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Un uomo piegato a metà


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Presentazione dell'autore: Trevisano, classe 1977. Inizia a leggere molto presto, sviluppando una predilezione per i romanzi di avventura e per Topolino.
Negli anni della scuola elementare comincia a scrivere storie che coinvolgono i suoi compagni di classe, dei quali "americanizza" i nomi, impegnati in imprese eroiche tipiche delle serie televisive degli anni 80.
La scoperta de "La Spada di Shannara" rappresenta il primo ingresso nel Fantasy vero e proprio, anestetizzato tuttavia da una passione viscerale e ricambiata per la musica indie-rock, che negli anni del liceo scientifico e dell'università (Scienze della comunicazione, a Trieste), gli prende anima e cuore.
Lo pseudonimo ALes nasce proprio in questo periodo, come firma di recensioni e articoli curati per alcune webzines. E resiste, passando attraverso una band e un'etichetta dicografica.
Ma la vita è piena di sorprese e di rientri spettacolari: il recentissimo incontro con Fantasy Magazine e con le fan-fictions dell'Hogwarts Game risveglia improvvisamente l'antico amore per la letteratura fantastica e per la scrittura.
Impegnato a leggere freneticamente tutto quello che ha trascurato finora, trova il tempo e il coraggio per riprendere in mano la penna dopo 20 anni (fortuna che c'è ancora inchiostro!) e dar vita ad alcuni racconti brevi e a un paio di capitoli custoditi nel classico cassetto, in attesa di scoprire a cosa serviranno.

La porta del bar si aprì lentamente: entrarono per primi alcuni fiocchi di neve, poi Gino Pistolato, da tutti detto "il mona".

— ‘Ggiorno

biascicò l'uomo, masticandosi le labbra.

— Chiudi la porta, mona! — gli urlò contro Odillo Pezzi, il maniscalco, seduto al solito tavolo con i compagni di carte.

Con movimenti impacciati e sghembi, il mona chiuse fuori dal locale i rumori della strada, lo scalpitare dei cavalli e le urla del venditore di caldarroste, e si girò a osservare i presenti.

— ‘Ggiorno

 disse ancora. Lo sguardo dritto, nonostante il corpo fosse spezzato, costretto in una innaturale posizione dalla schiena piegata ad angolo retto.

— Mona, vieni un po' qui — disse ancora il maniscalco — fai sentire agli amici cosa ti ho insegnato.

Il mona si avvicinò barcollando al tavolo dove sedevano il maniscalco e tre compaesani: Michele e Berto Giomo, che lavoravano alla cantina, e Livio Sandri, che aveva due campi di radicchio rosso.

— ‘Ccnzone?

— La canzone, sì! Muoviti, storpio!

— Una canzone? Sei anche un artista, mona?

chiese Michele, il più vecchio dei Giomo, dando di gomito al fratello seduto al suo fianco.

— ‘Rrtista... bravo

— E allora canta! Scimmia!

tuonò il maniscalco

— ‘Ssì

attaccò il mona

— ‘Niscalco ferra i c'vallini...

'n c'è nesciuno che si avviccini...

ap'parte un mona che n'n 'ndrietrregia...

e cavallo fa una s..curreggia

La sala esplose in una sonora risata, che coprì il balbettio stentato del cantante.

Il mona sorrise compiaciuto della reazione che la sua esibizione aveva destato. Gli piaceva essere parte di quel gruppo.

— bbravo 'rtista — disse, avvicinandosi al maniscalco — bbravo 'rtista

A quel punto il maniscalco avrebbe dovuto offrirgli il vino.

Il maniscalco era un suo amico.

— bbravo 'rtista

disse ancora, mettendogli una mano sul braccio.

— Non toccarmi!

urlò il maniscalco.

Il mona tolse la mano spaventato. Il braccio del maniscalco urtò la bottiglia di rosso posata sulla tavola e la mandò a terra, in pezzi.

— Brutto maiale!

