Chi è lo scrittore?

G.L. D’Andrea, come riesci a conciliare la tua attività di scrittore, con il lavoro, la famiglia, figli, ecc. ecc.?

La domanda va rovesciata. Vedi, io scrivo perché senza la scrittura annego. Non è una questione di posa “drammatica”. Non mi interessano le pose, non inseguo la coolness. Come dice un amico, non sono di quelli che vogliono aver scritto per potersela tirare. A me interessa la “cosa in sé”. Che è, appunto, scrivere. Il resto, quindi, deve essere necessariamente un corollario. E lo è.

Come scrittore, come organizzi la tua giornata lavorativa? Ogni scrittore ha una sua ritualità nello scrivere, qual è la tua?

Cerco di essere metodico. Cerco di creare una routine che poi mi costringo a  rispettare il più possibile. L’autodisciplina non mi difetta, quindi non è quasi mai un problema. Nello specifico: cerco di scrivere almeno sei o sette ore al giorno, sacrificando, se necessario, ore di sonno.

Senti di avere raggiunto qualche traguardo?

No, impossibile. E’ ancora troppo presto. Che traguardo vuoi che sia riuscire ad avere il proprio libro nelle librerie in uno dei paesi in cui si pubblica di più al mondo? No. E nemmeno le recensioni positive sono un traguardo, così come non lo sono le mail dei lettori. Bellissime e spesso molto acute (i lettori del W sono molto… particolari), ma non sono un traguardo. Il traguardo è una specie di chimera: riuscire a scrivere qualcosa che sia realmente aderente a quello che è il libro prima di essere scritto. La parola, scritta sul muro o digitata sullo schermo di un computer, è sempre più “pesante” e “inadeguata” rispetto all’idea che la precede. Il traguardo sarebbe quello di trovare perfetta aderenza fra l’idea e la carta inchiostrata. Temo sia difficile…

Leggere

Quali sono i tuoi hobby, il passatempo preferito, cosa ti piace leggere? E quali sono i tuoi autori preferiti?

Ce ne sono molti, moltissimi. Miller, Dantec, Lovecraft. De Quincey, Pynchon, Mieville, King, Barker, Mailer, Tosches, Malaparte, DeLillo, Palahniuk... E poi, su tutti, Borges. Il divino Borges, certo. Mi piace molto William T. Vollmann. E Roth. David Peace, Dereck Raymond. Provo una venerazione che sconfina nell’odio per David Foster Wallace. Poi c’è la poesia e la filosofia. Pascal, ad esempio, Nietzsche, ma non sono sistematico. Amo la poesia, è molto importante per me. Come vedi sono tutti autori che hanno qualcosa da dire. Mi piace quando un autore cerca di far luce su un pezzetto di realtà che a me, magari, sfugge. Realtà dell’animo umano, naturalmente. E’ l’unica che mi stimoli realmente.

Quali autori ti fanno da "guida"? Cosa leggi abitualmente?

Come detto, leggo di tutto, purché abbia qualcosa da dire. Scrittori guida? Penso di capire quello che intendi ma, francamente, non so che dirti. Le influenze sono molte, alcune lusinghiere, altre meno. Alcune evidenti, certe molto più nascoste, ma non meno importanti.

Che libro hai in questo momento sul comodino?

Ne ho due. Tendo a leggere qualcosa di nuovo e rileggere contemporaneamente qualche libro da cui ho qualcosa da imparare. Al momento ho appena finito, ma davvero appena, “La camicia di ghiaccio” di Vollmann, un libro impressionante anche se difficile. E mentre sono indeciso se attaccare “La difesa di Luzin” o “Spider” rileggo Nexus, di Miller.

Per concludere, vuoi darci un consiglio di lettura?

Volentieri. Ultimamente ho letto con piacere “Dispacci” di Herr, che poi è il libro da cui è stato tratto Apocalypse Now, uno dei libri “definitivi” sulla guerra (nonostante l’orrendo risvolto di copertina di Gianni Riotta). Il libro di Lara Manni, Esbat, è molto efficace così come molto bello è “La letteratura nazista in America” di Bolaño. Ma a dire la verità il libro più bello che mi è passato fra le mani negli ultimi mesi è un manoscritto inedito che spero tutti possano apprezzare fra non molto.

Scrivere

Quando hai scoperto, e come, che avevi qualcosa da dire, che sentivi la necessità di
L'autore
L'autore
scrivere? E quando hai iniziato e su quali argomenti? Quale è stato il percorso che hai affrontato prima di veder pubblicato un tuo romanzo? Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho scoperto presto che scrivere era la mia cosa. Grazie ad una maestra. Aneddoto divertente, ma vero. Vedi, io sono terribilmente negato per il disegno e questa persona mi spiegò che per mostrare le cose bastava tracciare delle semplici lettere una dietro l’altra. Mi ha spalancato un mondo, letteralmente. Crescendo ho capito che scrivere non è soltanto mostrare ma che ha più a che fare con la seduzione.

Ho iniziato in maniera confusa, scrivevo e scrivere mi bastava. Non servivano storie, bastava la penna sulla carta. Certo, a pensarci bene c’era sempre un ché di sinistro, di scuro, in quello che scrivevo, ma penso che quando si è agli inizi l’inconscio abbia molta più voce in capitolo di quanto si pensi. Per quel che riguarda la mia storia editoriale… Ho iniziato a mandare in giro dei manoscritti - francamente orrendi - ricevendone le solite cartoline “al momento non siamo interessati, ma ritenti che sarà più fortunato”. Non l’ho mai vissuta come una sconfitta, anzi. Quelle cartoline prestampate mi davano nuova fiducia. Non ho mai visto nella pubblicazione un traguardo, la pubblicazione è necessaria per permetterti di far leggere ad altri ciò che ti passa per la testa, ma non è agli applausi che penso quando scrivo. Detto questo: è ovvio che avere fra le mani un libro con il proprio nome sopra sia una sensazione molto bella, non lo nego. Alla fine è arrivato il fatidico punto di svolta, grazie al direttore di Meridiano Zero che mi ha detto, senza mezze misure, che per la sua collana non sarei mai andato bene. Il motivo era semplice quanto ovvio: non stavo scrivendo la mia cosa, la stavo ancora cercando. Ma, a suo parere, c’era del talento. E quindi mi ha fatto contattare da quello che sarebbe diventato il mio agente.

Capire la tua cosa: consiglio ovvio e semplice, ma difficile da mettere in pratica. Ci sono voluti altri cinque anni, da quel momento, per arrivare alla firma del contratto con Mondadori. Resta pur sempre un consiglio molto utile.