Alberto Palmiero ha 27 anni e sogna di fare il regista. Al Festival di Venezia ha presentato una sua idea per un film, ma una volta spedito il soggetto a un produttore che diceva di essere interessato non è stato più contattato. Decide allora di lasciare Roma e tornare dai suoi genitori, che vivono in provincia di Caserta, dove spera, una volta superata la frustrazione, di capire cosa fare della sua vita. Rivedere gli amici d’infanzia, però, non lo aiuta: qualcuno si è trasferito all’estero e altri stanno per andare a vivere a Milano. Anche l’incontro con una vecchia amica della cugina, con cui inizia una relazione, e l’adozione di un cane non chiariscono la sua situazione e, sulla soglia dei trent’anni, Alberto si rende conto che forse l’unica soluzione è tirare fuori dal cassetto la laurea in informatica per trovarsi un lavoro serio.

Tienimi presente è l’opera prima di Alberto Palmiero, che firma la sceneggiatura oltre alla regia ed è anche l’attore protagonista. Il film è stato presentato e premiato alla XX Festa del Cinema di Roma 2025, nella sezione Freestyle, dove ha vinto il Premio per la Miglior Opera Prima. La forza principale del racconto di Palmiero sta nel mettere in scena la storia di un ragazzo qualunque con un’aspirazione tanto grande quanto complessa, utilizzando un tono leggero, malinconico ma sempre gentile. Un sogno enorme che sfiora senza mai riuscire davvero a raggiungere, nonostante veda intorno a sé qualcuno che ce l’ha fatta. Cosa fare, allora? Provare a tornare a casa non è una soluzione, così come non basta il conforto degli amici e dell’amore (e nemmeno l’adozione di un cane). L’unica possibilità è guardarsi dentro e capire a cosa è davvero disposto per riuscire a vivere serenamente.

Questa storia di formazione, al di là del caso specifico del protagonista, assume il tono di un racconto universale, che si tratti di voler fare il regista o qualunque altra cosa, legato a quell’età di passaggio tra l’ambizione e la vita che verrà. L’enorme merito di Palmiero è quello di aver raccontato questa fase in modo profondamente personale, mettendo in scena non solo se stesso, ma anche i genitori, la compagna e il proprio cane, in un racconto delicato e privo di scene madri, attraversato da un’autenticità sincera. Niente corse, canzoni pescate dagli anni Settanta (c’è una canzone, ma di tutt’altro genere), amori disperati o amicizie travagliate, come accade in molto cinema italiano degli ultimi anni; eppure il dramma non manca, tutto interno al protagonista e immediatamente riconoscibile.

Tienimi presente trova ulteriore forza in una messa in scena compatta e ben controllata, arricchita da alcune idee di regia davvero interessanti, come la sequenza iniziale della presentazione del film del protagonista al Festival di Venezia; a questo si affiancano una prova interpretativa misurata, che mette in luce la maturità espressiva di Palmiero, un umorismo discreto e centrato che richiama in parte quello di Massimo Troisi e un costante velo di malinconia. Nella pellicola affiora una vena di amarezza sottile, che scorre sotto traccia e finisce gradualmente per coinvolgere lo spettatore, senza mai degenerare in sfogo plateale o in denuncia aggressiva. È un’idea di cinema che non rifugge definizioni come “intimo” o “misurato” e che affida al frammento, al momento colto nel suo farsi, il valore di elemento essenziale di una visione più ampia.