Celeste è un’ex cecchina dell’esercito che non riesce a tornare a una vita normale. Dopo il divorzio, si è reinventata tuttofare in un parcheggio di roulotte nel New Mexico e, nonostante una vita tutt’altro che regolare, cerca di mantenere un rapporto con la figlia Daisy, che il suo ex marito le ha affidato per il week-end. Peccato che, a pochi chilometri di distanza, in una base segretissima, qualcuno stia cercando di creare il soldato perfetto, pasticciando con la testa e il corpo di militari feriti in guerra. A capo del progetto c’è uno scienziato pazzo con simpatie naziste, convinto che per trasformare un uomo in una macchina da guerra sia sufficiente liberarlo da ogni inibizione e limite. L’esperimento, ovviamente, va male e tre supersoldati evadono dalla struttura, lasciandosi dietro una scia di cadaveri e dirigendosi verso il parcheggio dove vive Celeste.

Onslaught – Assalto Finale di Adam Wingard, prodotto da A24, guarda dichiaratamente a quei film super action degli anni ’70, ’80 e ’90 con Chuck Norris e Jean-Claude Van Damme, quando per mettere in piedi una storia bastava spesso una semplice equazione: eroe contro super cattivo, possibilmente molto incazzato. I nuovi eroi, per esempio, il film di Roland Emmerich del ’92, metteva in scena proprio dei supersoldati rianimati e rigenerati dopo la guerra in Vietnam. La qualità della regia, la plausibilità della trama o la profondità dei personaggi erano elementi secondari: quelle pellicole vivevano soprattutto del carisma del protagonista e della capacità di non prendersi sul serio. Erano film testosteronici, fracassoni e spesso involontariamente trash, ma proprio per questo divertenti. Lo spettatore non chiedeva sorprese: chiedeva che la storia facesse esattamente quello che prometteva.

Il problema è che Onslaught – Assalto Finale sembra conoscere perfettamente questo modello sulla carta, ma non averne capito il funzionamento. Se gran parte di quelle pellicole si reggeva sul carisma del protagonista, la scelta di affidare il ruolo a una donna avrebbe potuto essere interessante, soprattutto nel 2026. Peccato che Adria Arjona sia decisamente più credibile su una passerella che con un fucile in mano. Manca quella fisicità, quella presenza scenica capace di trasformare un personaggio sopra le righe in un’icona action. E quando viene meno anche questo, resta ben poco a cui aggrapparsi. A peggiorare le cose ci pensano una serie di elementi che sembrano inseriti soltanto per allungare il brodo e il minutaggio: dal trucco di Dan Stevens in stile Dott. Satana alla parentesi nello strip club, passando per il personaggio di Rebecca Hall che non si capisce chi sia. Sono deviazioni narrative che non aggiungono nulla e soprattutto non contribuiscono a costruire personaggi che vadano oltre la loro funzione nella storia.

Stesso discorso per il cosiddetto “fucile di Cechov”, ovvero quel principio di scrittura secondo cui, se mostri un oggetto, prima o poi quell’oggetto dovrà avere una funzione nella storia. Un esempio classico sono i bicchieri d’acqua di Signs, apparentemente insignificanti e poi fondamentali per sconfiggere gli alieni. Onslaught – Assalto Finale decide invece di fare esattamente il contrario: mostra Celeste mentre pulisce ossessivamente un arsenale degno di una piccola guerra privata, salvo poi dimenticarsene completamente quando arriva il momento di combattere. Non è un dettaglio insignificante: è il genere di scelta che crea nello spettatore un’aspettativa per poi tradirla senza che ci sia alcuna ragione narrativa.

Ma il vero problema è un altro: Onslaught – Assalto Finale non sa essere ironico e per un film del genere è un peccato capitale. Perché l’assurdità della trama, i supersoldati psicopatici, lo scienziato nazista, la strage nel parcheggio e tutto il resto potrebbero tranquillamente funzionare, a patto di essere accompagnati da una sana dose di consapevolezza. Invece il film sembra prendere sul serio anche ciò che non potrebbe esserlo. Così, quello che dovrebbe essere un’esplosione di action, violenza e trash si trasforma in qualcosa di sorprendentemente fiacco. Persino l’inverosimiglianza di alcune situazioni, come i sopravvissuti del parcheggio che continuano inspiegabilmente a non essere fatti fuori dai tre supersoldati, non riesce mai a diventare divertente per la sua assurdità. Rimane semplicemente lì, a ricordarci che Onslaught – Assalto Finale avrebbe potuto essere un folle e divertente omaggio al cinema action di serie B, invece è soprattutto un film che non sembra sapere cosa farsene del modello a cui vorrebbe rifarsi.