Chiunque sia mai stato a una fiera del fumetto si è certamente reso conto che oggi i manga sono un vero e proprio fenomeno culturale divenuto fortemente presente nell’immaginario fantastico giovanile. I costumi che quindici o venti anni fa erano quelli di Superman, di Batman o dell’Uomo Ragno (prima che i film lo facessero diventare Spider-Man anche in Italia), oggi sono quelli di Naruto, Inuyasha, Edward Elric e Light Yagami (salvo cambiare, di anno in anno, a seconda della novità e del titolo di maggior successo del momento).

Ma non siamo qui per parlare di costumi o di fiere del fumetto, bensì per andare alla scoperta del mondo dei manga, in particolare di quei titoli che hanno uno stretto rapporto con il fantasy e il fantastico. Per farlo cercheremo, in una serie di articoli, di parlare di vari generi e sottogeneri del fantasy e di come i manga li abbiano, di volta in volta, recepiti e assimilati o trasfigurati e re-interpretati.

Prima di gettarci a capofitto nella mischia, però, è bene porre delle fondamenta al nostro discorso, sia a livello storico che terminologico.

Man-ga, infatti, è una parola composta che si tradurrebbe letteralmente come “immagini libere” e che va intesa come il nostro generico “fumetti”. Solo in occidente si usa il termine manga per intendere i fumetti giapponesi; nel sol levante, invece, manga indica tutti i fumetti e, tutt’al più, si aggiunge un prefisso per indicare i “manga italiani” (itaria no manga), i “manga americani” (amerikan manga), i “manga francesi” (furansu no manga), etc.

Storicamente, la nascita dei manga viene fatta risalire alla fine del 1700. A quell’epoca si trattava sostanzialmente di illustrazioni a corredo di testi scritti o di piccole opere illustrate (principalmente da grandi pittori e artisti).

Tuttavia, è solo nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale che nascono realmente i manga come li conosciamo oggi. In particolare, è a Rakuten Kitazawa (nome d’arte di Yasuji Kitazawa, 1876-1955) che dobbiamo l’uso del termine manga con il senso di “fumetto”.

A di là di quelli che in occidente consideriamo i “generi” (fantasy, horror, fantascienza, etc.), ai fumetti giapponesi si applicano anche dei termini che definiscono, in pratica, il target a cui si rivolgono e alcune caratteristiche sicuramente presenti nelle storie.

Striscia di Rakuten Kitazawa
Striscia di Rakuten Kitazawa
Prima di addentrarci in questo argomento, però, è bene fare un inciso: la lingua giapponese è piuttosto complessa (presenta 2 alfabeti, degli ideogrammi presi dal Cinese, due pronunce, etc.), per cui testi che si rivolgono a talune persone sono spesso scritti in maniera del tutto incomprensibile per altre. Uno studente delle elementari non conosce ancora certi caratteri, certi ideogrammi o certi significati associati ad alcune sequenze di simboli e lettere, che invece sono comprensibili per un universitario. Volendo fare un confronto con l’Italiano, potremmo dire che ciascuno di noi, man mano che prosegue negli studi, fa esperienze diverse, legge, conosce cose nuove, impara un numero sempre maggiore di vocaboli. Ed è intuitivo che un libro per bambini avrà molte meno parole e userà termini più semplici rispetto a un saggio universitario sulla teoria delle stringhe, sulla neuro-chirurgia o la fisica quantistica.

In realtà da noi un bambino può essere in grado di leggere una parola complessa anche se ne ignora il significato; in Giappone, invece, non sarebbe neanche in grado di capire come 'suona' quel termine, perché esso gli apparirebbe come uno scarabocchio senza senso, vergato con lettere diverse rispetto all'alfabeto che lui conosce.

Per questo motivo, i manga che si rivolgono a un pubblico adolescente saranno scritti in maniera a loro comprensibile, comparabile al loro livello di studi, oltre a presentare trame e argomenti che possano fare maggiormente presa su lettori di quell’età. Saranno, quindi, usati solo certi ideogrammi, solo una certa parte dell’alfabeto e si farà riferimento solo a certi modi di leggere gli stessi simboli.

È quindi possibile classificare i fumetti giapponesi a seconda della difficoltà linguistica con cui sono scritti. Inoltre, si distinguono i manga che si rivolgono a un pubblico maschile da quelli che si rivolgono a quello femminile.

Vengono definiti shonen (trad. “giovane ragazzo”) i fumetti che si rivolgono a un pubblico generalmente adolescente e di sesso maschile, di solito situato idealmente tra i 10 e i 18 anni. Appartengono a questa categoria manga come DragonBall, Naruto o One Piece, ma questo non deve trarre in inganno riguardo ai contenuti. Il fatto che alcuni degli shonen di maggiore successo si focalizzino soprattutto sui combattimenti, non significa che siano solo questo. Molti altri titoli, come i recenti Full Metal Alchemist o Death Note, appartengono alla stessa categoria, ma appaiono più maturi e di tono ben diverso. Nulla impedisce, infatti, che ci siano shonen con trame e situazioni più approfondite, dirette a un pubblico più esigente e meno superficiale; l’importante è che siano sempre scritti con un linguaggio 'semplice'.