea idea della reale fattibilità dell'operazione. L'incontro, in realtà, riguarda l'uscita del secondo romanzo, su cui cominceremo a lavorare e che dovrebbe arrivare in libreria entro il 2009. Il prezzo del secondo volume dovrebbe essere più accessibile, visto che la mole è molto inferiore alla prima. Mai più romanzi di dimensioni bibliche :oops:

» postato da anto73 alle 06:35 del 14-09-2008

8 «... l'uscita del secondo romanzo ... che dovrebbe arrivare in libreria entro il 2009.» :happy Evviva ! «la mole è molto inferiore» :( Io lo vorrei lungo, corposo e soprattutto duraturo... !

» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 14:09 del 14-09-2008

9 Anto, ben vengano romanzi di dimensioni bibliche che si fanno leggere tutto d'un fiato! Pensa che il tuo l'ho divorato in due giorni, mentre per un romanzetto come "Firmino" già so che impiegherò una settimana =P

» postato da LucaCP alle 19:00 del 14-09-2008

10 Dimensioni bibliche equivale a costo apocalittico... ho preso la non facile decisione di dividere il romanzo in due. Questo seguito è nato pochi giorni dopo aver terminato il primo e anche lui, come alchi, era in origine un pacco di oltre 800 cartelle. Con il primo, una divisione avrebbe penalizzato molto il testo, questo invece già nella stesura originale era diviso in due parti, ciascuna con un senso - abbastanza - compiuto. E' vero che un bel malloppone ha tutta una sua dignità (i libri che stanno in piedi da soli sono una manna negli scaffali :P), ma non me la sono sentita di riproporre un romanzo così grosso e fare riduzioni sul manoscritto mi sarebbe stato impossibile, perchè la trama che mi è uscita è piuttosto corposa. Per quanto riguarda i libri che si leggono a luuuuuungo, Luca, ho da finire Madame Bovary dalla quinta ginnasio!!!!!!!!!

» postato da anto73 alle 04:48 del 15-09-2008

11 La mia scelta, invece, Antonia, è quella di sbattermene di tutto ciò che riguarda la parte commerciale di quest'arte. Semplicemente, se non andrà bene - o mi verranno proposte riduzioni - tirerò dritto per la mia strada e lo darò in pasto ai lettori in altro modo (senza casa editrice). Se c'è una cosa che mi è chiara, è che per 2500 copie vendute (quand'è andata bene) non posso essere convinto a svilire l'opera che voglio far leggere ai "miei" lettori. E per fortuna che in passato è andata così (a parte, in parte, il primo romanzo... perché sono stato un po' preso in giro circa l'editing); altrimenti non me lo sarei perdonato. Ma, certo, ognuno fa le sue scelte. A me sta bene così, anche perché il romanzo che sto scrivendo potrebbe raggiungere le 800 pagine (e superarle, se continua così; vediamo se riesco a sfoltirlo in revisione, ma ho l'impressione che sia già piuttosto condensato). :? In ogni caso, per l'ennesima volta mi viene voglia di leggere il tuo romanzo (non avevo ancora letto questa recensione). Ecco, mi piacerebbe che tutti scrivessero romanzi di 200 pagine (tranne me!), così riuscirei a stare al passo con le letture... <img src=:">

» postato da Negróre alle 09:06 del 15-09-2008

12 La scelta che ho fatto non mi è stata imposta, ma è stata solo mia. Per il primo volume mi è dispiaciuto molto incontrare persone che avrebbero voluto leggere ma, a causa del prezzo elevato, non hanno potuto. Quando ho deciso di cercare editore non è stato facendo calcoli ma solo per il desiderio di condividere il mio mondo e il mio pensiero con altri, cosa che per tanti anni non ho provato a fare per tanti motivi. Se dividere il testo può servire a renderlo più accessibile lo faccio volentieri, anche perchè credo di detenere il record del fantasy italiano più caro sul mercato e non vorrei superare me stessa... sotto questo aspetto!!! Alchi, come dicevo prima, non ho mai acccettato di dividerlo, anche se tutto era contro di me (chi pubblica una sconosciuta con un testo del genere e senza chiedere soldi?), questo libro, invece, mi permetteva di farlo, spero, senza deludere chi ha apprezzato il primo. Non è che mi voglio vendere alle esigenze di mercato, ma evitare che i miei romanzi richiedano un mutuo... l'editore dal canto suo fa quel che può, ma non è certo un gigante e deve fare (lui sì) i suoi calcoli. E' comunque certo che non voglio arrivare a un romanzo monco solo per abbassare i costi, e quello che uscirà dovrà prima di tutto rispondere ai criteri di serietà con cui cerco di scrivere. Con cui, tutto intero, l'ho scritto. OOOOOOKKKKKK... tappo in bocca, casomai continuiamo la discussione altrove se no i moderatori mi cancellano!!!!

