Nel 2004 seguiamo tre amiche in crisi. Elsa, regista pubblicitaria, incontra l'amore in un pompiere-spogliarellista; un'amica trova la forza di lasciare il marito violento sulle note di Chavela Vargas; Natalia elabora il lutto per il figlio. Ma nel 2026 scopriamo la verità: queste donne sono i personaggi della sceneggiatura di Raúl Rossetti, regista sessantenne in crisi creativa. Elsa è l’alter ego di Raúl. Consumato dal bisogno ossessivo di fare cinema per sentirsi vivo, Raúl infrange ogni barriera etica e attinge alla sua realtà. Per nutrire la finzione cannibalizza le vite delle uniche persone che lo circondano – il compagno Santi e l'assistente Mónica – finendo per fare i conti con l'accusa di essersi appropriato delle loro esistenze.

È possibile realizzare deliberatamente un brutto film per riflettere sulla creatività? E, con un lucido atto programmatico, decidere di non girare quella pellicola ispirata che avrebbe potuto essere? È questa la provocazione che Pedro Almodóvar lancia con Amarga Navidad, imbastendo una narrazione divisa in due blocchi speculari: da un lato la storia di Elsa e delle sue amiche, caratterizzata da un intreccio noioso e mal scritto; dall'altro quella del regista Raúl che, dopo anni di aridità artistica, si appropria della vita privata della sua assistente Mónica, a sua volta tratteggiata in modo superficiale. Tutte le dinamiche tra i personaggi, siano essi reali o di finzione, scorrono senza suscitare empatia. Non ci riesce la ricca Elsa con le sue crisi di panico, non convince l’amica Patricia (forse tradita dal marito), e lascia freddi persino il dramma di Natalia, che ha perso un figlio ma viene introdotta troppo tardi nella narrazione.

Il punto di svolta arriva quando Amarga Navidad passa dalla finzione alla realtà: è proprio Mónica a evidenziare a Raúl, con spietata lucidità, quanto la vicenda sia scialba. In quel preciso istante il regista comprende la vera direzione da prendere, cambia il protagonista – che fino a quel momento era Elsa, il suo alter ego – e inizia a scrivere un film che noi spettatori non vedremo mai. Se da un punto di vista teorico questo gioco di specchi è estremamente affascinante, capace di offrire una prospettiva inedita sulla crisi creativa e sul bisogno viscerale di superarla, la messa in scena non si rivela altrettanto brillante. Per gran parte della sua durata, Amarga Navidad sembra semplicemente un brutto film. E anche se il finale ne svela i motivi profondi, questo non basta a salvarlo da una visione decisamente faticosa.