Per quale ragione ha deciso di raccontare questa storia?
A cosa si è ispirato per scrivere di Gesù e a cosa per scrivere di Cristo?
Volevo drammatizzare le differenze tra l’uomo Gesù, la figura storica, e Cristo la figura inventata, la creazione della Chiesa. Ho pensato che il modo migliore fosse scinderle in due persone diverse. L’idea di farne due gemelli è venuta subito dopo, anche perché mi è sempre piaciuto scrivere di gemelli, sono interessanti. Nelle storie ci sono quasi sempre un gemello buono e uno cattivo, e c’è quasi sempre una scena in cui uno viene scambiato per l’altro. Ed ecco la scena della resurrezione: uno viene sepolto, e l’altro viene scambiato per lui.
Quanto alla loro caratterizzazione… Direi che hanno fatto tutto da soli, hanno preso forma nella mia mente naturalmente, come fanno i personaggi. Io ho dovuto solo prendere nota di quello che facevano e scriverlo. Sono rimasto sorpreso dal modo in cui Cristo si è sviluppato, lui è come un personaggio di un romanzo, mentre Gesù non lo sembra affatto. Una volta capito questo ci ho giocato volutamente: tra le altre cose, questa è una storia che parla del raccontare delle storie. Il romanzo è una forma moderna di racconto, creato negli ultimi trecento anni circa. Ho pensato che inserendo un personaggio da un romanzo moderno all’interno di un racconto dal respiro così antico, quasi fiabesco, avrei potuto raccontare come quel personaggio, Cristo – che di fatto rappresenta la Chiesa – trascendeva l’epoca della storia attraversando i secoli. È










