Qual è il tuo genere Fantasy?

Il fantasy ha varie classificazioni: dark, horror, storico, urban, classic, low... forse fin troppe, così risulta difficile stabilire limiti netti persino per i propri gusti. In effetti io stessa non opero troppe distinzioni. Ho sempre apprezzato il dark fantasy; il fantasy storico mi ha sempre affascinato; mentre ormai  a furia di leggere Il Signore degli Anelli ho consumato le pagine. Autori come Joe Abercrombie, Scott Lynch, Jonathan Stroud, Steven Erikson,  Stephen King con la saga della Torre Nera, ma anche autori italiani come, ad esempio, Valerio Evangelisti e Alan D. Altieri: la mia libreria tocca praticamente tutti i sottogeneri e così accade anche per le storie che invento e che, prima o poi, metterò su carta una per una.

Cosa ti ha colpito più del progetto ‘’Urban Fantasy Heroes’’? E perché secondo te è una saga interessante quanto vincente? 

Qui devo parlare sia da lettrice che da scrittrice. Sul lato scrittorio, mi ha attirato la sfida di creare un eroe che si muova in un mondo non ancora delineato e che, anzi, viene costruito pezzo per pezzo a ogni episodio della saga. Siamo stati in parecchi a concorrere alla selezione e, dagli incipit che ho letto, è sorprendente quanti spunti originali siano nati da una semplice linea guida.

Ponendomi dall’altro lato della barricata, per così dire, credo che l’ambientazione urban ci faccia rivivere le città che più o meno conosciamo con occhi ben diversi. Miti e leggende che invadono la realtà quotidiana, “evolvendosi” o traducendosi addirittura nelle moderne tecnologie (come il jinn e i Daimon nell’episodio pilota di Emanuele Manco) creano un mondo che, pur così simile a quello a cui siamo abituati, presenta connotazioni subdole e prive di tutte le certezze di cui siamo così sicuri e, che quindi, affascina.

Trovo inoltre che uno dei punti forti della saga sia il fatto che i suoi eroi siano persone normali, come tutti noi e che d’improvviso, volenti o nolenti, devono confrontarsi con qualcosa di sconosciuto con l’ausilio di poteri di cui erano ignari o che ricevono in dono; ci vuole proprio un attimo a immedesimarsi e a vivere la storia come se fosse propria. D’altro canto, proprio la costruzione dell’eroe ci induce a chiederci: cosa farei in quella situazione? Accetterei la cosa? Come reagirei? Finché i nostri personaggi vivono in un mondo dove la magia e le stranezze sono all’ordine del giorno, la risposta è facile. Quando dobbiamo mettere in gioco persone come noi e farle muovere in una realtà quotidiana improvvisamente stravolta, il discorso cambia e la risposta non è così ovvia come si pensa.

Quanto incide la tecnologia nella vita di ciascuno?  

Parecchio. Ormai ne siamo dipendenti, chi più chi meno, senza rendercene conto. Se da un lato facilita le cose, dall’altro è diventata una “condicio sine qua non”. Ha invaso così tanto la nostra quotidianità che non la percepiamo più come un accessorio, ma come parte integrante del nostro stile di vita. E’ diventata quasi uno status quo che si fa beffe anche dei tempi di crisi: ricordo ancora le tende piantate fuori dai negozi di telefonia il giorno prima che lanciassero sul mercato l’ultimo modello di una nota marca di smartphone. Per quanto mi riguarda, pur lavorando in ambito informatico (sono sviluppatrice software) sono riuscita a non farmi invischiare troppo da mille gingilli come tablet e telefonini di ultima generazione e di certo non perdo la testa, come altri fanno, se per qualche giorno resto senza connessione Internet. Usare il necessario senza farsi incastrare dal superfluo: credo sia questo  il trucco per concederle il giusto spazio.

Da dove nasce l’idea del tuo racconto?

Sono da sempre un’appassionata di storia e di mitologia, quindi il primo step è stato in fin dei conti quale mito o leggenda mi sarebbe piaciuto sviluppare. A ciò si aggiunge la ricerca del palcoscenico ideale e del potere che avrebbe dovuto avere il mio urban hero. Senza rivelare troppo, l’ispirazione è venuta dal connubio di un viaggio in auto, di una visita alle gallerie del museo Pietro Micca e di una curiosità che mi è stata detta riguardo a un fantomatico labirinto che si estenderebbe sotto la città di Torino, usato dalla nobiltà nei secoli passati. Ciliegina a coronare il tutto, uno sguardo allo stemma della città e alle fontane che l’adornano. Tori rappresentati dappertutto e leggende di labirinti... Il resto, come si dice, è storia.

La tua esperienza di editing.

Assolutamente positiva. Emanuele Manco è stato molto professionale e l’editing è filato liscio e rapido. Non sono nuova all’editing di terze parti (un romanzo che ho scritto è già passato sotto editing “professionale”) e spero che il lavoro che ne è uscito soddisfi i lettori della saga. 

Senza troppi spoiler, ci parli del tuo racconto?