Il loro obiettivo è isolare ciò che è diverso, rendendolo immorale e spogliandolo delle sue funzioni sociali.
Rita Petruccioli, fumettista italiana molto amata, riscrive il mito greco di Medea e lo reinterpreta utilizzando la nona arte.
La Medea di Petruccioli sposta l’ambientazione in un futuro fantascientifico e ci regala una storia in cui la protagonista fugge dal suo pianeta, Colchis, dai soprusi e dal potere. Grazie a Giasone, che la porta nella sua patria, Corinto, può ritrovare il suo posto nel mondo e utilizzare la sua magia al servizio della comunità. O, almeno, così sembra all’inizio.
Perché dopo un po’ qualcosa cambia, si incrina e Medea non ci sta, non vuole essere la subalterna di nessuno, e così tutti la trattano con diffidenza, come la strega, la pazza.
La determinazione di Medea mi ha scavato dentro negli anni e mi ha portata a mettere in discussione i ruoli biologici e sociali assegnati alle donne, lasciandomi il desiderio di disegnarla, prima o poi. Un desiderio che, una volta diventata illustratrice, si è trasformato in una promessa.
Prima che il volume arrivasse in libreria, abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’autrice grazie all’editore e qui vi raccontiamo cosa ci ha svelato sul suo processo di scrittura.
Parlando con Rita Petruccioli abbiamo scoperto che il volume ha avuto una gestazione di quattro anni, durante i quali c’è stato un grosso lavoro di ricerca. Ma non solo. L’autrice si è posta il complesso interrogativo: come portare la Medea in versione fumetto e nei giorni nostri?
Tra l’epica tragedia greca di Euripide e la versione di Petruccioli sono intercorse diverse reinterpretazioni e retelling. Quella che di sicuro ha influenzato con forza il fumetto che vi presentiamo oggi è Medea. Voci di Christa Wolf, pubblicata nel 1996 dalla scrittrice tedesca.
La veste grafica di Medea di Petruccioli colpisce, con la sua anima pop e colorata, il tratto morbido e intimo. Le tinte usate sono essenzialmente tre: il giallo, il blu e il rosso.
Non assegno dei valori simbolici ai colori, ma riesco meglio a raccontare le emozioni utilizzando una palette ridotta. Uso molto il colore in senso emotivo.
Petruccioli ci ha svelato che il giallo, tinta molto presente in tavola, simboleggia la magia. In più, Medea indossa una sorta di armatura paglierina, e anche l’albero sacro è dorato.
Il rosso, invece, è emblema del sangue: il desiderio dell’autrice era che ci fosse tanto scarlatto, in modo che il lettore possa subire un certo impatto quando arriva.
L’ultima, poi, è stata una scelta singolare: l’autrice ha deciso di togliere il nero e di sostituirlo con il blu. Il nero viene invece utilizzato per connotare alcune tavole precise. Queste ultime ci rimandano a sue visioni, momenti catartici e particolari per la storia, realizzati in modo diverso per spiccare sul resto.
L’obiettivo era far entrare il lettore dentro la visione, spaccare la pagina, far percepire la rottura: sfondo nero e immagini bianche.
Rimanendo sullo stile grafico, Petruccioli dice: “Volevo che il fumetto avesse il gusto di un cartone animato”.
La fumettista ci ha svelato che tanti riferimenti sono al mondo dell’animazione degli anni Ottanta e Novanta: Sailor Moon e I Cavalieri dello Zodiaco. Ma non solo. Di grande ispirazione è stata Ulisse 31, coproduzione franco-giapponese che narrava di un’odissea reinterpretata.
Anche l’abbigliamento è un elemento essenziale del volume, qui le ispirazioni sono state Paco Rabanne e stilisti degli anni Sessanta e Settanta che impiegarono uno stile sci-fi. In più, ha fatto il suo anche la Medea di Pasolini.
Spostandoci sui contenuti, di sicuro un personaggio complesso e dicotomico è Giasone, sia nella Medea originale che in quella di Petruccioli. Per l’autrice rappresentarlo nelle sue tavole è stato “complicato e facile allo stesso tempo, perché il mondo è pieno di persone come lui. L’ingiustizia che commette nel testo originale è tradire il patto matrimoniale con Medea. Nella mia versione il tradimento è non riconoscerle il suo immenso potere, in quanto donna”.
