”In Italia, dove c’è odore di zolfo, da un punto di vista letterario s’intende, è facile che spunti fuori un autore come Danilo Arona, che infatti è presente in Bloody Hell con il racconto Egun, in cui ritorna su un suo grandissimo amore, spesso protagonista anche della sua narrativa, oltre che di un impegno artistico attivo: la musica. Quella suonata dal vivo, da musicisti veri. “Posseduti”; ) dalla musica stessa…

Danilo Arona
Danilo Arona
“Da anni ci giro attorno. La musica, il suono, il rumore... – Ha aggiunto Danilo al mio commento. - Vorrei creare un grande affresco in chiave horror o thriller in cui il suono si configuri come qualcosa di maligno che invade subliminalmente le nostre città, quasi a nostra insaputa. La musica come mega-spettro... Ovvio, è solo fantasia, sono un musicista. Però, qualcosa di più radicale e meno metaforico di quel che rappresento ne La stazione del Dio del Suono... Peraltro nel Palo Mayombe, come nel vudù in genere, danza, musica e percussioni svolgono una funzione tecnica che porta all'invasamento e alla possessione... Motivazioni che sono sempre rimaste sullo sfondo e mai sono divenute protagoniste. Forse è il momento di una svolta...”

Un altro autore professionista è Angelo Marenzana (Il viaggio di Mary), il quale ha varie esperienze antologiche al suo attivo, anche come curatore. Gli ho chiesto:- Hai partecipato a tante antologie. Quale stimolo in particolare ti ha spinto ad entrare in questo gruppo? Come hai risposto alla sfida lanciata?

“Innanzitutto i compagni di viaggio. Curatori compresi. Tutti amici, scrittori di buon livello professionale, e con alcuni di loro già con diverse esperienze condivise (che in questi ultimi anni mi hanno dato molte soddisfazioni).  E poi è stata la curiosità a farla da padrona. Curiosità verso il mondo che voleva esplorare un’antologia come Bloody Hell, un mondo che non ho mai approfondito più di tanto ma che mi ha sempre affascinato nelle sue trasposizioni letterarie e cinematografiche. Si tratta di un genere che ultimamente, anche come scrittore, mi sta coinvolgendo sempre di più perché mi pone di fronte a misteri che non si dipanano mai fino in fondo, che lasciano uno spiraglio aperto, dove la verità è sempre qualcosa che sfugge anche quando si pensa di averla agguantata per il collo. In veste di scrittore raccontare storie con queste caratteristiche mi permette di muovermi su confini molto labili, di camminare sulla corda ma al tempo stesso di riuscire a restare in equilibrio. Con Il viaggio di Mary ho provato a muovermi in una piccolo gioco di contaminazioni varie, e spero di essere riuscito nell’intento di raccontare quella verità scivolosa (legata a un mito antichissimo ma sempre attuale, e cioè quello di una maschera tribale africana) che mi ero prefissato fin dall’inizio, grazie anche all’utilizzo di diversi piani narrativi. Ne approfitto anche per ringraziare l’editore Demian per il coraggio e la disponibilità che ha messo in un progetto come Bloody Hell.”

A Gabriele Falcioni, autore di Una nuova strategia, ho provato a mettere sul piatto quel suo ingrediente di hard boiled, un po’ come in quel grande film che fu Angel heart di Alan Parker… Gabriele ha replicato:

“Il paragone è impegnativo. Non avrei mai pensato che il mio racconto potesse meritare tanto. Come nel film, il mio protagonista prende in prestito alcuni caratteri del genere e si muove in un ambiente che il lettore percepisce come uno stereotipo. Poi s'insinua ilfantastico, prende il sopravvento e la storia arriva alla sua folle conclusione. La cosa è voluta. Tracciare una strada con gli stereotipi, per poi ribaltarli, è un modo infallibile per cogliere il lettore di sorpresa. Mi piace l'idea di giocare con lui, e di giocarlo. Il racconto è nato nel 2006 come esercizio di stile, senza un'idea precisa di dove andare a parare. In Carboneria (www.carbonerialetteraria.com) stavamo discutendo di noir e delle sue declinazioni. Guardavo all'hard boiled come un genere da imitare per capire se fossi in grado di scriverne. Ma non c'è stato nulla da fare: il fantastico mi attrae come un buco nero e anche allora ha preteso il suo tributo. In questo caso l'elemento fantastico ha assunto le fattezze di un demone. Quando sono arrivato all'incontro, però, mi sono bloccato. Volevo qualcosa di speciale per rendere interessante una scena che è stata descritta un milione di volte da autori ben più capaci di me. Quindi ho lavorato sull'antagonista, e su una giustificazione originale per un certo comportamento, invero assai deviante dal canone. Da cui il finale. Trovata l'idea giusta, ho poi rieditato il testo in funzione della nuova prospettiva. Ripensandoci, il demone ha sicuramente più di un debito nei confronti di Mr Louis Cypher. È risaputo che le suggestioni per la scrittura vengono da tutto quello che abbiamo visto e letto, e interiorizzato. Non potremmo scrivere nulla senza l'input creativo di chi ha narrato prima di noi. Forse la mia storia è originale e forse non lo è: le idee sono nell'aria. Lasciatemi però l'illusione di aver inventato qualcosa. Chi gioca con la fantasia gode di queste piccolezze.”Cambio di prospettiva con il racconto di Arturo Fabra (Torna a casa mamma), che ha scelto  l’infanzia come campo d’azione per angeli e demoni… “Già, sono rimasto intrigato dal far affrontare le identificazioni religiosi/mitologiche della contrapposizione bene/male da un bambino che a detta degli psicologi si trova in quel momento di formazione in cui la propria "innocenza" può essere segnata per sempre, ma soprattutto perché un bambino crede senza remore logiche e sociali all'esistenza di qualcosa di metafisico, da Babbo Natale ai vampiri. Anche se, alla fin fine, era la canzoncina del titolo che continuava a ripassarmi in mente.”