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Il Prigioniero di Azkaban: la recensione di Empire

Ormai tredicenni, Harry Potter e i suoi amici stanno per tornare a Hogwarts per un altro anno scolastico, ma stavolta c’è un problema: un pericoloso assassino è evaso dalla prigione dei maghi di Azkaban.
Nel tentativo di ricatturarlo i terribili secondini, chiamati Dissennatori, cominciano a pattugliare i dintorni della scuola, mentre Harry scopre che il fuggiasco lo sta cercando...
In 142 minuti pieni di azione Alfonso Cuarón è riuscito a reimmaginare totalmente l’estetica di Harry Potter, tanto che i giovani fan si chiederanno dove siano andati a finire i colori a cui li aveva abituati la precedente regia di Chris Columbus.
Il rapidissimo inizio in cui appaiono i Dursley è talmente intriso di uno squallido color beige suburbano da farci subito capire che il regno della magia ha infine affondato le sue radici nella nostra quotidianità di Babbani, mentre Hogwarts trae beneficio dalla nuova collocazione nella stupenda cornice naturale di Glen Coe, in Scozia.
Sfruttando al meglio tanto il grandangolo quanto le riprese computerizzate, Cuarón offre continuo movimento e scoppiettante inventiva, senza paura di introdurre idee non espressamente autorizzate dall’autrice.
Purtroppo il regista non ha proprio tutto sotto controllo: i ragazzi sono troppo legati al copione — non che siano incapaci, ma semplicemente inadatti al fardello sempre più pesante che devono portare — e faticano a confrontarsi con attori (in particolare Gary Oldman e David Thewlis) cui basta uno sguardo per rendere credibile la piattezza del dialogo.
Si ha, inoltre, la sensazione che la ferrea struttura in tre parti resista con pervicacia a ogni tentativo di adattamento, nonostante la buona volontà di Kloves.
Come negli altri episodi, il terzo atto “esplode” casualmente, all’improvviso, mentre la sezione centrale è particolarmente macchinosa e sconclusionata, con Harry che affronta passivamente le troppo numerose scene destinate a sconcertare chi non conosce a fondo i libri.
Per fortuna il gran finale (che Columbus aveva pasticciato fuor di misura nei primi due episodi) si rivela il vero asso nella manica. Il libro è il più complesso della serie e anche quello con il finale più coinvolgente: Cuarón distribuisce abilmente i colpi di scena, così da raggiungere un climax che esplode nella scena al chiar di luna.
Cominciano a emergere i limiti di una serie rigidamente strutturata e questo può essere, a vostra scelta, divertimento ad altissimo livello per i bambini di ogni età, un classico per tutta la famiglia oppure un bel pacchetto nuovo per il solito vecchio regalo.
Finalmente con questo film la brillante saga letteraria raggiunge la maturità ma, inaspettatamente, il vero eroe non è il giovane mago ma un messicano di mezz’età...
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Commenti
2 sì, questo film è nettamente migliore degli altri due seppur fossero, gli altri, girati da Columbus che ha realizzato film come Mrs...non so scrivere il nome ma tanto il film con Robin Williams lo conoscete tutti, quello del papà che si traveste da tata per intenderci. Ho trovato molto più interessante, maturo, pulito e brillante il 3° 8e credo sarà così anche il 4°) piuttosto che i primi 2. Forse troppo bambini, come i primi 2 libri del resto
» postato da HarryGirl alle 15:58 del 01-06-2005
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1 sottoscrivo la recensione..sono le stesse identiche cose che anche io ho pensato guardando il film.
» postato da luca alle 01:46 del 01-06-2005