Dicembre, mese di luci e di tradizioni. Come ogni anno il Natale si avvicina, con tutte le sue usanze. La nascita di Gesù da festeggiare, il presepe e l’albero con i doni presenti in buona parte delle case, le decorazioni nelle strade, insieme a curiosi personaggi dalla lunga barba bianca e uno strano costume rosso. Ma quanto conosciamo davvero di questa festa?

Lo scorso anno Fulvio Zorzer ( http://www.fantasymagazine.it/rubriche/6850 ) ci ha spiegato le origini pagane ancorate nei Saturnalia e nelle celebrazioni del Sol Invictus.

Se nel corso dei secoli la Chiesa ha consacrato e dedicato a Gesù il 25 dicembre, facendone quasi dimenticare il significato pre-cristiano, esiste un altro personaggio, ricordato in questo stesso giorno, che ha subito il processo inverso.

Dietro la leggenda di Babbo Natale, infatti, si cela una figura venerata tanto dalla Chiesa Cattolica quanto da quella Ortodossa: San Nicola di Bari.

Chiamato negli Stati Uniti Santa Claus, questo nome non è che una deformazione dell’olandese Sankt Niklaus. Se il nome del Santo, patrono, fra l’altro, di Amsterdam, è stato portato nel Nuovo Mondo da coloni europei, l’aspetto con cui è noto l’arzillo vecchietto deriva invece da uno scrittore locale.

Nel poema A Visit from St. Nicholas del 1821 Clement C. Moore ne descriveva tanto l’espressione allegra del volto paffutello quanto l’abito rosso bordato di bianco.

Quest’immagine fu definitivamente consacrata nella seconda metà del secolo da una serie di illustrazioni eseguite dal disegnatore tedesco Thomas Nast per la rivista Harper’s Weekly.

Ma perché Babbo Natale porta dei doni, e da cosa è nato il suo legame con i bambini?

L’origine di entrambe le caratteristiche del personaggio è da ricercarsi nella vita del santo che gli ha donato il nome.

In realtà della vita di San Nicola di Bari si hanno poche notizie certe, alle quali sono tradizionalmente accostati diversi episodi leggendari. Una delle cose certe è che… non era di Bari!

Nacque a Patara, in Turchia, nel III secolo d.C., e fu vescovo della vicina Myra. Lì si distinse per la sua generosità e per l’amministrazione della giustizia. Subito dopo la sua morte si sviluppò un notevole culto intorno al suo sepolcro, dal quale si diceva che fuoriuscisse un liquido portentoso.

Fu solo nel 1087 che una spedizione, agli ordini di un certo Giovannoccaro, partì da Bari per ubbidire al sogno di un vescovo. A quest’ultimo, infatti, era apparso il Santo, che gli ordinava di far recuperare le sue spoglie per sottrarle al rischio di una profanazione, dato che pochi anni prima l’Asia Minore era stata invasa dai musulmani selgiuchidi.

A missione ultimata la città decise di far edificare una basilica per ospitare le sacre reliquie, legando così indissolubilmente il nome di San Nicola alla città di Bari.

 

L’episodio probabilmente più noto della vita del Santo è legato alla sua generosità. Nella Leggenda Aurea Jacopo da Varazze narra che un padre, impossibilitato a far sposare le tre figlie perché troppo povero per fornire loro una dote, aveva deciso di avviarle alla prostituzione. Saputolo, Nicola si avvicinò alla loro abitazione e, non visto, gettò all’interno tre sacchi di monete d’oro. Grazie a questo inaspettato dono le fanciulle poterono sottrarsi all’infelice destino e convolare a giuste nozze.

Se questo regalo è stato un gesto generoso, ma, tutto sommato, limitato a tre sole ragazze, è anche vero che la capacità di fare doni di San Nicola, come quella di Babbo Natale, non si esaurisce dopo aver beneficiato una manciata di persone. In occasione di una carestia, infatti, il vescovo di Myra si fece consegnare del grano da alcuni messi imperiali, in modo da poter sfamare la città. Ma quando il grano, che era destinato all’Egitto, fu pesato, si vide che non ne mancava neanche un grammo.

Sempre in ambito miracoloso si colloca il suo rapporto con i fanciulli. Se in un’occasione il santo fece resuscitare tre giovani uccisi e messi in salamoia da un oste crudele, in un’altra ne salvò altri tre da una morte ingiusta con una tempestiva apparizione post-mortem.

 

Nel corso dei secoli il folklore popolare ha fatto proprie queste vicende e le ha rielaborate, fino a formare una solida tradizione.

Nei Paesi Bassi, in Germania e in Austria la sera del 5 dicembre, vigilia della festa di San Nicola, le abitazioni sono visitate da attori che impersonano il Santo, accompagnati da qualcuno dall’aspetto diabolico venuto per i bambini cattivi.

I preparativi per la festa sono illustrati in questo bel dipinto eseguito nel XVII secolo dal pittore fiammingo Jan Steen. In esso sono visibili alcuni dolci, che costituiscono il primo tipo di dono portato dal Santo. I bambini cattivi, al contrario, ricevono solo rami secchi. In un altro dipinto dello stesso Steen conservato ad Amsterdam compare in secondo piano una donna che porge una scarpa ad un bambino.

Tutti questi elementi, i dolci, la loro contrapposizione a qualcosa di inutile o sgradito in base al comportamento del ricevente, e la scarpa, o calza, per contenere i doni sono successivamente confluiti in un’altra festa che si svolge esattamente un mese dopo: quella dell’Epifania.