Una giovane coppia, Katie e Micah, appena trasferitasi in un comodo appartamento in periferia, è terrorizzata da eventi misteriosi che si verificano per lo più di notte. Micah decide di montare una telecamera che riprenda nottetempo tutto quello che avviene nella loro camera da letto mentre dormono. L’incubo è appena iniziato.
Paranormal Activity è un film talmente derivativo e prevedibile nei suoi meccanismi estetici e commerciali, che è difficile parlarne senza rimasticare un intero carretto di indigesti cliché. Sicuramente è ancora più arduo farlo dopo qualche settimana di programmazione nei cinema, comunque premiata dall’affluenza di pubblico, dopo la generica ondata di delusione e dopo le molte dissertazioni firmate da critici noti o improvvisati. Di questo horror soprannaturale a budget microscopico, girato dal regista israeliano Oren Peli nella propria casa con soli quattro attori, è già stata sviscerata la parentela più o meno diretta con il più popolare (e riuscito) The Blair Witch Project. Si è abbondantemente sottolineato quanto la mitologia mediatica di quest’ultimo abbia contribuito a costruirne il culto e a prepararne la visione. Mitologia del tutto assente nel caso di Paranormal Activity, se glissiamo sul clamore sorto intorno alle presunte angosce che il film avrebbe causato a Steven Spielberg, vero testimonial della pellicola e punta di diamante della sua campagna pubblicitaria.
L’effetto più scontato di un film come questo, annunciato come la consueta onda di terrore che ciclicamente spazza gli Stati Uniti, consiste
I più maturi ricorderanno forse quando, nella prima metà degli anni settanta, L’esorcista di William Friedkin giunse sui nostri schermi dopo aver sbancato ai botteghini americani e aver causato (così si diceva)
Gettiamo la maschera. Il genere cinematografico del finto documentario, di cui The Blair Witch Project non è il prototipo, ma solo uno dei suoi
Può darsi che Paranormal Activity sia un prodotto troppo americano per
Insomma, una pietanza non per tutti, e dal sapore confondibile. Ma non per questo necessariamente da buttare.