Riconoscere a Medea un ruolo di protagonista, di donna forte, significa per Giasone rinunciare a parte del suo potere.
Come abbiamo anticipato, molto importante per il processo creativo di Rita Petruccioli è stata di sicuro la Medea di Christa Wolf.
Certamente ci sono delle differenze, in alcuni casi sono stati tolti degli elementi, in altri aggiunti.
Il primo passo è stato studiare il suo romanzo, in cui la trama si svolge come flussi di pensiero da parte dei vari personaggi. Io li ho ripresi e strutturati in una trama unica, ma ho anche tolto alcune parti e aggiunto una sorta di antefatto.
Un elemento di grande innovazione che è stato inserito sono le marchiate. Donne che non riflettono la legge e che sono state relegate nel tempio.
Anche la parte finale non coincide, e offre una visione molto interessante del mito.
Medea viene sempre rappresentata come una donna cattiva, che compie non pochi atti crudeli. “Lei decide di mostrarsi malefica, accetta il pregiudizio: lo incarna e si offre in sacrificio.”
È così che Rita Petruccioli ha deciso di affrontare il tema spinoso dell’animo oscuro della protagonista. L’accettazione di essere additata come quella cattiva, ma per un fine ultimo e nobile.
Medea viene anche presentata nel fumetto di Petruccioli come un’eroina, una donna straniera in terra straniera. Non è solo la sua condizione femminile a renderla diversa, ma anche il fatto di essere una maga e una sovversiva.
Nel mondo contemporaneo di oggi chi rappresenta per me Medea è una donna che vive in Iran e che si toglie il velo.
Medea pone molto l’accento sull’essere donna e sulla condizione della protagonista e di altre personagge. “Considero Medea femminista per il suo essere una donna straniera che vive la discriminazione di genere, il razzismo, i pregiudizi religiosi. Lei ne è consapevole, e decidere di uscire dai ruoli prefissati è un atto femminista. Anche nella Medea di Euripide vengono chiarite spesso le differenze di genere, ma poi la figura della donna viene penalizzata perché nella versione antica Medea commette l’atto più atroce, cioè l’infanticidio.”
La Medea che ci ha regalato Rita Petruccioli è qualcosa di originale, diverso. Un volume che mescola tra loro molte ispirazioni, ma facendole sue e dando ai fruitori della nona arte una lettura innovativa del mito di Euripide.
L’autrice
Rita Petruccioli è fumettista e illustratrice, nata a Roma nel 1982. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma e si è specializzata in illustrazione presso l’École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. Il suo lavoro spazia tra magazine, advertising, libri per bambini e fumetti. Ha pubblicato in Italia e all’estero con editori come BAO Publishing, Mondadori, Sergio Bonelli Editore, Il Castoro, Treccani, Penguin e Hachette. A fumetti ha pubblicato nel 2019 Ti chiamo domani, graphic novel d’esordio come autrice unica, preceduto nel 2017 da Frantumi scritto da Giovanni Masi, entrambi pubblicati da Bao Publishing. Per Internazionale Kids ogni mese disegna la serie a fumetti Case Rosse scritta da Susanna Mattiangeli. Nel campo dell’illustrazione per l’infanzia tra i tanti libri ha pubblicato la serie di Matita Hb scritta da Susanna Mattiangeli per Il Castoro editore, Miti romani e Eneide con Carola Susani (La Nuova Frontiera junior), Christine e la città delle dame scritto da Silvia Ballestra (Laterza) e ha preso parte all’acclamata antologia Storie della buonanotte per bambine ribelli (Timbuktu). Oltre al suo lavoro editoriale ha insegnato alla RUFA e alla The Sign Comics & Art Accademy e si è occupata di progettazione culturale e curatela per i festival ARF! e La Città Incantata ed è impegnata attivamente con la Casa delle Donne Lucha y Siesta.
Rita Petruccioli, Medea, Bao Publishing, pag. 272, 25€ (cartaceo), 12,99 (Kindle)











