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Guillermo del Toro riporta Pinocchio al cinema

Mentre continua il lavoro su The Hobbit il regista Guillermo del Toro è andato a cercarsi un'altro obiettivo molto impegnativo: realizzare in passo uno (stop-motion) la storia del celebre burattino Pinocchio.
La tecnica del passo uno consiste nel riprendere, in molte pose per ogni secondo di pellicola, gli oggetti dell'animazione: di solito marionette ma possono anche essere pupazzi di cera, silhouette di stoffa o di carta e altri materiali ancora. Con il rapido susseguirsi dei fotogrammi sullo schermo si dà l'illusione del movimento, né più né meno che in un film con attori in carne ed ossa.
Questa tecnica ha conservato un suo fascino nonostante l'esplosione della grafica al computer, ma è estremamente laboriosa. Il film, secondo il regista, potrebbe impiegare tre anni per essere realizzato. Guillermo del Toro ne sarà anche produttore, assieme alla Jim Henson Company, e Gris Grimly lo sta aiutando nella stesura di una sceneggiatura.
Il capolavoro di Carlo Collodi risale alla seconda metà dell'ottocento. Era una favola destinata più agli adulti che ai ragazzi, e venne accolta inizialmente con una certa freddezza per alcune situazioni diseducative, ma col tempo il suo successo è stato esplosivo: Pinocchio ha superato di prepotenza i confini italiani ed è diventato un classico, tanto da lasciare il segno nell'immaginario fantastico praticamente di tutto il mondo.
A quanto sembra nell'animazione di Guillermo del Toro il nostro burattino sarà piuttosto discolo e scanzonato, e la storia avrà dei toni più oscuri rispetto a quelli cui siamo abituati, anche se a ben vedere le situazioni dure e difficili nel libro originale non mancano, e neanche le monellerie del protagonista (ricordate la brutta fine del Grillo Parlante?).

Il libro illustrato di Gris Grimly
Il primo film su Pinocchio (in cartoni animati) era stato prodotto dalla Walt Disney nel 1940. Da allora il burattino è comparso in molti altri film (compresa la versione di Roberto Benigni), ed ha avuto anche l'occasione di essere un personaggio secondario nella serie di animazioni sull'orco Shrek.
Ci sarà parecchio da aspettare ma il risultato potrebbe essere piacevole per tutte le età: e al di là di certe caratteristiche da favola che potrebbero far storcere il naso a qualcuno, non può che far piacere vedere che un libro italiano è diventato un punto fermo del fantastico a livello mondiale. Non è più successo da allora (non a questi livelli, almeno), e sono passati appena centoventi anni e qualcosa...
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