Una coppia, la pittrice Liz e il medico Malcom, si appresta a trascorrere un piacevole week-end nella baita di montagna della famiglia di lui, gli influenti Westbridge. Se l’anno trascorso da quando si sono messi insieme per Liz è stato idilliaco, appena arrivati alla baita l’atmosfera si guasta. Dapprima per il ritrovamento di una torta inquietante lasciata da un misterioso custode. Poi per la visita di un ancora più inquietante dirimpettaio, il cugino di Malcom, Darren, la cui compagna sembra terrorizzata. Inoltre, dopo aver mangiato una fetta di torta, Liz comincia ad avere strane percezioni, sentire strani rumori.

Keeper
Keeper

Quando poi Malcom, che dopo la visita del cugino non sembra più lo stesso, la lascia sola per un’emergenza in ospedale, le presenze della casa si fanno sempre più insistenti nel cercare un contatto con Liz, che comincia a temere per la sua vita. Per sopravvivere, dovrà comprendere la natura del mistero che coinvolge la casa e i suoi abitanti.

È un esercizio di equilibrismo cercare di entrare in un’analisi di Keeper, nuovo folk horror gotico rurale di Osgood Perkins, senza ragionare su cosa ha voluto raccontare, in dettaglio.

Keeper
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I flashback sin dall’inizio ci mostrano donne innamorate inizialmente, il cui sguardo nel tempo muta, esprimendo entusiasmo, poi perplessità e sgomento, fino a disgusto e terrore, rivolto verso un soggetto non inquadrato, che supponiamo essere un uomo con cui hanno una relazione.

Andando avanti con la vicenda, Liz dovrà capire se può fidarsi o meno dell’uomo che ama, o è il cugino la presenza nefasta o cosa, fino a un rovesciamento di prospettiva finale che inquadrerò il tutto nella giusta ottica. Ovvero una storia di riscatto da violenze e oppressioni verso un numero imprecisato di donne nei secoli, a partire dalla prima, uccisa meramente per marcare il territorio e il predominio maschile. Come nelle storie gotiche sulle streghe, uccise con l’accusa di stregoneria solo perché spiriti liberi, ribelli al ruolo che le era stato imposto dalla società.

Keeper
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Se la regia di Perkins tiene alto il livello di tensione da horror gotico finché il film vive di ombre, di atmosfere, di parziali rivelazioni, di primissimi piani e aperture di campo ambigue, la tensione cade quando “il mostro” si svela. Keeper ha sicuramente il merito di non dare un soluzione parziale, aperta a possibili interpretazioni, ma si prende in toto la responsabilità di dirci le cose come stanno, anche bloccando tutto con uno “spiegone”.

È forse l’unica pecca in un film che altrimenti ha il merito di non mollare lo spettatore per un instante, improntato a un minimalismo scenico che non è mai sciatteria, ma una scelta stilistica precisa.

Keeper
Keeper

Tatiana Maslany è la pietra angolare del film, con un personaggio in cui trasfonde tutta la sua abilità recitatoria per esplorarne la complessità e la crescita di consapevolezza.

Keeper si inserisce di diritto nella categoria dei film nei quali l’orrore non è solo spettacolo, ma anche occasione di riflessione.