Brandon Sanderson è una vera fucina di romanzi. Autore della trilogia Mistborn (iniziata a pubblicare nel 2006 in America), di La Legge delle Lande (The Alloy of Law, 2011), Il Conciliatore (Warbreaker,2009), Elantris (2005), Firstborn (2008), la serie Alkatraz (lavori, questi ultimi tre ancora inediti in Italia), grazie a lui la monumentale serie di La Ruota del Tempo di Robert Jordan è riuscita a giungere a conclusione.

Il successo ottenuto non l’ha fatto adagiare sugli allori: in cantiere ha una nuova trilogia per il mondo dei Mistborn ambientata nel tempo dove si sono svolte le vicende di La Legge delle Lande, e successivamente un’altra, sempre nello stesso mondo, in un futuro tecnologico. Tutto questo perché ha sempre trovato affascinante mostrare lo sviluppo che hanno le civiltà, dato che tutto è evoluzione, niente rimane statico.

Oltre che prolifico (a maggio è previsto The Rithmatist, subito seguito da Steelheart, primo volume della Reckoners trilogy), Sanderson è un autore professionale, attento alle scadenze, con le idee ben chiare, a differenza di autori affermati da più tempo di lui che oramai non sanno più che pesci pigliare, proprio come succede con George R.R. Martin e le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Per questo i lettori che lo seguono non hanno nulla da temere su Le Cronache della Folgoluce, serie strutturata in dieci volumi che come grandezza ed epicità non ha nulla da invidiare a quella dell’ammirato Jordan: dopo il meraviglioso La Via dei Re (The Way of the Kings, 2010) a fine anno vedrà la luce Words of Radiance, secondo volume di questa saga.

Proprio su questa serie, Sanderson si confessa.

“E’ l’opera le cui idee sono rimaste a decantare più a lungo nella mia mente. La prima bozza di La Via dei Re è del 2003, anche se ho cominciato a lavorare a questo libro già alla fine degli anni ’90, ma l’ispirazione risale ancora più indietro nel tempo. Sono sempre stato un accanito lettore, non solo di libri, ma anche di fumetti: hanno avuto una grande influenza, soprattutto nell’ispirare le Stratopiastre del mondo d Roshar. Le armature ideate e realizzate da Tony Stark per dare vita a Iron Man mi sono sempre piaciute, facendomi sognare avventure dove uomini di un mondo futuristico venivano catapultati in mondi pieni di draghi e dinosauri, trovandosi impegnati in battaglie titaniche: è questo che ha ispirato lo scontro tra Dalinar e il gigantesco abissale descritto nel capitolo Dieci battiti di cuore.

Ma non sono solo i fumetti americani ad avermi ispirato. Non posso negare la parte che hanno avuto I Cavalieri dello Zodiaco (opera del 1985 di Masami Kurumada) nel dare vita a guerrieri capaci di imprese straordinarie: uomini comuni, con forti valori e ideali, che quando indossano un’armatura speciale sono capaci di qualsiasi cosa. Ho sempre trovato meraviglioso il personaggio di Ikki della Fenice: l’amore di Kaladin per il fratello minore è proprio ispirato a lui. E la rabbia nata dalla sue morte sono lo stesso fuoco che pervade il Cavaliere dello Zodiaco. Quando ero chiuso nella mia stanza, saltavo sul letto e m’immaginavo d’essere Kaladin che si gettava alla carica contro i nemici urlando “Hoyoku tensho! (Ali della Fenice, ndr)“ o che con un potentissimo Phoenix genmaken (Colpo dell'illusione maligna della fenice, in Italia conosciuto come Pugno diabolico, ndr) abbatteva i giganteschi mostri che popolano il mondo di Roshar.

Giuramento

Il terzo volume delle cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson pubblicato in italiano.

Martina Frammartino, 14/05/2019

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