Uscita a metà marzo, la revisione de L’Acchiapparatti di Francesco Barbi ha confermato e consolidato il gradimento che il libro aveva avuto fin dalla prima uscita, nel 2008.

Su portali come anobii e sulle discussioni librarie sul nostro forum, i lettori palesano grande entusiasmo per la storia di Zac, Ghescik e il terribile Mietitore, apprezzata per lo stile e per l’originalità, sia da chi lo ha letto per la prima volta, sia da chi ha avuto tra le mani anche “L’Acchiapparatti di Tilos”, la prima edizione.

Abbiamo rivolto alcune domande al giovane scrittore pisano, interessati a scoprire le esigenze che possano averlo spinto a mettere in discussione un lavoro che aveva già suscitato recensioni entusiastiche e a riproporlo in una nuova edizione (stavolta pubblicata dalla Baldini e Castoldi Dalai), con scene inedite e nuovi approfondimenti.

Premesso che immagino sia stata una tua esigenza, se così non fosse, però … di chi è stata l’idea di realizzare questo “remake” de l’Acchiapparatti?

Be', intanto la possibilità di realizzare questo “remake” mi è stata data dalla Baldini Castoldi Dalai. Quando Cristina Lupoli Dalai mi ha telefonato per comunicarmi il suo interesse nei confronti del romanzo, sono stato davvero felice. E quando mi sono reso conto che il libro sarebbe stato pubblicato di nuovo e che quindi avrei avuto l'opportunità di tornare sul testo, non ho avuto dubbi. Avevo l'occasione per migliorarlo, potevo esaudire il desiderio (divenuto all'istante necessità) di rimaneggiare il libro: ho subito avvisato in casa editrice che prima di consegnare le bozze ci avrei lavorato parecchio. Dal canto loro, non c'era alcun problema; mi hanno dato carta bianca... Non credevo però avrei modificato il testo così tanto da poter dire di averlo riscritto completamente.

Qual è stata la necessità che ti ha spinto a rimettere mano al testo e alla storia… cosa mancava secondo te nella prima stesura… cosa non si capiva, cosa non avevi saputo “rendere” come poi invece pensi di aver fatto?

Ciò che mi ha portato, e direi quasi obbligato, a rimettere mano al testo sono state la personale maturazione in fatto di scrittura (gli ultimi due anni e mezzo sono stati molto intensi da questo punto di vista) e la riflessione sul libro, stimolata anche dai commenti dei lettori. Nella prima stesura mancava forse un po' di mestiere ed erano presenti diverse ingenuità a livello stilistico. Ho poi potuto inserire alcuni episodi per la chiarezza e l'equilibrio generale del testo, ho lavorato sulla verosimiglianza e l'evoluzione dei personaggi, così come su alcuni passaggi cruciali della trama.

Se ci sono, quali sono state le fonti di ispirazione (letterarie e non) che ti hanno aiutato?

 

Principalmente discussioni, chiacchierate e scambi di e-mail con amici, conoscenti, professionisti nel campo (come gli editor della BCDalai) e non, che hanno letto il libro. In particolare ho discusso in rete con i lettori, ho aperto un topic su aNobii dove ho chiesto pareri, suggerimenti, consigli e opinioni... Ho fatto anche qualche piccolo sondaggio.

Quali sono le principali differenze tra le due elaborazioni?

Gli interventi più corposi riguardano forma linguistica e stile. Ho sfoltito parecchio: intercalari inutili, egli/ella e termini desueti, aggettivi e soprattutto avverbi superflui, fastidiosi interventi-commenti del narratore. Ho lavorato molto sulla punteggiatura. Ho poi alleggerito alcune descrizioni, ho cercato di rendere più scorrevoli i dialoghi e ho dotato di maggior realismo le voci dei personaggi. Ho inoltre conferito rigore all’uso del punto di vista, ho limato i pensieri di Ghescik e sono impazzito nel dare alla scelta di narrare alcune scene con l’indicativo presente un criterio ben definito.

Per quel che concerne trama e personaggi, il libro è rimasto piuttosto simile alla versione precedente, sebbene presenti parecchi episodi nuovi, approfondimenti e sfaccettature inedite. Per chi volesse approfondire, ho pubblicato un articolo sul sito-blog dedicato al romanzo (lacchiapparatti.bcdeditore.it/2010/03/da-lacchiapparatti-di-tilos-a-lacchiapparatti/).

In quanto tempo è stata realizzata l'operazione?

Un mese per un paio di riletture attente, circa 5 mesi e mezzo di lavoro vero e proprio sul testo e infine un mese per gli ultimi ritocchi e la revisione delle bozze prima della stampa.

6- Il cambio editore è stata una necessità o un’occasione?

Senza dubbio un'occasione.

I personaggi sono maturati in questo aggiornamento? Hai saputo dargli un nuovo spessore? Cosa è stato più complicato controllare nella ristesura del libro?

 

I personaggi sono maturati come tutto il resto. Sono sempre loro, sebbene spero ancor più verosimili e curati. Ad esempio, limitandomi a parlare dei due protagonisti, ho smorzato un pochino l'aspetto caricaturale di Zaccaria e l'ho reso più credibile, mentre per quel che riguarda Ghescik, ho reso i suoi pensieri e le sue azioni più plausibili e conferito profondità al suo “rapporto” con il mostro di Giloc.

Ho riempito un quaderno con i controlli da fare... Preferisco non ripensarci.

C’è un personaggio da te preferito o a cui sei più legato? Spiegaci i motivi, e se ti ci riconosci… perché?

 

Rischio di ripetermi, ma senza dubbio sono molto affezionato a entrambi i protagonisti. All'uno, Ghescik, perché rappresenta una parte di me che in qualche modo dovevo accettare, riabilitare e riassorbire. All'altro, Zac, perché mi ha fatto ritrovare aspetti emarginati e repressi, ma molto creativi, del mio carattere; per me è stato un personaggio magico.

Quale personaggio pensi che attiri di più l'attenzione dei lettori? Se ce n'è stato uno che invece nella precedente versione non aveva avuto il giusto risalto, in cosa ora sarà diversamente considerato?

 

L'Acchiapparatti, nuova edizione, di Francesco Barbi
L'Acchiapparatti, nuova edizione, di Francesco Barbi

Credo che Zac riesca ad attirare molto l'attenzione. Anche Gamara, il cacciatore di taglie sfigurato pare aver suscitato l'interesse e l'apprezzamento dei lettori.

Ho lavorato molto su tutti i personaggi, ma forse le differenze fra le due edizioni si notano maggiormente nei secondari. Per fare alcuni esempi che possano rendere l'idea, adesso il lettore potrà conoscere Macba, da viva; e un'intera compagnia di acrobati e giocolieri, la Confraternita del Ramarro. La gamma di proverbi di cui Orgo fa uso è divenuta più vasta e la caratterizzazione di personaggi come Armanno (il capitano dei GuardaBoschi), Melzo e Fulciero si è fatta più accurata. Gelco, e la prostituta Isotta in particolare, hanno acquistato maggior spazio e spessore, l'uno facendo la sua prima apparizione nel prologo e introducendo fin da subito il tema ricorrente del caso, l'altra ricomparendo in maniera inaspettata nella parte finale.

In una precedente intervista sempre con noi di FM avevi parlato di un seguito de l’Acchiapparatti. Ci stai lavorando o è ancora un progetto nel cassetto?

Ho scritto prologo, prima parte e iniziato la seconda, per un totale di 11 capitoli, circa 150 pagine. Sono molto contento di quel che sta venendo fuori. Spero di completare la prima stesura in autunno.