Il Mahâbhârata è l’epopea più celebre del panorama letterario indiano, anche se, forse, ai più non conosciuta. Non solo, è anche il poema più lungo al mondo. 

Scritto in sanscrito, la stesura è iniziata nel IV secolo a.C., ma nei successivi 700 anni è stata arricchita, rendendo la storia ancora più complessa, sia dal punto di vista dei personaggi, sia dal punto di vista narrativo.      

La storia è quella della lite dinastica che vede contrapporsi i Pandava e i Kaurava, due clan che si fronteggiano in un conflitto serrato che non sembra avere mai fine.

Il poema affronta le più svariate tematiche, tra cui giocano un ruolo essenziale religione, mito e amore.    

Dopo secoli, Il Mahâbhârata subisce due importanti sconvolgimenti narrativi e grafici.

Il primo è l’adattamento teatrale di Jean-Claude Carrière della durata di nove ore (del 1985), da cui venne tratta la pellicola cinematografica del regista Peter Brook

Il secondo è la trasposizione in romanzo grafico firmata da Jean-Claude Carrière e Jean-Marie Michaud. Il volume, edito da Ippocampo Edizioni, è stato realizzato in tre anni di lavoro ininterrotto. Il risultato è sotto agli occhi del lettore. Quasi 500 pagine di storia e immagini, in cui i diversi personaggi si inseriscono perfettamente.

La lite dinastica tra i due clan rivali è raccontata da Vyasa, capostipite di entrambe le fazioni, molto diverse tra loro. Basti pensare ai loro componenti: i Kaurava sono cento esseri umani, mentre i Pandava sono cinque semi dei. Entrambi i clan sono però accomunati dalla voglia di vincere lo scontro e per farlo sono disposti a ricorrere a ogni mezzo, compresi tradimento, menzogna e sotterfugio.  

Le tavole di Jean-Claude Carrière e Jean-Marie Michaud si susseguono fra dialogo e azione; a predominare è la pennellata di colore neutro affiancata a blu, rossi e verdi che sembrano emergere dalle pagine. Il tratto fine offre eleganza al volume.

Il fumetto è suddiviso in capitoli e questi "stacchi narrativi" aiutano chi legge a seguire in modo più semplice il poema. I dialoghi rispettano un registro in linea con il genere epico che il volume  intende celebrare. Accanto a pagine intessute di dialoghi, troviamo tavole mute, solo disegnate, che proiettano chi legge nelle diverse ambientazioni dove le vicende si svolgono. Il volume è fisicamente corposo e questo non permette di poterlo leggere se non a casa, ma l'impatto grafico e la storia che racconta fanno dimenticare presto questo sacrificio.        

Il Mahâbhârata nella sua versione romanzo grafico è il modo più originale per far conoscere l’epopea indiana ai lettori più disparati, non solo a chi già conoscesse l’opera originale ma soprattutto a coloro che volessero approcciarsi per la prima volta al poema indiano.