» postato da anto73 alle 10:18 del 15-09-2008

13 Ooops... Mi sa che mi sono spiegato male, Antonia. Non intendevo dire che ti stai vendendo o che ti sei venduta in passato. Stavo facendo una riflessione su come la vedo io: se il mio romanzo è un corpo unico e viene peggio (non importa se poco peggio) spezzato in due, be'... non lo spezzo e accetto le conseguenze. E questo proprio perché, in tutta sincerità, la quantità di lettori è talmente piccola in Italia (nella quasi totalità dei casi, in cui rientro) che preferisco seguire comunque la mia strada (questo non significa che non pensi a rendere l'opera godibile a un lettore tipo. Solo che il mio lettore tipo credo venga gratificato da un'opera che mi sia congeniale e, quindi, potenzialmente scritta meglio. Tutto qui.

» postato da Negróre alle 17:18 del 15-09-2008

14 E' bello trovare compagnucci di ambasce. :wink: No, scherzo, e' che sono alle prese con problemi identici, per il libro che sto scrivendo, un seguito del Dominio della Regola. Problemi di lunghezza, di tagli, di opportunita' . Che mi portano a considerazioni molto simili a quelle espresse da Negrore: per ragioni editoriali ho dovuto tagliare il primo romanzo piu' di quanto volessi e la cosa mi ha lasciato qualche rimpianto. Con questo e' abbastanza difficile: tanti personaggi, diverse storie. Per ora scrivo, in seguito vedro' che fare. Ma sono riluttante a tagliare di nuovo, piuttosto cerco di trattenermi un po' in sede compositiva.

» postato da dued alle 18:38 del 15-09-2008

15 @Negròre: ho capito quello che volevi dire, tranquillo! Nella mia risposta ho mescolato un po' della mia esperienza e quella di una cara amica, un'autrice che stimo moltissimo e che ha subito pesanti critiche proprio per tagli e divisioni. Quando si parla di queste scelte, non posso fare a meno di pensare al suo romanzo, che continuo a considerare, nonostante le politiche editoriali che lo hanno ridotto drasticamente, un vero e proprio gioiello. Con alchi sono stata fortunata: ho trovato un editore che ha creduto nel mio lavoro, mi ha proposto modifiche che ho condiviso appieno e che, soprattutto, non sono state invasive; ho lavorato con un'editor con cui mi sono sentita subito in sintonia e con la quale correggere le bozze è stato perfino divertente. L'unico "ma" è stato il prezzo: 24 euro sono veramente tanti. Adesso, col senno di poi, quando scrivo o elaboro trame cerco di contenermi anch'io, ma il secondo episodio era già lì, attaccato al primo come un gemello siamese... e di tutti e due mi sento una mamma gelosa. Proprio perchè sono affezionata a quello che ho scritto ho preferito pensare a una divisione, piuttosto che rischiare tagli all'interno del romanzo. Sono pur sempre un'esordiente alle prime armi e anche l'editore più pazzo del mondo non potrebbe mandar fuori un libro di 800 pagine col mio nome sopra. Dividerlo mi ha permesso di mantenere le idee originali intatte, senza eliminare spunti a cui tenevo. E' vero che i lettori sono pochi ma buoni, ed è vero che nel nostro piccolo instauriamo un rapporto di fiducia con loro. Forse proprio perchè scriviamo fantasy diventiamo "compagni di viaggio", nei mondi che creiamo con la penna e nella nostra avventura letteraria. Confido che comprendano questa mia scelta. Commento estemporaneo: certo però che stiam sempre a camminare sulle uova!!!! Mi sa che si fa meno fatica coi romanzi rosa!!!!!!!!!!!! :twisted:

