Ciao, Tim. Nella tua biografia leggiamo che sei nato nella seconda metà del Novecento e vivi in una grande città sul mare. Parlaci un po' di te. Chi è veramente “Tim Bruno”? Si tratta di uno pseudonimo o è il tuo vero nome?

Sono nato in Italia nel 1966. Ho scritto per un pubblico adulto e continuerò a farlo, ma preferisco non confondere i lettori. Per i ragazzi sarò sempre e solo Tim Bruno.

Quando ero un bambino, i miei genitori si trasferirono fuori città. Erano i primi anni settanta e la periferia allora era proprio campagna. Potevo godere di una libertà quasi totale. Già a sei anni andavo a scuola da solo, a piedi o in bicicletta. So come vivono i bambini nelle città moderne e capisco quanto sia stata fortunata quella condizione. Ogni giorno, da solo o con gli amici, vivevo un’avventura, in parte reale, in parte frutto dell’immaginazione: inseguimenti, battaglie, arrampicate sugli alberi, incontri con animali. Ricordo quegli anni come un periodo magico e mi dispiace davvero che molti ragazzi non abbiano la possibilità di vivere le stesse esperienze. Credo che questa condizione sia stata cruciale per lo sviluppo della mia passione per la natura, una passione innata che però è cresciuta con gli anni. Ho frequentato il liceo scientifico e poi l’Università, laureandomi in Scienze Biologiche con una tesi sui delfini. Amavo i delfini da sempre e da allora non ho mai smesso di studiare il loro comportamento.

Quando è la nata la tua passione per la scrittura? Hai scritto altri libri per ragazzi, prima di imbarcarti nell'avventura di Ossidea?

Ho iniziato i primi esperimenti di scrittura durante il liceo, ma ho pubblicato il mio primo libro, una raccolta di racconti, nel 2000. Prima di Ossidea avevo scritto per giovani lettori solo brevi racconti, pubblicati su riviste per ragazzi.

Descrivici il momento in cui hai iniziato a pensare di scrivere questa saga. Cosa ti ha ispirato?

Mi hanno sempre affascinato i racconti di viaggio e di avventura e tutti i miei scritti, in un modo o nell’altro, parlano del viaggio. Il titolo Ossidea è naturalmente un omaggio all’Odissea, il racconto di viaggio per eccellenza, a cui tutti si sono ispirati. La Città del Cielo descrive il viaggio di David Dream attraverso la Terra di Arcon e, come spesso accade, il viaggio è un’esperienza iniziatica, che porta il giovane protagonista e scoprire se stesso e a vincere le proprie paure.

Nel corso del suo viaggio, David incontra molte creature fantastiche e ognuno di questi incontri è caratterizzato dalla diversità: nell’aspetto, nella lingua, nelle abitudini di vita. La diversità attrae e spaventa i ragazzi allo stesso tempo, ma in David prevale sempre la curiosità, una curiosità che gli permette di spingersi oltre le apparenze e ritrovare il significato autentico dell’amicizia.

L’idea di Ossidea è nata circa 4 anni fa. Quando ho iniziato a scrivere La Città del Cielo i miei figli erano troppo piccoli per leggere le bozze, ma quasi ogni sera li mettevo al corrente delle nuove avventure di David Dream, sperando che potessero avere tra le mani il libro pubblicato al momento giusto. E così è stato; adesso hanno 11 e 9 anni e possono riscoprire la Terra di Arcon da soli. Ho scritto Ossidea pensando a loro e con loro ho condiviso tutte le avventure del “principe degli uomini”.

Il protagonista del tuo romanzo, David Dream, è un giovane coraggioso che decide di attraversare la selvaggia Terra di Arcon, per rispondere a una misteriosa richiesta di aiuto. Nel corso dell'avventura, incontra gli strani abitanti di quel mondo: scimmie acquatiche, giganti, elfi e molti altri. Come sono nati tutti questi personaggi?

Illustrazione di Claudio Prati.
Illustrazione di Claudio Prati.
I personaggi che incontra David Dream sono l’espressione “vivente” della Terra di Arcon. Sono tutti personaggi originali, nel senso che non si ritrovano in altri racconti fantasy, con la sola eccezione degli elfi; gli elfi sono l’elemento evocativo che riconduce Ossidea nella tradizione fantasy classica.

