La trama

Il film segue quattro adolescenti che intraprendono un viaggio in macchina lungo una strada deserta di campagna. Quello che dovrebbe essere un tranquillo tragitto verso casa si trasforma in un incubo quando il gruppo si rende conto di essere bloccato in un loop spaziale infinito: la strada continua a ripetersi, la benzina non si consuma mai e la notte sembra non voler finire. Con il passare del tempo, la stanchezza lascia il posto alla paranoia e all'angoscia esistenzialista, mentre una presenza insidiosa inizia a manifestarsi ai margini della loro percezione.

Direzione artistica e messa in scena

Il regista Alexander Ullom sfrutta al massimo uno spazio ristretto. Il vero punto di forza della pellicola è il comparto sonoro, curato da Matthew Robert Cooper: un crescendo di frequenze basse, ronzii e silenzi improvvisi che mantengono costante la tensione senza bisogno di jump scares facili.

La camera rimane quasi costantemente all'interno dell'abitacolo dell'auto, restituendo allo spettatore un senso opprimente di claustrofobia e claustro-realismo.

It Ends -  Akira Jackson - Courtesy of NEON
It Ends -  Akira Jackson - Courtesy of NEON

I giovani attori (tra cui Phineas Yoon e Akira Jackson) offrono interpretazioni per lo più convincenti, capaci di restituire con naturalezza il passaggio dalla spensieratezza giovanile alla disperazione incontrollata.

Interpretazioni e personaggi: la dinamica dell'abitacolo

Il vero motore emotivo del film risiede nella chimica del cast giovanile. Costretti a interagire quasi esclusivamente nell'ambiente ridotto di un'automobile, i quattro protagonisti riescono a rendere palpabile la trasformazione psicologica dei loro personaggi. 

Alexander Ullom dimostra una maturità formale notevole per essere un regista esordiente, scegliendo di non cedere mai alla tentazione di rompere la sospensione dell'incredulità con effetti visivi invasivi. 

Al di là del dispositivo horror, la parabola della "strada infinita" si presta a diverse letture simboliche.

It Ends - Phinehas Yoon,  Akira Jackson,  Noah Toth - Courtesy of NEON
It Ends - Phinehas Yoon,  Akira Jackson,  Noah Toth - Courtesy of NEON

La strada senza fine e l'incapacità di raggiungere la destinazione diventano una metafora della stasi e dell'incertezza sul futuro che caratterizzano la condizione giovanile contemporanea; e la notte senza fine affronta la paura dell'immobilità e del silenzio, mettendo i protagonisti di fronte ai propri incubi interiori quando tutte le distrazioni esterne vengono meno.

Questa chiave di lettura evidenzia come It Ends non sia solo un esercizio di stile legato all'estetica dei media digitali, ma un'opera strutturata che usa il genere per raccontare un'angoscia intima e universale.

Il giudizio critico

It Ends non è un horror convenzionale fatto di mostri visibili o spaventi improvvisi: si inserisce nel solco del cosiddetto liminal horror (The Backrooms o Skinamarink),  pertanto se non gestito al meglio ci si può trovare davanti ad una trama lenta senza capirne il perché.

È un film che lavora per sottrazione, puntando tutto sull'angoscia della perdita di controllo e sull'idea del vuoto. Può risultare divisivo per chi cerca un horror ritmato e ricco di azione, ma per chi apprezza l'angoscia psicologica e le atmosfere surreali è una visione caldamente consigliata sul grande schermo.