» postato da anto73 alle 04:42 del 16-09-2008

16 Eh già, si cammina senza requie sulle uova... bisognerebbe imparare a levitare, si risolverebbero un mucchio di problemi... :roll: Durante la stesura della 'Trilogia di Lothar Basler', non mi sono mai posto il problema di ridurre quel che scrivevo in funzione della pubblicazione. Sapevo di complicarmi la vita ma lo scopo del mio scrivere era un altro, e ad esso rendevo conto semplicemente guardandomi allo specchio. La Trilogia è cominciata quando ha avuto bisogno di cominciare e si è conclusa quando ha deciso d'avere raccontato tutto quel che aveva da raccontare. In quanto autore ho avuto poco peso in questo, crederci o meno, e quello della pubblicazione era l'ultimo dei miei pensieri. Recentemente, al momento di lavorare all'editing del secondo volume ('Il Sangue della Terra', di prossima uscita), è saltato fuori che, col suo milione e mezzo di battute, il manoscritto era ben più ponderante del primo... Ora, 'La Lama del Dolore' supera le 700 pagine, ma è stata stampata con un font e un'interlinea piuttosto 'comodi', per gli standard. Quindi il margine c'era, tuttavia ci si è posti il problema dei tagli. Lascio immaginare l'angoscia dell'autore, che tutto vorrebbe vedere tranne che la propria opera tranciata da qualcun altro (tagli in fase di revisione, se supportati dalla certezza di migliorare l'opera, il suddetto autore ha molti meno problemi ad attuarli <img src=:"> ). Alla resa dei conti, per buona sorte, l'editor s'è resa conto del fatto che, pur stilata col mio stile a volte tutt'altro che sintetico, la storia necessitava di ognuno dei suoi passaggi, fortemente funzionali al suo sviluppo. Ho tirato un sospiro di sollievo ed ho approvato le altre soluzioni (fra cui asciugature del testo qua e là, che non vuol dire tagli) che, infine, porteranno ad un volume paragonabile a quello precedente (vi avevo spaventato, vero? :P ). Non sono d'accordo con te, Antonia, sul fatto che un esordiente (o semi-tale) non possa avere pubblicato un romanzo di 800 pagine. Se là dentro c'è quel che hai da raccontare, e se l'editore lo reputa valido, i conti (che ci sono eccome, qui parlate col re dei realisti, comprendo appieno i limiti che attanagliano chi non fa parte della cerchia dei pochissimi noti) può provare ad arrotondarli un po'... Oggi, conscio di tutte queste problematiche, non nego di provare a contenermi un tantinello di più di quanto facessi in passato. Ma senza mai oltrepassare quel confine che, so bene, tradirebbe il mio modo di raccontare le mie storie. Sarebbe una pessima idea, ha ragione Andrea. Perderei più di quel che finirei col conquistare.

» postato da LotharB alle 11:00 del 17-09-2008

17 Esatto, Marco. Asciugature, snellimenti, tutto ciò che va a vantaggio della scorrevolezza - senza togliere una delle tre dimensioni alla prosa dell'autore, appiattendola sul bidimensionale - è lecito e, anzi, è il grandissomo apporto che dà un buon editor a un romanzo. Se l'editor è proprio in gamba, nonché rapido di mente col poco tempo che ha di solito, a volte propone soluzioni alternative, che migliorano alcuni passaggi: lì sta all'autore rendersi conto che ha ragione abbracciando l'umiltà. Tagli alla trama, qualora tolgano, sono invece invasioni, come suggerisce implicitamente Antonia. Sempre che, ovviamente, l'autore non abbia proprio sbagliato. In quel caso è quasi sempre dimostrabile e l'umiltà dev'essere una qualità propria dello scrittore fin dall'infanzia, altrimenti sbatte contro la parete rocciosa di un ottomila, senza possibilità di uscirne indenne. <img src=:"> Credo d'aver capito di chi parli, Antonia. Anche il suo romanzo è nella mia green-list (quella della speranza di trovare un - altro - autore italiano che mi piaccia davvero). La green-list mi ha dato già delle soddisfazioni e la blue-list (quella delle piacevoli scoperte) si è allungata anche grazie a qualche italiano: Michele Giannone, Luca Tarenzi, Riccardo Coltri e Marco Davide su tutti. E siccome ho una particolare propensione per le scrittrici, non vedo l'ora di leggere il tuo romanzo e quello di una certa Francesca. Il problema è che non vedo l'ora, per l'appunto: dov'è, che il tempo sembra essermi scappato? :mrgreen:

» postato da Negróre alle 09:57 del 18-09-2008

18 Ho letto questo romanzo (lo recensisco nel mio blog perché qui ci ha già pensato il buon Luca Azzolini) e se mi permettete una raccomandazione, signori e signore, siate sintetici! risparmiate carta! salvate la natura! Lo so che mi ripeto sempre, ma anche per il Segreto dell'Alchimista ritengo che ci si poteva stringere parecchio dicendo le stesse cose. Comunque una bella storia complessa, gestita bene.

» postato da Rakanius alle 08:34 del 30-09-2008

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