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Torneranno i Goblin, al cinema

I Goblin di Philip Reeve
I Laika Studios (gli stessi che hanno realizzato il film di Coraline) hanno recentemente opzionato lo script di Goblins, tratto da un romanzo dell'autore e illustratore britannico Philip Reeve, conosciuto dal pubblico italiano per i romanzi Macchine Mortali (Mortal Engines), Freya della lande di ghiaccio (Predator's Gold) e Art Mumby e i pirati dell'eternave (Larklight).
Sarà un film in stop-motion 3D in cui Skarper, un giovane e furbo goblin, vive fra i suoi maleducati confratelli in un antico castello. Solo lui comprende che un antico male porterà ogni razza, mostruosa o mitica che sia, in un conflitto magico ed epico.
Da questa notizia non possiamo mancare di notare come la produzione inglese di fantastico sappia trarre nuova linfa creativa dalle proprie radici. Nella letteratura moderna in lingua inglese i goblin vennero evocati per la prima volta da Christina Rossetti, sorella del più famoso pittore preraffaellita Dante Gabriel, con il lungo componimento poetico The Goblin Market (Il mercato dei folletti, nella traduzione italiana).
In prosa questi esseri vennero portati alla ribalta per la prima volta da George MacDonald, il quale pubblicò — nel lontano 1872 — La principessa e i goblin (The Princess and the Goblin) seguito l'anno successivo da The Princess and Curdie. Secondo MacDonald i goblin sono esseri di cattive maniere che odiano la poesia.
Anche il prolifico e pluri-influente Lord Dunsany dedicò a queste creature una delle sue tantissime short stories: The Hoard of the Gibbelins (Il tesoro dei Gibbelins, nda), pubblicata nel 1912 nel suo primo Book of Wonder (Libro delle Meraviglie).
Da questa storia traiamo l'evocativo inizio, affinché ci accompagni nell'attesa della realizzazione del film:
The Gibbelins eat, as is well known, nothing less good than man. Their evil tower is joined to Terra Cognita, to the lands we know, by a bridge. Their hoard is beyond reason; avarice has no use for it; they have a separate cellar for emeralds and a separate cellar for sapphires; they have filled a hole with gold and dig it up when they need it. And the only use that is known for their ridiculous wealth is to attract to their larder a continual supply of food. In times of famine they have even been known to scatter rubies abroad, a little trail of them to some city of Man, and sure enough their larders would soon be full again.
(The Hoard of Gibbelins, Book of Wonder, Lord Dunsany 1912)
(I Gibbelins mangiano, come è ben noto, niente di meno buono che gli esseri umani. La loro malvagia torre è collegata a Terra Cognita, le regioni che noi conosciamo, da un ponte. Il loro tesoro va oltre ogni cognizione; l'avarizia non saprebbe che farsene: hanno una cantina a parte per gli smeraldi e una cantina separata per i zaffiri; hanno riempito una buca con oro e lo tirano fuori quando ne hanno bisogno. E' risaputo come in tempi di carestia abbiano sparso rubini in giro: una piccola traccia di gemme fino a qualche città degli Umani, e di come le loro dispense si siano presto riempite. — Traduzione personale)
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