La saga di Shannara al momento comprende poco meno di venti titoli (inclusi quelli ancora inediti in Italia), e anche se la serie del Verbo e il Vuoto si può leggere indipendentemente, tra le due esiste una connessione molto forte. Un insieme tanto ampio di libri collegati tra loro è atipico; ci vuole raccontare di questa scelta?

Questa è una domanda più complessa di quanto sembri. Quando inizi a scrivere il tuo primo libro l’unico traguardo a cui punti è riuscire a pubblicare quell’unico, singolo, libro, e così è stato anche per me. Dopo di che mi sono preoccupato del libro successivo, a cui ho dedicato cinque anni. La stessa storia si è ripetuta con il terzo romanzo, La Canzone di Shannara, scrivendo il quale per la prima volta guardato al futuro della serie. Avevo letto altre saghe in cui la storia continuava all’infinito senza un reale sviluppo, e non volevo fare la stessa cosa, così ho deciso di scrivere delle saghe generazionali, ovvero realizzare tre o quattro libri legati tra loro per poi saltare duecento o trecento anni nel futuro con nuovi personaggi e un nuovo background. Questo avrebbe mantenuto una certa freschezza nella mia scrittura, e avrebbe evitato che i miei personaggi mi venissero a noia, visto che li avrei avuti intorno solo per un certo numero di romanzi. Mi è sembrata la scelta migliore, ed è una traccia che da allora non ho più cambiato.

Al momento ho scritto circa una ventina di libri su Shannara, e alla fine credo che arriverò a farne una trentina circa. I prossimi libri muoveranno la storia sempre più avanti, raccontando diversi momenti nel tempo attraverso protagonisti diversi. Unico salto indietro, verso il passato, saranno i tre o quattro prequel a cui mi sto dedicando ora.

Ci ha anticipato: parlando del futuro di Shannara volevamo chiederle se sa già come, alla fine, la saga di Shannara si concluderà.

No, non ne ho idea. E’ una cosa a cui sto ancora pensando. Nella serie di libri su Shannara che verrà pubblicata negli Stati Uniti a partire dal 2012 esploro il modo in cui la riscoperta della scienza impatterà sulla magia in quanto principale strumento di potere. Si sostituirà alla magia nello stesso modo in cui, una volta, la magia soppiantò la scienza? O succederà qualcos’altro, qualcosa di diverso? E’ una risposta che non ho, la sto ancora cercando.

Ok, ammetto che mi ha sorpreso. Altri autori rispondono di avere tutto in mente da vent’anni…

No, quello è Robert Jordan, che poi però è morto, quindi forse non è una buona idea… No, battute a parte, per me è più interessante lasciare che siano i libri stessi a dirmi ciò che è necessario che succeda, o la direzione da prendere. Ogni volta che scrivo un libro compio un viaggio, un’esplorazione. In questo modo la storia è più interessante per me, ma credo anche per il lettore, visto che ritengo che la freschezza della storia abbia un effetto sul modo in cui i lettori reagiscono al racconto stesso. Se il tutto lasciasse l’impressione di essere stato studiato, programmata da troppo tempo…mmh. Scusate, mi sto dilungando, lo so. Va bene se faccio una digressione? Ecco, diciamo che non piacciono i libri in cui l’autore inizia con un ritmo dirompente salvo poi perdersi in un bicchiere d’acqua per i successivi cinque romanzi: tutti girano come trottole, ma non succede più nulla! Preferisco fare un passo alla volta, purché questo passo faccia davvero procedere la storia. Inoltre, se sai già la conclusione a cui vuoi arrivare devi trovare come arrivarci, cosa che non mi sembra un’idea tanto buona.