In un mondo di animali antropomorfizzati, Will Harris è una capra "di taglia media" con l'ambizione di giocare ad armi pari con gli animali di taglia più grande: il ruggiball, una sorta di pallacanestro con scenari più fantasiosi rispetto ai normali campi da basket. È bravo, agile e preciso nei tiri. Il problema è che proprio a causa della sua taglia nessuno crede che possa competere sul campo. Quando in una partita di strada riesce a tenere testa a un campione professionista, il leggendario cavallo Sbrocco, diventa una star dei social e viene notato dalla proprietaria della squadra della sua città, in crisi sportiva ed economica la quale lo ingaggia più che altro per il ritorno di immagine che potrebbe ottenere.
Ma Will non è disposto a restare in squadra con funzioni decorative e spinge per giocare, nonostante la diffidenza dei compagni di squadra, a cominciare dalla capitana della squadra, la pantera Jett Fillmore, per anni considerata la giocatrice G.O.A.T. (Greatest Of All Time), che mal sopporta di essere invecchiata e di non essere più all'altezza del suo glorioso passato.
Il gioco di parole del titolo, GOAT – Sogna in grande, diretto da Tyree Dillihay e Adam Rosette, ispirato al libro per bambini Funky Dunks di Chris Tougas, diventa chiaro se ricordiamo che in inglese goat significa proprio capra.
Si tratta di una storia di formazione a sfondo sportivo, con un percorso di crescita per il protagonista, ma anche un arco di trasformazione per i comprimari.
Trattando infatti di uno sport di squadra, viene ribadito, come insegnamento per i più piccoli, che la vittoria non nasce da un singolo giocatore, ma dall'armonia tra i compagni di squadra. I giocatori devono ricordare di passare la palla quando è più sicuro, piuttosto che tentare un difficile canestro per inseguire vanamente la gloria personale, perché non solo importante vincere, ma anche come si vince.
Will non sarà solo il giocatore che con la sua bravura darà un importante contributo, ma anche il fulcro e il motivatore, il collante di una serie di rapporti che ridarà lo spirito di squadra a cinque personaggi che all'inizio della storia erano totalmente individualisti.
Nonostante l'ambientazione non certo inedita, ma ricordiamo che la Disney o la Dreamworks non possiedono di per sé l'idea di un mondo di animali umanizzati, ma solo le sue applicazioni, il film ha dalla sua una sceneggiatura ben scritta, personaggi, anche comprimari, ben caratterizzati, gag ben dosate che arrivano al punto giusto, e la tecnica di animazione stilisticamente riconoscibile della Sony Pictures Animation. La miscela giusta per iniziare un potenziale nuovo franchise.
Un prodotto per famiglie che funziona e che può dare un'ora e mezza di piacevole svago.















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