Per alcuni personaggi, come le scimmie d’acqua, i nuk nuk, i gurblù o i gobli, mi sono ispirato a degli animali (i lettori non faranno fatica a scoprire di quali animali si tratta). Ci tenevo soprattutto a creare dei personaggi coerenti, delle “specie antropologiche” in armonia con il proprio mondo. Sono molto affascinato dai popoli indigeni e dalla loro capacità di vivere in piena sintonia con la natura, in condizioni che a noi sembrano impossibili. Pensate agli inuit, il popolo dei ghiacci artici; cacciatori di foche e balene (gli unici animali che condividevano con loro quei luoghi ostili), costruivano le loro abitazioni con blocchi di ghiaccio; negli iglù, a una temperatura di pochi gradi sopra lo zero, concepivano i loro figli, li partorivano e li crescevano. Per muoversi sul mare ghiacciato usavano slitte trainate da lupi addomesticati (che nel tempo sono diventati cani). Non è incredibile?! Gli inuit potrebbero benissimo stare in un romanzo fantasy accanto agli elfi o ai gurblù! E non sono i soli; i boscimani, i piccoli uomini del Kalahari, sono capaci di vivere e riprodursi in condizioni opposte ma altrettanto ostili, quelle del deserto africano. E ci riescono grazie alle loro straordinarie conoscenze, tramandate di generazione in generazione. I personaggi di Ossidea sono espressione della Terra di Arcon come gli inuit o i boscimani (ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo) lo sono del nostro mondo primordiale; vivono, si nutrono, combattono, grazie alle loro conoscenze e ai loro adattamenti specifici. È stato un vero e proprio esercizio di “fantantropologia” che mi ha divertito moltissimo.

Da quanti volumi sarà composta la serie?

Ossidea sarà composta da 4 volumi. Dopo La Città del Cielo uscirà La guerra dei giganti.

Sempre nella tua biografia, scopriamo che lavori come biologo marino. Dalle splendide descrizioni dei paesaggi di Arcòn percepiamo la tua grande passione per la natura. Che tipo di messaggio vuoi lanciare con il tuo romanzo?

Nutro da sempre una passione straordinaria, quasi morbosa, per la natura e per le forme animali. Ritengo che il vero spettacolo sia proprio nella natura; non c’è davvero bisogno di inventare nulla. Ci sono creature negli abissi degli oceani, nelle foreste tropicali o nelle viscere della terra, che superano di gran lunga la nostra immaginazione. Ma l’uomo, per ragioni che io fatico a comprendere, ha rinunciato a questo spettacolo. Si è chiuse in sé stesso, si guarda l’ombelico, adora la tecnologia che è un proprio prodotto (io non ho nulla contro la tecnologia, ma non la venero) e sembra indifferente alle meraviglie naturali che lo circondano. I bambini sono naturalmente attratti dalla natura e dagli animali, ma spesso non hanno la possibilità di coltivare questa passione. Vivono in un mondo artificiale, che non tiene in alcun conto le loro esigenze. Così, crescendo, perdono interesse e si convincono di vivere al di fuori della natura. Ma questo non è possibile; l’uomo è parte dell’ambiente naturale anche se non lo sa, anche se non lo vuole.

Ossidea – La città del cielo ha avuto la stessa produzione di Fairy Oak, la fortunata saga di Elisabetta Gnone, edita da De Agostini. Com'è nata questa collaborazione?

Illustrazione di Claudio Prati.
Illustrazione di Claudio Prati.
Conosco bene Elisabetta Gnone è ho avuto l’opportunità di collaborare alla realizzazione della fortunata saga di Fairy Oak. È stata un’esperienza molto interessante, che mi ha permesso di vedere da vicino come nasce un progetto così complesso, dove la scrittura e le immagini si fondono e contribuiscono in modo organico alla rappresentazione della storia. Nei libri prodotti dalla “Bombus” (la società di Elisabetta Gnone e Alberto Crippa che ha prodotto anche Ossidea) c’è un’attenzione speciale, non comune davvero, per la qualità del libro (le illustrazioni, la grafica, l’impaginato). Ogni volume è un piccolo capolavoro di artigianato librario sotto questo punto di vista.

Il romanzo è corredato da illustrazioni, sia in bianco e nero che a colori, del disegnatore Claudio Prati.  Come si è articolato il lavoro tra di voi?

Con la Bombus abbiamo fatto un'attenta ricerca e selezionato alcuni artisti. Quando abbiamo conosciuto Claudio Prati (www.cprati.com) il suo stile, forte e semplice allo stesso tempo, ci è subito sembrato adatto per le illustrazioni di Ossidea; così abbiamo fatto alcune prove. Claudio ha dimostrato tutta la sua abilità tecnica, il suo senso estetico eccezionale, la sua sensibilità per i colori e le luci. Ma non solo; Claudio Prati ha una capacità straordinaria di mettere il suo talento e la sua esperienza al servizio della storia. Così siamo davvero riusciti a lavorare fianco a fianco, confrontandoci in continuazione sui risultati. È stato un piacere lavorare con lui e vedere la Terra di Arcon prendere forma, giorno dopo giorno, sotto la sua matita.