Il maniscalco diede al mona uno spintone tanto forte da farlo ruzzolare a terra.

Il mona si contorse piagnucolando.

— Tirati su, specie di aborto!

urlò il maniscalco tirandogli un braccio.

Il mona si levò in piedi. Non gli piaceva più, quel suo amico.

Tentò di parlare, ma dalla bocca uscì uno sputacchio.

— Togliti di mezzo! Schifoso!

Il maniscalco lo spinse verso il fondo della sala.

Caracollando, il mona bestemmiò ad alta voce. Le parole stavolta furono chiare, uscirono senza inceppamenti, dirette.

— Questa è anche meglio della tua canzone!

rise ad alta voce l'oste, rivolgendosi al maniscalco.

— Bestemmi, scarto d'uomo? Bestemmi?

Il maniscalco, livido in volto, si avvicinò minaccioso al mona, seguito subito dall'oste.

— Calmati Odillo, calmati... è un poveraccio senza cervello. Hai bevuto troppo.

Il tentativo dell'oste non fece che aumentare la collera del maniscalco:

— Allora? Hai bestemmiato sì o no? Vedrai se non ti raddrizzo a forza di botte, storpio!

Altro gelo entrò nella stanza insieme ad altra neve.

— Lascialo stare!

La voce che arrivava dalla porta aveva un suono argentino.

Una bambina piccola.

— Lascialo stare, maniscalco!

Tutti si voltarono verso la figurina malvestita che stava dritta davanti alla porta spalancata. Non tremava, nonostante fosse coperta di miseri abitini, del tutto inadatti al gelo che aveva portato con sé.

Per qualche secondo regnò il silenzio.

— Oh ma in questo bar entrano proprio tutti

attaccò Sandri, verso l'oste che tratteneva il maniscalco per la camicia, la bocca spalancata per la sorpresa.

La bambina si fece avanti.

— Attento Odillo, ora ti fa secco!

Lo scherno di Berto Giomo non aveva effetto sulla bambina, che continuava ad avanzare mettendo un piedino avanti all'altro.

Di fronte al maniscalco sembrava un sacchetto di stracci.

— Lascialo... andare!

Il maniscalco diede una manata sulla schiena del mona, così forte da far pensare che gli avesse spezzato quel che restava della spina dorsale.

— E dove dovrebbe andare? Ora è il mio cantante, e ci faccio quello che mi pare.

Detto questo, si chinò verso la bambina ed emise un sonoro rutto, mostrando i denti anneriti dal tabacco.

Fu in quel momento che la bambina ruggì.

Non un urlo, non un verso da bambini. Un vero e proprio ruggito, un rumore talmente forte da far vibrare i vetri del locale e cancellare le risate degli uomini, il cozzare dei bicchieri, il piagnucolìo del mona. Un rumore da spaccarsi le orecchie per non sentirlo.

Sembrava che il cranio le fosse diventato enorme, una bocca di due metri incorniciata da due file di denti aguzzi montati su mascelle pronte a scattare.

Le teste degli uomini sibilavano come se fossero sul punto di esplodere.

E il mona che gridava:

— bbsta coscì... b'sta....

Ma nessuno poteva far altro che tenersi il capo attaccato al collo.

Fino a che la bambina non chiuse le labbra, in un sorriso candido.

O almeno questo è quello che racconta Odillo Pezzi, quando gli chiedono perché i suoi baffoni, un tempo neri come le penne di corvo siano canuti come un manto di neve.

 

La porta del bar si aprì lentamente: entrarono per primi alcuni fiocchi di neve, poi una bambina piccola uscì tenendo per mano un uomo piegato a metà.

Un mona, che chiamava papà.

