Ciao Francesca e grazie della tua disponibilità. Vuoi presentarti ai lettori di Fantasy Magazine? Chi è Francesca Costantino e come è arrivata a pubblicare con Curcio?

Io nasco come giornalista, ho fatto la cronaca per diverso tempo in un piccolo giornale di Roma ma ho sempre avuto il sogno nel cassetto di scrivere una storia a cui pensavo fin da bambina e di cui I figli di Baal- La guida Rossa è la prima di tre parti. Immaginavo un mondo che sarebbe diventato Aurigard, personaggi che si incontravano e si separavano in una serie di vicende: ho poi messo tutto questo nel libro. Sono arrivata a scriverlo e pubblicarlo perché come giornalista non riuscivo a guadagnare abbastanza per mantenermi, anche se ho scritto tantissimo e ho raggiunto l’obiettivo di diventare pubblicista, e ho cercato lavoro nelle case editrici. Ho sempre saputo scrivere bene, e mi hanno preso alla Armando Curcio Editore dove a tutt’oggi faccio l’editor, valuto manoscritti e mi occupo di varie altre cose.A un certo punto ho pensato di proporre la mia trilogia direttamente al mio capo, Cristina Siciliano, che l’ha apprezzato molto e ha deciso di pubblicarlo.

Il tuo progetto è, come hai detto, una trilogia. Secondo te, cosa della tua opera pùò attrarre i lettori, far loro leggere il primo libro e anche i due successivi?

Innanzi tutto i lettori si possono divertire: per  me è stato fondamentale creare una trama avvincente e veloce: sebbene I Figli di Baal sia di seicento pagine, chi l’ha letto l’ha trovato veloce e scorrevole. Sono stata in grado di vivacizzare la trama: ho messo anche una piccola parte di “giallo” nell’ambito della storia fantasy e anche questo crea curiosità. Ho cercato di giocare col lettore, anche con le citazioni musicali che ho inserito: siete in grado di riconoscerle tutte? Non sarà facile per i più giovani, perché a me piace la musica anni ’80 e ’90. In sostanza, la mia idea è: “divertiamoci insieme, io che scrivo e tu che leggi”.

Il tuo libro è stato ispirato da due videogames: che cosa ha conservato e in cosa si è allontanato dal mondo di Diablo e Baldur's Gate?

Di Baldur Gates ho amato tantissimo, oltre alla giocabilità, proprio la trama che è geniale. Mi è rimasta l’idea di questa divinità reietta, Baal, che non conosce il proprio potere ma cresce e si forma nel corso delle sue esperienze: questo è ciò che faranno anche i miei protagonisti. All’inizio della mia saga, l’entità Baal si chiede “chi sono?” e solo alla fine capirà la propria identità e capacità.

Tu eri una di quelle giocatrici compulsive che passavano ore e ore davanti ai videogames? La spinta a scrivere questa storia si è concretizzata durante queste sessioni di gioco?

Io ero proprio così.  Da adolescente mi sono fatta venire anche infiammazioni alla spalla per quanto stavo a giocare. Vivevo costantemente in un'altra realtà, quella virtuale. C’è chi si fa le canne, c’è chi beve: la mia droga era quella. Ora sono molto più moderata come giocatrice, amo e voglio vivere la mia vita reale, riesco a gestire entrambe le cose: a questo proposito, invito i giocatori/lettori a vivere anche la loro vita fuori dal virtuale. Va bene “drogarsi” di gioco perché è una fase, ma dopo un po’ drogatevi di vita!

Hai definito il tuo romanzo Urban Fantasy, eppure è presente anche una componente fantasy classica: come mai questa scelta?

In realtà è stata un po’ una scusa catalogarlo Urban Fantasy. Per me il libro è solo un’insieme di dimensioni che si intersecano: Baal fa tante cose, ha tanti aspetti, così come la vita di tutti è composta da sfere diverse che si incontrano. Certo, c’è la componente magica che consente azioni fuori dall’ordinario. L’ho definito “urban” solo dopo, più che altro perché è una catalogazione che va in questo momento, magari fra dieci anni non ci sarà più.

Oltre che dai videogiochi, sei stata ispirata anche da qualche lettura in particolare?

Assolutamente sì, io sono fan di J.R.R. Tolkien e ho letto quasi tutto di lui, Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Il Silmarillion. Mi ha ispirato tantissimo anche Asimov: lui ha parlato di robot ma di fatto ha ipotizzato la creazione di una nuova razza, che secondo me è quello che cerchiamo di fare noi esseri umani adesso. Mi ha influenzato tanto anche Il rosso e il nero di Stendhal, un romanzo non fantastico ma storico: nel secondo libro della trilogia ci sarà un personaggio ispirato a Julien Sorel.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, oltre agli altri due romanzi della trilogia?

Il mio progetto ce l’ho molto chiaro in mente, si chiama Visione e Missione. Mi vedo nel mio futuro (e qui uso un termine che può sembrare strano) come Maestro di Vita e il messaggio nel libro è proprio questo: come si fa ad arrivare a essere Maestri, anche passando da problemi, da dipendenze, da situazioni difficili. Io ho vissuto la dipendenza da videogames, adesso ne sono fuori  e sono capace di scegliere se giocare o meno e di vivere la mia vita reale. Quindi, dico a tutti: “Scegliete e siate liberi".

Hai una dedica per i tuoi lettori?

Certo: “Questo libro  lo dedico a te che sogni, perché è da ciò che sogni e desideri che crei e plasmi la tua realtà”.