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Nelle fauci della follia
Per raggiungere le Shivering Isles bisogna dirigersi a ovest di Bravil, dritti nelle acque di Niben Bay. È lì che compare il portale magico che conduce ai bizzarri domini di lord Sheogorath, il principe della follia. Un regno dell’assurdo tutto da scoprire che fa da cornice alla prima, sorprendente, vera espansione di The Elder Scrolls IV: Oblivion, pluripremiato gioco di ruolo campione di incassi firmato Bethesda Softworks, eletto miglior titolo per computer del 2006 agli Aias, gli Oscar dell’Academy of Interactive Arts & Sciences.
Shivering Isles è disponibile da oggi nei negozi italiani in versione Pc e introduce un’intera nuova avventura, comprensiva di molte sottotrame, parallela a quella principale. Mentre quest’ultima muove dalla ricerca di un’erede al trono vacante di Cyrodiil, minacciata dai demoni di Oblivion, nell’appendice ci si inventa campioni per lord Sheogorath, l’eccentrico signore del male che governa il piano più stravagante dell’inferno di Tamriel, il mondo fantasy di The Elder Scrolls. Qualcosa quantificabile in più o meno trenta ore di gioco, esplorando un territorio grande all’incirca un quarto quello presentato nel videogame originale.
Specialmente, però, Shivering Isles offre a Bethesda l’occasione per dare sfogo alla creatività. Un po’ sogno, un po’ incubo, come in una libera interpretazione gotico cavalleresca di Alice, il giocatore sperimenta un viaggio alla corte di meraviglie sempre più orribili e grottesche. Attori e scenografie surreali di una messinscena schizofrenica che fa della teatralità dell’eccesso il suo tema principale.
Le Shivering Isles sono letteralmente divise in due, come due diverse facce della stessa medaglia. Quella in luce è Mania, le terre a nord-ovest, disegnata coi colori vivaci di ossessioni barocche, immersa in psichedelici cieli pastello e costellata da funghi giganti. A sud-est si trova Dementia, tenebrosa rilettura medievaleggiante di visioni lovecraftiane. Entrambe sono espressione della bislacca personalità di Sheogorath: sadico, amante dei giochi di parole e incline agli sbalzi d’umore. Personaggio simbolo del cambio completo di registro rispetto all’epica classica di Oblivion, sostituita da humour e stranezze, che si sposano con una scrittura brillante simile, per certi versi, a una commedia dei Monty Python. Dove Bethesda prende in giro gli stilemi del genere e si prende in giro, col sorriso, divertendosi e divertendo.
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