Un film corale che vanta una rosa valente di attori che restituiscono ai personaggi che interpretano tutte le sfumature di cui essi necessitano. Vicari parte dall' autobiografia del protagonista e costruisce un racconto che ingloba sia l' evoluzione della Santa Sacra Corona Unita calabrese che le vicende di una famiglia di immigrati affiliati alla stessa, residenti nella ricca e prospera provincia varesina. A Buguggiate precisamente, quasi al confine svizzero, un padre, una madre e due figli maschi, sia legati che distanti nelle scelte e nelle prospettive, vive al di sotto delle possibilità che la malavita alla quale appartengono potrebbe concedere loro. Una scelta precisa e ponderata per non destare sospetti, per non dare troppo nell'occhio. Eppure, per fare carriera non è sufficiente solo saper sparare ma è fondamentale riuscire a passare dall' eseguire ordini ad essere in grado di imporli ad altri. Per attuare questo scatto serve un determinato carattere. Antonio Zagari non lo possiede e se ne rende conto ma è figlio di un genitore spietato che antepone il bene della famiglia criminale a quello della famiglia di sangue e saprebbe uccidere, senza troppe remore, i suoi stessi figli se lo ritenesse opportuno o se qualcuno di superiore a lui in gerarchia glielo intimasse. 

Ammazzare stanca
Ammazzare stanca

Per il bene supremo di una organizzazione che vanta origini antiche e si rafforza grazie a omertà e obbedienza cieca dei suoi affiliati. Per tutti loro esiste un vero e proprio battesimo che segna il passaggio cruciale che li fa diventare membri effettivi di un clan che conta ramificazioni in tutto il mondo. Nata nel profondo sud in una Calabria umile e povera l' 'ndrangheta ha saputo conquistare sempre più spazi al pari di una piovra tentacolare come la sorella Mafia, fa in modo similare, dalla Sicilia.  Accurato, preciso e senza sbavature il contesto che ricostruisce meticolosamente ambienti e modi di fare tipici degli anni Settanta. Vestiti, case, oggetti di scena riportano lo spettatore in quegli anni in cui il Sud si avvicinava al Nord non solo per lavorare onestamente ma anche per delinquere. Rapine, taglieggi, richieste di pizzo ai commercianti ma soprattutto sequestri di figli di persone abbienti fino ad arrivare allo spaccio di eroina che ha ridisegnato interessi e mire di una organizzazione sempre più potente perché camaleontica e trasformista, capace di cavalcare i tempi riuscendo ad insinuarsi in ogni aspetto della società civile. 

Ammazzare stanca
Ammazzare stanca

Vicari con questo altro suo lavoro si conferma cineasta sensibile e attento a tematiche di denuncia sociale. Sceglie un argomento partendo da un libro autobiografico e restituisce sullo schermo la complessa evoluzione di un personaggio che capisce di non essere adatto a fare il criminale e, con un processo interiore di grande sforzo e complessità, arriva a rinnegare il suo tessuto di appartenenza e a liberarsi da un giogo psicologico che lo rendeva schiavo e ricattabile. In questo processo di redenzione dal male perderà un fratello e si ritroverà solo contro il mondo. Il suo sacrificio personale porterà ad una vittoria per la giustizia e la legalità.  

Il regista Daniele Vicari
Il regista Daniele Vicari

Un progetto ambizioso questo lavoro di Vicari nel quale è presente una sola fragilità. Essa risiede nella complessità di trasferire la storia dell' ndrangheta in così poco tempo finendo per comprimere tanta materia che in poco più di due ore risulta a volte un po' sacrificata.  

Eccellente il cast che si muove con naturalezza e risulta credibile nella riproposizione degli accenti che non risultano mai forzati. Un affresco storico sociale e personale di grande qualità filmica.