Joseph Cross è un uomo solido con un buon lavoro, una famiglia alle spalle, moglie e due figli, e una vita all’apparenza tranquilla. Il suo unico errore sembra quello di aver passato una notte, complice alcol e tristezza, con Béatrice, una donna sola che, rimasta incinta, ha deciso di tenere il bambino. Proprio a ridosso di un lavoro importantissimo, Joseph viene chiamato dalla donna a causa di un parto prematuro e, nonostante non abbia ancora avvertito sua moglie e l’assenza improvvisa gli costerà il lavoro, decide di mettersi in viaggio verso Parigi per essere presente alla nascita del nuovo figlio. Joseph ha avuto un terribile rapporto con il padre ed è deciso a tutto pur di non ripetere gli stessi errori.

Presentato nel 2024 in concorso alla Festa del Cinema di Roma, La scelta di Joseph, remake di Locke (2013), ha trovato solo oggi una sua distribuzione in sala. La pellicola, diretta da Gilles Bourdos e adattata da Michel Spinosa, non varia molto dal capostipite britannico, mantenendo un ambiente chiuso, quello della macchina in cui viaggia Joseph, e affidandosi alla bravura dell’unico attore in scena: Vincent Lindon. La durata breve del film, meno di un’ora e mezza in un’epoca in cui è la prassi superare le due ore abbondanti, aiuta una storia che deve essere carica di tensione, pur svolgendosi tutto all’interno di una macchina. La narrazione allora si divide in tre: il lavoro nel cantiere a cui Joseph doveva essere presente e che gli vale il licenziamento, la confessione alla moglie a cui rivela il tradimento, e il parto problematico di Béatrice. L’intreccio gioca con questi archi narrativi, via via che la storia procede e diventano sempre più problematici, usando anche l’immobilità di Joseph seduto in macchina a guidare come fonte di disagio.

Da questo punto di vista va da sé che una pellicola come La scelta di Joseph è prima di tutto una prova d’attore di Vincent Lindon. Se da una parte è vero che la regia e in particolar modo la fotografia contribuiscono a creare un’atmosfera quasi da thriller, con tagli d’immagine e situazioni cupe da noir in cui l’azione avviene solo di notte e in autostrada, è Lindon a reggere tutto sulle proprie spalle. Una prova impressionante al pari di quella che fu di Tom Hardy in Locke, dove ogni sfumatura del volto o inflessione della voce diventano centrali, tanto più se si considera che da un punto di vista fisico c’è una completa immobilità dell’attore. Il focus del racconto si concentra invece sull’idea di mettere in scena un singolo momento di cambiamento drastico nella vita di un individuo in cui ci sarà un prima e un dopo. Nonostante la solidità del protagonista, il suo errore, frutto di un momentaneo colpo di testa, ha il potere di travolgergli per sempre l’esistenza, per questo la forza di La scelta di Joseph sta proprio nel mostrare quasi sotto una lente d’ingrandimento questo singolo momento di trasformazione.