Puntuale, come in ogni franchise che si rispetti, tocca ai figli degli eroi che furono raccogliere il testimone dai genitori.
C'è un nuovo Ghostface che minaccia non solo l'avversaria di sempre, quella Sidney Prescott sempre interpretata da Neve Campbell, assente ingiustificata dalla mattanza di New York, ma alza il tiro puntando il mirino su sua figlia Tatum (Isabel May). Potreste anche dire che chiamare la figlia con il nome dell'amica massacrata anni prima potrebbe non essere stato beneaugurale, ma la realtà è che, ovunque si trovi, una scream queen ha sempre un bersaglio in fronte.
A cercare di dipanare il mistero ci sono vecchie e nuove conoscenze: torna la reporter Gale Weathers (Courteney Cox), ed entrano in scena amici e amiche di Tatum, tra i quali comunque i capitoli precedenti insegnano potrebbe celarsi un o più sospettati, ma anche potenziali vittime del killer. O dei killer, perché anche qui l'esperienza insegna che forse sono più d'uno. Chi lo sa?
Si presenta con un incipit che sbeffeggia il culto del passato, Scream 7, diretto da Kevin Williamson qui anche co-sceneggiatore insieme a Guy Busick.
Nel tornare alla saga che ritorna alla saga di cui fu co-creatore con Wes Craven, Williamson ne ribadisce la meta-narratività, con una ricetta che rassicura i fan, letteralmente bombardati di inside jokes e fan service, e vuole invogliare chi arrivasse solo ora a riguardarsi i pregressi, continuamente citati, riveriti e incensati.
Pur con parecchi momenti "ma che, cosa?", il film porta a casa il risultato con il minimo sforzo, alla ricerca di un risultato che al botteghino non dovrebbe deludere, vista l'enorme base di appassionati della saga.
Se al settimo film è veramente difficile escogitare qualcosa di nuovo, rimane per gli appassionati un appuntamento confortante, come il Festival di Sanremo che in coincidenza del tutto fortuita, è iniziato proprio nella stessa settimana dell'uscita mondiale di Scream 7. Un appuntamento che stimolerà discussioni sui social, divisioni o battibecchi, apprezzamenti o profondo diniego, ma comunque atteso dal suo pubblico.
Un pregio il film ce l'ha, innegabile. Dopo l'escalation di New York, torna a una dimensione minmale, provinciale, senza tentare di superare l'acme raggiunto.
Nell'attesa, non improbabile, di un ottavo capitolo, che potrebbe provare a rialzare l'asticella.


















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