Moony Witcher
Moony Witcher
Un pettegolo soffio di vento mi ha riferito che Morga esiste veramente. Chi è? Come l'hai conosciuta e perché hai pensato che fosse adatta a diventare la protagonista del tuo libro?

Ho conosciuto Morga un paio di anni fa, in Grecia, durante una vacanza.  Appena l’ho vista in mezzo a tante altre persone, mi ha colpita. Tutti eravamo in costume da bagno e stavamo sotto il sole, nuotavamo. Lei, invece, se ne stava sola sotto l’ombrellone o seduta ai tavolini del bar a leggere un grosso libro di genere fantasy-horror. Era vestita in modo stravagante: sempre in nero, maniche lunghe e stivali anfibi. C’erano trentacinque gradi e lei sembrava fregarsene dell’afa. Aveva la pelle bianchissima, capelli neri come la pece e occhi blu come il mare. Le lentiggini tempestavano il suo volto sempre imbronciato. Durante una gita all’isola di Zante ci siamo trovate sedute vicine nella barca. Abbiamo iniziato a parlare e, a quel punto, scoprii che era irlandese, che odiava l’estate, non sopportava stare sotto il sole e soprattutto era molto arrabbiata perché quella vacanza proprio non la voleva fare. Lei voleva solo leggere, leggere quel mostruoso libro di oltre mille pagine che teneva fra le mani. Non so cosa sia scattato dentro di me, ma conoscere Morga mi ha suscitato un senso di inadeguatezza. Lei, dodici anni, magra come un grissino, aveva ben altre cose da fare che occuparsi delle vacanze, lei aveva pensieri diversi. Desideri diversi. E così la mia mente ha iniziato a macinare idee. Così è nata la trama della saga.

Quanto spazio occupa l'elemento autobiografico nei tuoi libri? C'è un personaggio nel quale ti identifichi in Morga o un episodio tratto dalla tua vita reale?

In ogni mio personaggio c’è una parte di me. L’imperfezione, la diversità nel comportamento, le idee e soprattutto la tenacia. Ho messo in Morga ciò che appartiene anche al mio carattere. D’altra parte, penso che ogni scrittore metta una parte della propria vita dentro ai libri. I libri sono figli e cloni degli scrittori.

Morga è la protagonista del tuo libro, ma una corte di personaggi le gravita intorno: Fhar, Dakì, Pirossi... nonché Eremia, la severa e impassibile sciamana che ha cresciuto Morga e le ha insegnato a comandare la magia del vento. Raccontaci com'è nato questo personaggio.

Eremia è un’altra parte di me. Invecchiare è naturale e sento la necessità di  raccontare con un po’ di saggezza a chi è giovane i pericoli della vita, ma anche le sue bellezze. Eremia è la spina dorsale del racconto, è la colonna sulla quale poggiano gran parte dei valori e dei principi dell’umanità perduta. Naturalmente i Fhar rappresentano la parte oscura, avida e cinica degli uomini. E se ci guardiamo attorno, di Fhar ce ne sono parecchi.

La storia di Morga si svolge su Emiòs, un pianeta della Galassia Sperimea dove non esiste alcuna forma di amore. I governatori di questo mondo sono i Fhar, che ingannano e si servono senza scrupoli dei loro sudditi ripartiti in rigide categorie sociali. Come mai hai scelto uno scenario così fosco? Si tratta forse di una denuncia politica e moralistica riferita alla nostra società?

 

Sì. Sebbene io sia una persona ottimista, penso che il mondo che stiamo consegnando ai più piccoli sia in realtà un pianeta disastrato, inquinato, pieno di odio, di guerre, di ingiustizie. Ancora oggi muoiono di fame e di sete, di malattie e di stenti, milioni di bambini. Com'è possibile accettare tutto questo? Possibile che le ricchezze di pochi, tengano molti nella povertà più assoluta? Parliamo di accoglienza, di amicizia, di amore e poi guardiamo storto l’immigrato che arriva nel nostro Paese, dopo mille peripezie, per cercare un futuro migliore rispetto a quello che avrebbe avuto nella sua terra martoriata dalle guerre. E molti si lavano la coscienza adottando i bambini a distanza, facendo gare di solidarietà e cose simili, magari solo per seguire la moda dei salotti. Sono poche le persone sincere che lo fanno con vero trasporto. Insomma, c’è molta ipocrisia e poca verità. La parola “amore” sembra aver perso il significato reale, anzi, il significato divino: mi riferisco a Dante quando descrive coso sono l’amore e Dio. Io non sono credente, eppure ritengo che un sentimento così grande sia stato gettato nel più profondo baratro dell’animo umano. Eppure l’amore è una forza che riesce a cambiare la realtà. Chi è innamorato lo sa. L’amore cambia i pensieri, travolge, solleva, fa apparire la vita meravigliosa. Certo, c’è anche l’illusione dell’amore, c’è anche la fine dell’amore. Ma se pensassimo solo un attimo che tutti siamo capaci di amare, la vita sarebbe meno astiosa e il mondo meno cinico. Anche se l’amore per una persona finisce, non termina la capacità di essere consapevoli di provare questo sentimento. Siamo animali straordinari, capaci di compiere gesti universali, artistici, musicali, letterari, eppure sembrano sempre vincere l’avidità e l’egoismo. Siamo esseri creativi e malvagi. Dovremmo saper vivere con limpidezza e consapevolezza, ma forse questa è solo utopia. Emiòs è la Terra che avremo se non cambiamo.

Oltre a essere autrice di libri, sei anche giornalista di cronaca nera. A che età è sorta in te la voglia di scrivere, che per molti corrisponde a una  vera e propria “chiamata”? E quale percorso hai seguito per trasformare il tuo sogno in mestiere?

In realtà io non volevo fare la giornalista. Il mio sogno era proseguire la carriera universitaria dopo la laurea in filosofia. Il giornalismo mi è capitato per caso, ma il mestiere è stato talmente coinvolgente che ne sono rimasta travolta. Da oltre vent’anni scrivo fatti di cronaca nera e devo dire che mi ha aiutata molto anche per diventare scrittrice. Sebbene non c’entri assolutamente nulla la cronaca nera con il fantasy, posso confermare che la velocità e l’immediatezza della scrittura provengono dall’esperienza giornalistica. Ho iniziato a scrivere libri solo una decina di anni fa e anche questo è accaduto per caso, anzi, per amore. Ma questa è un’altra storia.