In questa puntata della rubrica torniamo nella bella terra di Toscana. Dopo essere stati nell'abbazia di San Galgano, alla scoperta della suggestiva Spada nella roccia (vedi /rubriche/5283), continuiamo a esplorare la regione, facendo un gita nelle varie provincie, alla scoperta del folklore e delle leggende locali. Cominciamo da Firenze...

Firenze devota a Marte

Un'antica leggenda riguarda il capoluogo toscano. Si narra che, al tempo in cui la città era ancora pagana, il popolo avesse eletto Marte come proprio protettore, erigendo una statua in suo onore. Quando la città divenne cristiana, il protettore di Firenze divenne San Giovanni Battista. Quindi la statua di Marte venne rimossa, e al suo posto venne messo il Battistero. Nonostante il diffondersi della nuova religione cristiana, il popolo ancora aveva una certa riverenza per gli dei pagani. Infatti la statua di Marte non venne distrutta, fu invece spostata in riva all'Arno. Nonostante ciò il dio si adirò e per suo volere la città conobbe le guerre che a lungo la martoriarono. Fatto sta che a un certo momento la statua sparì, e non se ne è più trovata traccia; qui un'altra leggenda collegata vuole che Attila stesso distrusse la città di Firenze, e fece cadere la statua di Marte nel fiume. In realtà Attila non arrivò mai a Firenze, ma l'idea è senz'altro suggestiva.

La Chimera nel museo

Restiamo a Firenze e andiamo a visitare il Museo Archeologico. Tra gli innumerevoli pezzi in mostra, alcuni veramente affascinanti, troviamo una scultura che desta meraviglia e turbamento. Una creatura fantastica, con la testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente. È una Chimera, che sembra uscire direttamente dall'Iliade di Omero. “Lion la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco...” (Iliade, VI, 223-225 trad. V.Monti). Ma potrebbe non essere solo un'opera di fantasia. Così infatti scriveva Montaigne, descrivendo Villa di Castello (dove un tempo era la scultura): “[...]sopra una colonna, scolpito nel bronzo, un animale a quattro zampe grande al vero, di forma strana, con la parte anteriore tutta a scaglie e sulla schiena non so qual membro simile a un corno.

La Chimera di Arezzo
La Chimera di Arezzo
Dicono che sia stato trovato in una caverna di questo paese e portato vivo qualche anno fa”. La Chimera di cui parliamo è un'opera in bronzo etrusca del IV-V secolo, ritrovata nelle campagne d'Arezzo nel 1553. L'artista sconosciuto aveva forse incontrato una vera Chimera nellle campagne toscane? Chi vuole conoscere la verità parta alla ricerca della caverna, magari scoprirà il luogo dove leggenda e realtà si fondono... e per sapere tutto sulla Chimera non mancate di leggere la nostra rubrica dedicata alle creature fantastiche (/rubriche/6432/).

Le porte magiche di Arezzo e provincia

Abbiamo parlato di Arezzo e della Chimera. Addentrandoci meglio nella zona scopriamo che la magia è forte in questo luogo. Ad Arezzo stesso e anche a Cortona, nei dintorni, guardando gli antichi palazzi si resta colpiti da delle strane porticine sottili, alte, culminanti in un arco a sesto acuto. Sono le porte del morto; da queste porte venivano fatti passare esclusivamente i defunti, e poi venivano immediatamente rimurate. Un'antichissima credenza (alcuni pensano etrusca) vuole che la Morte uscisse di casa col defunto, e potesse rientrare solo dalla porta da cui era uscita. Da qui l'usanza di far passare i morti dalla porta e poi richiuderla subito e saldamente, affinché la Morte non tornasse a casa per prendersi qualcun altro.

Poppi: fantasmi veri, fantasmi falsi e morti viventi

Ma alcuni morti di questa zona sembra che non abbiano trovato pace. Allontaniamoci un po' da Arezzo, seguiamo l'Arno e arriviamo a Poppi, dove troviamo un castello. Il castello di Poppi una volta era circondato da alte mura; all'interno c'è un grande piazzale, che era il preferito dei cavalieri dei dintorni per scontrarsi in duello. I conti Guidi, proprietari del castello, accoglievano volentieri i cavalieri; dato che all'epoca i duelli non avevano norme e regolamenti ben definiti – come invece ebbero in seguito – poteva capitare che un duellante rimanesse ucciso. I Guidi avevano allestito a proposito un sepolcro speciale per i morti in duello. Pare che nelle notti di luna piena i fantasmi degli antichi guerrieri cerchino ancora di scalare le mura per darsi battaglia nel piazzale, e si sentono rumori di cozzare d'armi. All'alba scompare tutto, ma le mura rimangono a lungo sporche di sangue. Non azzardatevi ad arrampicarvi su per le mura o la spada di un fantasma vi taglierà la mano!

Gli spiriti dei guerrieri sono evidentemente molto inquieti in quest'area, perché anche nel Piano di Campaldino è meglio non girare di notte, potreste venire accolti da un lancio di sassate di misteriosa provenienza. In quel campo infatti si combatterono molte battaglie, così tante che i contadini si lamentavano perché il terreno era improduttivo a causa del troppo sangue accumulato nei secoli. Pare che ancora oggi scavando spuntino fuori ossa umane e armi antiche.

Torniamo ai conti Guidi, per raccontare di uno scherzo veramente terribile che fecero ai danni del povero poeta e menestrello Grifo, scherzo narrato anche da Emma Perodi nelle celebri Novellle della Nonna, raccolta di fiabe fantastiche toscane. È la storia del morto resuscitato, ancora molto popolare nel Casentino e ritenuta autentica.

Grifo, ospite dei conti, raccontò loro del grande spavento provato nel veder muoversi la statua dell'antenato, Guido di Simone di Battifolle, che avrebbe proteso le braccia verso di lui. I conti ne risero e attribuirono la visione al buon vino dei castelli, che evidentemente era stato molto gradito dal Grifo, e decisero di giocargli una burla tremenda; Di notte uno di loro si vestì con l'autentica armatura di Guido di Simone, andò dal Grifo addormentato e lo svegliò con urla e minacce, minacciandogli di buttarlo nel celebre trabocchetto del castello se non se ne fosse andato. Ma lo scherzo andò ben oltre le intenzioni, perché Grifo morì dallo spavento. Lo si mise allora in una bara nel sotterraneo. Dopo tre giorni due becchini scesero per dargli la definitiva sepoltura; ma dalla cripta si udirono urla e rumori agghiaccianti. I più coraggiosi decisero di andare a vedere cos'era successo e trovarono uno spettacolo allucinante: i becchini giacevano svenuti e semimorti per terra, la cassa era schiodata e un'orribile figura, gialla, macilenta, scheletrita, con occhi stravolti, strisciava su per l'erta scala. Era il Grifo, vestito solo del lenzuolo e orribile a vedersi. Infatti in realtà non era morto. Nonostante tutto ciò che aveva passato Grifo riuscì poi a rimettersi e da quel giorno i Guidi lo ebbero sempre carissimo e lo tennero con loro. Ma da allora per la gente fu "il morto resuscitato" e si segnavano sempre al suo passaggio, colti da un religioso pizzico di terrore.