Prima che di Billy Batson (Asher Angel), la storia che inizia in Shazam è quella di Thaddeus Sivana, un bambino che perde la unica occasione di acquisire il potere che un mago morente (Djimon Hounsou) gli offre. Il rimpianto di Sivana per l’occasione perduta lo spingerà a studiare il modo riuscire a riaprire quel portale tra il nostro mondo e quello del mago, per una nuova occasione.

Ma gli anni passano e mentre Sivana cresce  e diventa adulto (Mark Strong) e scopre che nel frattempo in tanti hanno avuto la stessa occasione, fallendo, accadrà che al cospetto del mago si troverà il quindicenne Billy Batson, orfano problematico in affido temporaneo a una famiglia composta di altri ragazzi affidati come lui.

Shazam
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Billy in realtà ha la sua ricerca personale: trovare quella madre che l’ha perduto quando aveva 3 anni. Pur tuttavia il potere di un superuomo capace di volare (Zachary Levi), dotato di superforza e di altre straordinarie capacità, può essere comodo per parecchi usi pratici.

Se poi ad aiutare Billy a crescere di consapevolezza c’è un mentore, il fratello adottivo Freddie (Jack Dylan Grazer), esperto di supereroi veri come Superman e Batman, nonché collezionista di cimeli, lo scopo, pur con qualche difficoltà, potrebbe essere alla sua portata.

Lo scontro con Sivana, che vuole rubare a Billy il suo potere, sarà quindi inevitabile.

Shazam
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Non c’è nulla di imprevisto o imprevedibile in Shazam!David F. Sandberg dirige con onestà un film il cui scopo principe è l’intrattenimento.

Il personaggio è uno dei meno noti al grande pubblico di chi non legge fumetti e qui viene proposto in una delle sue più recenti versioni editoriali. Pertanto il film costruisce da zero la sua mitologia e s’incastra nel DC Universe tanto quanto basta. Batman è addirittura un ricordo del passato, Superman è lì da qualche parte a occuparsi di altre faccende, degli altri eroi presentati in altri film non si dice nulla.

Abbandonato parzialmente il progetto di DC Expanded Universe strettamente interconnesso, Shazam! è quindi un ritorno parziale ai film supereroistici in stile anni '70- ‘90, nei quali le risorse narrative erano tutte all’interno del film stesso, non da qualche parte nel suo universo allargato.

Shazam
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Il film attinge anche alla mitologia del personaggio sin dalle origini, dalle storie degli anni ‘40 di C.C. Beck (disegni) e Bill Parker (testi)  ossia di quando era una sorta di clone di Superman pubblicato dalla Fawcett Comics (omaggiata con il nome del liceo) e si chiamava in realtà Captain Marvel. L’universo narrativo del personaggio era chiuso in sé. Il supergruppo era la Shazam Family. Una chiusura che comunque non pregiudicò il successo del personaggio, protagonista all’epoca di un serial cinematografico.

Questo fino a quando nei primi anni ‘50 la Fawcett perse la causa per plagio contro la DC Comics. Il personaggio fu giudicato troppo simile a Superman e la casa editrice dovette addirittura chiudere. Fu poi la DC Comics, che aveva rilevato la Fawcett, a resuscitare editorialmente il personaggio negli anni ‘70 inserendolo nel suo universo narrativo, cambiandogli il nome in Shazam perché nel frattempo il nome Captain Marvel era stato brevettato dalla Marvel.

Shazam
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La percezione labile del suo mondo narrativo non priva Shazam! di una sua valenza. Il film coglie lo scopo di divertire, mescolando ironia e momenti di tensione drammatica, in una storia di crescita e di formazione.

Zachary Levi è convincente nella prova di adolescente con il corpo, tra l’altro super potenziato, di adulto.

Ci si può divertire, a patto di sorvolare e molto, sulle vere pecche narrative, che non riguardano la coerenza dell’aspetto sovrannaturale e supereroistico, bensì alcuni dettagli del mondo reale che risultano poco spiegabili per un film ambientato nel 2019.

Shazam
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Come sia possibile, per esempio, che nessuna indagine riesca a risalire alla madre di un bambino che comunque ha 3 anni sa il suo nome (nel film non ha un nome da trovatello, ma il suo nome anagrafico) e che a risolvere l’enigma ci pensi 12 anni dopo un pur svelto pre-adolescente (uno dei “fratelli” di Billy) con una connessione internet, capace di entrare in archivi a cui stranamente nessuno ha mai pensato per anni. 

Sono dettagli per i quali lo sforzo di sospensione dell’incredulità diventa lo spegnimento totale di ogni neurone, al solo scopo di godersi le battutine, i muscoli di gommapiuma, le fibbie di plastica e le botte da orbi, in un film che però non è così campy da aspirare a diventare di culto.