La piccola Karin viene affidata dal padre a fare visita al nonno, che si prende cura di un tempio, per quello che dovrebbe essere un breve soggiorno. L’uomo ha delle faccende di debiti da sbrigare e non vuole coinvolgere la bambina, ma le promette di tornare a riprenderla in occasione dell’anniversario della morte della madre. Il tempo passa e Karin sente di essere stata abbandonata, così scappa decisa a tornare da sola a Tokyo per andare a visitare la tomba della mamma. Ad accompagnarla però ci pensa Anzu, il gatto fantasma che vive nel tempio. Una volta era un semplice gattino adottato dai nonni di Karin, ma con l’andare degli anni, invece di invecchiare e morire, diventò sempre più grande, imparando a parlare e a occuparsi del tempio. Anzu si è perfettamente integrato tra gli umani, guida il motorino e fa dei piccoli lavoretti; così, quando Karin decide di tornare a casa, la segue per darle una mano. Ma Anzu è anche un bakeneko (“gatto mutaforma”) e uno yōkai (uno spirito), capace di conversare con altri spiriti come lui e di trovare la porta che conduce nell’aldilà.

Presentato al Festival di Cannes 2024, Ghost Cat Anzu, tratto da un manga scritto e disegnato da Takashi Imashiro, è stato portato sul grande schermo da Yoko Kuno e Nobuhiro Yamashita utilizzando la tecnica del rotoscopio: riprese live action usate come riferimento per rendere i disegni più realistici, specie nei movimenti umani. Sul piano della resa visiva la pellicola riesce perfettamente a operare una sintesi tra immagini bidimensionali, spesso stilizzate, e resa realistica. I tratti dei personaggi umani sono il frutto di una sintesi di caratteristiche fisiche operate per sottrazione, che restituiscono perfettamente allo spettatore il loro equivalente fotografico. Anche i personaggi fantastici come Anzu sono un mix perfetto tra stilizzazione felina e umana, passando nella narrazione dall'una all’altra senza problemi e definendo con precisione il carattere del personaggio.

Anzu, un po’ Totoro e un po’ Doraemon, nell’economia della storia è il classico spirito con fattezze da animale che accompagna la protagonista nel suo viaggio di formazione. Nel caso specifico il tema è quello dell’elaborazione del lutto, oltre all’amicizia e alla crescita, con un viaggio in un mondo fantastico che ricorda tanti illustri predecessori. Da questo punto di vista non si può dire che Ghost Cat Anzu risulti particolarmente originale nell'intreccio narrativo, proponendo una favola godibile ma priva di spunti inediti nella trattazione dei temi messi in campo. È invece nella straordinaria esecuzione tecnica — che comprende tutti i comparti, dalla regia al character design, dagli sfondi all’animazione fino alla scelta dei colori — che il film risulta un’esperienza visivamente straordinaria, specie in un’epoca in cui l’animazione sembra diventata un’esclusiva della computer grafica.