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Autore: Alessandro Mattiuzzo - Data: 18 gennaio 2008

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Commenti

1 Con estremo piacere trovo il Mona tra i racconti. :D Il Prosecco-fantasy alla conquista della rete!

» postato da Misericordia alle 12:19 del 19-01-2008

2 Già... ;) Opportunamente editato grazie ai preziosi consigli del Mago Franz :D

» postato da Professor Lupin alle 12:22 del 19-01-2008

3 Rileggendolo ora, devo ammettere che sta facendo concorrenza spietata a Souvenir che rimane però il mio preferito, tutta colpa dell'invidia per il protagonista credo... Bravo ALes, facci più spesso di questi regali!! :D

» postato da Julia alle 13:53 del 19-01-2008

4 BRAVO Lupin!! Il tuo racconto è un colpo di stiletto ai soliti clichès, mostrando un horror sottilmente crudele e diretto. La paura non ha bisogno di ambientazioni stravaganti o descrizioni infinite. Basta evocarla. Dietro il "sorriso" della bambina, c'è tutto ^__^ Cris

» postato da Kinzica alle 14:02 del 19-01-2008

5 Rinnovo i complimenti per questo gioiellino e gli incoraggiamenti a non poltrire e a riaprire quei famosi cassetti :wink:

» postato da Tigana alle 22:17 del 19-01-2008

6 Mi associo all'Incantatrice qui sopra... ;)

» postato da CDuMbledore alle 19:44 del 20-01-2008

7 Grazie a Kinzica del bel commento :shock: :D E alle mie due amiche per l'incitamento che non mi fanno mancare :wink:

» postato da Professor Lupin alle 19:46 del 20-01-2008

8 Racconto magnifico. Solo una domanda. Come hai fatto ad ottenere del fantasy della marca trevigiana doc IGP da un innesto di Harry Potter su vitigno di Shannara?

» postato da uljanka alle 21:11 del 20-01-2008

9 «Racconto magnifico. Solo una domanda. Come hai fatto ad ottenere del fantasy della marca trevigiana doc IGP da un innesto di Harry Potter su vitigno di Shannara?» Of course! L'Eterea è Cabernet, e il Platano Picchiatore è Malbech. Ho fatto un vinaggio :P

» postato da Professor Lupin alle 16:28 del 22-01-2008

10 Storia interessante e gratificante... per tutti coloro che non possono difendersi! Bravo!

» postato da Yenvel alle 11:44 del 07-04-2008

11 «Storia interessante e gratificante... per tutti coloro che non possono difendersi! Bravo!» grazie mille per la lettura e il commento :)

» postato da Professor Lupin alle 19:29 del 08-04-2008

12 Personalmente non ho trovato la trama particolarmente originale. Non male invece lo stile e buona caratterizzazione dei due personaggi principali, cosa non sempre facile in un racconto breve.

» postato da Okamis alle 17:19 del 15-04-2008

13 grazie anche a te per la lettura e il commento :)

» postato da Professor Lupin alle 11:08 del 16-04-2008

14 Stile accettabile, da classico racconto "locale" che ricerca sfumature vagamente dialettali pur senza estraniarsi il pubblico generale. Privo di ricercatezze e di dettagli descrittivi, riesce però a rendere "visibili" i personaggi pur nella sua semplicità. Trama però piuttosto scadente, secondo il mio punto di vista.

» postato da (Lun-Sei Sleidee) alle 10:51 del 23-05-2008

15 Io lo trovato molto bello e scorrevole. Interessante nella sua semplicità.

» postato da 3evil90 alle 19:48 del 11-09-2008

16 Mi avvedo solo ora dei due commenti ricevuti. Grazie a entrambi per aver letto e commentato. :)

» postato da Professor Lupin alle 14:52 del 15-09-2008

17 Davvero un bel racconto. Era da tanto che volevo lasciarti un commento. Ci credi che ho visto tutto? Il bar, la neve, i pezzi di vetro della bottiglia, la bambina e le due file di denti aguzzi 8) Prendersi una sana rivincita sulla crudeltà della gente stupida fa sempre molto bene. Grazie.

» postato da Sashan alle 22:01 del 09-01-2009

18 Grazie a te per la lettura e il commento! :D

» postato da Professor Lupin alle 01:34 del 10-01-2009

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