Per tutta risposta il sovrano reclutò a forza gran parte della popolazione adulta.

Altri episodi funestarono i cinque anni a seguire. Andor scatenava guerre e saccheggi sempre più feroci, contemplando ogni mattino gli abbozzi di  strutture sferiche che iniziavano a sorgere dal Cantiere.

E il suo umore non migliorava mai.

— Che cosa sarebbe questa storia degli Archi?

Il Re, con indosso una lunga veste nera, se ne stava in piedi davanti alla vetrata dello studio, osservando il Cantiere. Erano passati sette anni dalla morte di Altea, e non rimaneva nulla dell’uomo di un tempo. Dei lunghi capelli biondi rimanevano  fili color cenere, il viso si era raggrinzito e una ragnatela di rughe incorniciava gli occhi, rossi per la stanchezza.

Se non era impegnato in scorrerie, visitava i lavori, studiava progetti e approvava disegni per facciate, corridoi e vetrate.

La sala del castello dove Andor trascorreva tutto il suo tempo aveva  le pareti ricoperte di raffigurazioni del futuro Mausoleo. In piedi davanti al grande tavolo di quercia del sovrano, tre maestri muratori, tra cui Hitar,  Direttore dei Lavori, stavano illustrando con insistenza un problema a loro detta insuperabile.

— Non possiamo realizzare gli archi che reggono la cima della torre con il marmo — si lamentò il primo.

— Non sopporterebbero la tensione — fu il sospiro del secondo.

— Inutile utilizzare pietra e ferro per sezioni così grandi — sentenziò Hitar, con le mani congiunte sul grembiule rosso e bianco, simbolo del suo grado.

Andor li fulminò con lo sguardo. — Il disegno è stato approvato. Il Cantiere prosegue secondo uno schema preciso. Non è tempo di ripensamenti — si avvicinò al viso del Gran Maestro tanto da sfiorarlo — Come pensavate di realizzarlo, all'inizio?

— Vostra Maestà ricorderà certo — rispose con voce rotta Hitar — che il progetto originale non prevedeva archi così arditi da…

— Il progetto originale era banale! — esclamò Andor battendo i pugni sul tavolo. — Io lo modificai e voi lo approvaste. Ora il vostro dovere è solo uno — fece una pausa — Realizzarlo!

Il secondo maestro, dal grembiule amaranto privo delle spire dorate, allargò le braccia con un gesto sconsolato.

— C'è una sola soluzione, Maestà. Ma è remota e alquanto impraticabile.

Andor sogghignò. 

— Come tutte le altre. Non si realizza il più grande Mausoleo della storia senza difficoltà. Orsù, parlate. 

Il Gran Maestro esitò un attimo poi disse: — Giada d'Acciaio. 

Andor aggrottò la fronte. — Volete che vi decapiti tutti? La Giada d'Acciaio è un mito. Se è un trucco per farmi cambiare il progetto…

— No Maestà. Non è un mito. Cinque secoli fa la Gilda dei Muratori, di ritorno dalla Guerra Dello Spirito, riportò documenti con l’ubicazione dell’unico giacimento esistente. La Cattedrale Imperiale di Baux è realizzata con volte e archi che sfidano ogni legge terrena. La studiamo da anni, senza capire come sia stata costruita. E la pietra di cui è composta, all'apparenza normale granito verde…

— Non lo è affatto. E’ diversa da ogni altra cosa a noi nota — concluse per lui il terzo maestro.

Il sovrano si passò la mano sulla barba, in preda all'eccitazione. Una nuova sfida da dedicare a Altea. Il mausoleo non sarebbe stato solo l'opera più grande di tutti i tempi, ma anche la più misteriosa.

Socchiuse gli occhi e chiese con un sibilo. — Dove?

Hitar si raddrizzò in tutta la sua altezza. — E’ solo un nome, sussurrato dai geografi. Guarto, la città dei minatori e dei vulcani. 

— Guarto?

— Sembra che dal porto di Hormuz partano navi per un lontano arcipelago, distante tre mesi di navigazione su mari pericolosi. Poi, passando da isola in isola, si arriva a avvistare un vulcano marino, sempre attivo e contraddistinto da un pennacchio bianco. Alle sue pendici sorge Guarto, aggrappata come un granchio alle rocce fumanti e bruciate. La città, a detta dei documenti in nostro possesso, è costruita su una miniera di Giada D'Acciaio – Hitar guardò i colleghi preoccupato — E' tutto quello che sappiamo, Maestà. 

Mentre ascoltava, Andor stava già formulando i suoi piani. C'era solo un uomo che poteva compiere quella missione.:colui che aveva riportato i fusti di quercia dorata e percorso per lui gli angoli più remoti della Terra Verde.

Decanor.

L’Architetto Reale lesse con calma la pergamena, mandando a memoria le informazioni. Controllò il numero di persone che gli era stato concesso, cento, e scosse la testa infastidito. “Giada d’Acciaio” pensò preoccupato. “Forse questa volta Andor si è spinto troppo lontano.” 

Ripose lo scritto, congedando il corriere, e chiamò i suoi assistenti. Diede ordine di trovare i carri, armare la scorta e comperate provviste. Si assicurò tre falcombe viaggiatrici, in gabbie di vetro traforate. Ne avrebbe avuto bisogno per comunicare con il Re.