Genere: Survival horror

Sviluppatore: Tango Gameworks

Versione provata: PC

Voto: 2/5

In The Evil Within la trama è semplice. Il detective Sebastian Castellanos, giunto insieme ai suoi colleghi all’interno di un ospedale psichiatrico, si trova davanti alla scena di un vero e proprio massacro. Chi è il colpevole? Attraverso i video della sorveglianza, Sebastian assiste alla morte inspiegabile di pazienti e poliziotti a opera di un individuo misterioso e comprende che dietro gli omicidi c’è una sorta di entità soprannaturale, che gli inservienti superstiti del manicomio sembrano identificare con un certo Ruvik... che guarda un po’, è alle spalle del protagonista!

A questo punto, “E caddi come corpo morto cade”, direbbe Dante.

Sebastian si risveglia imprigionato insieme a dei cadaveri e deve fuggire dalle viscere sotterranee dell’ospedale, inseguito da un gigante armato di motosega e da creature mostruose.

Questo è il preambolo, molto ristretto, che mette le palpitazioni promettendo al giocatore una morte atroce e imminente. Però a questo punto la tensione cala: il personaggio, ferito, si muove con difficoltà. Questo può conferire veridicità alla vicenda, ma a lungo andare diventa fastidioso arrancare, sempre e comunque, alla ricerca di risposte. Il gameplay è piuttosto banale, fatto di stealth e fughe rocambolesche.

Al termine di questa prima sequenza, scopriamo che l’ospedale è l’epicentro di un cataclisma, che sta distruggendo la città e trasformando i suoi abitanti in creature orribili.... Fari che illuminano la gente trasformandola in mostri, corpi morti dappertutto, macchie di sangue, esseri sfigurati mangiatori di carne... l’ambientazione, rispetto ad altri horror, sembra più splatter. Il giocatore vede quasi sempre i mostri che affronta, non c’era la “suspense” dell’agguato come per esempio in Death Space.

The Evil Within possiede una marcata impronta stealth a cui si associa il puzzle-solving. L’azione è una soluzione adottabile solo in alcune circostanze, considerando che la fornitura di proiettili è limitata, un po’ come nei vecchi Resident Evil. Piuttosto, il giocatore deve adattarsi ad armi occasionali, come le torce, che paradossalmente all’inizio sono più efficaci delle armi da fuoco: un colpo alla testa con la pistola non è quasi mai sufficiente per uccidere il nemico, mentre con i fiammiferi si può dare fuoco ai cadaveri ed evitare che si risveglino. Inoltre il sistema di mira è molto impreciso nelle fasi iniziali. Il corpo a corpo è l’ultima spiaggia, ed è rischiosissimo, spesso il mostro si rialza e continua a combattere. L’arma migliore del gioco è la balestra con dardi esplosivi, accecanti, elettrici o penetranti.

In generale, lo stealth è fondamentale per avere ragione di nemici altrimenti durissimi a morire, e per risparmiare le risorse limitate e generate casualmente dal gioco. Ci sono poi molte trappole da disinnescare per ottenere pezzi necessari per fabbricarsi proiettili. Questo allunga molto la durata dei livelli, in cui i checkpoint sono scarsi e distanti fra loro. Si incontrano anche delle stanze di salvataggio, dove è possibile potenziare il personaggio con una trovata originale: il protagonista guarda uno specchio rotto per poi risvegliarsi in un letto di ospedale, dove su una sedia da elettroshock vengono infilati aghi in testa per potenziare le capacità del personaggio. Per far questo è necessario usare una sostanza verde che si trova in barattoli nascosti per i vari livelli o si ottiene uccidendo mostri.

Potenziarsi è fondamentale dato che al principio Sebastian sembra impacciato, non può scattare se non per pochi secondi e i suoi spari sono poco efficaci.

Il puzzle-solving si estrinseca con alcuni rompicapo non molto originali e con dei quick-time-event che se non risolti portano alla morte in modo frustrante.

Le ambientazioni sono inquietanti al pari di quelle dei primi Resident Evil e di Silent Hill: la hall dell’ospedale pieno di cadaveri, corpi appesi, vasche piene di corpi maciullati... una buona grafica, che però ha dei requisiti di sistema alti, forse troppo, almeno per la versione PC.

La colonna sonora è azzeccata e aiuta a calarsi nell’atmosfera. Vicino ai punti di salvataggio ci sono sempre dei grammofoni e, per restare in tema, i brani sono in stile classico, mentre nell’azione la musica rimane solo un sottofondo, e comunque il giocatore è troppo concentrato a sopravvivere per ascoltarla davvero.

Insomma, giocare a The Evil Within sembra un po’, per ambientazioni e trama, una sessione di Il Richiamo di Chtulu a cui sono aggiunti elementi splatter alla Saw e l’elemento survival di Resident Evil. L’unico problema è che in certi momenti risulta noioso ed estremamente frustrante, e il giocatore è tentato di rinunciare dopo i primi livelli.