Mary Redfellow viene allontanata a soli diciotto anni dalla sua potentissima famiglia dopo essere rimasta incinta durante una notte di passione. Da ragazza privilegiata si ritrova così da sola a dover crescere un figlio al quale, tuttavia, rivela le proprie origini; prima di spegnersi a causa di una malattia, gli strappa la promessa solenne di lottare per ciò che gli spetta di diritto. Diventato adulto, Becket è determinato a riavere quello che gli è stato tolto e inizia a tessere un piano spietato: eliminare sistematicamente tutti i parenti che lo separano dall’agognata eredità. Sulla sua strada, però, si posizionano Julia Steinway, la sua prima cotta adolescenziale trasformatasi ora in un’avida cacciatrice di dote pronta a tutto, e Whitelaw Redfellow, il crudele capofamiglia che non ha la minima intenzione di cedergli il patrimonio.
Remake della celebre e divertentissima black comedy Sangue blu del 1949 — anch’essa tratta dal romanzo Israel Rank: The Autobiography of a Criminal di Roy Horniman, diretta e sceneggiata all'epoca da Robert Hamer con uno straordinario Alec Guinness nei panni di tutti i membri della famiglia d'Ascoyne, dal Duca al parroco — arriva ora nelle sale Ricchi… da Morire – Delitti in Famiglia. Pur rinunciando a un singolo attore mattatore, la pellicola schiera un cast stellare che vede Glen Powell nel ruolo principale, Margaret Qualley nei panni dell'ex fidanzatina di un tempo ed Ed Harris in quelli del patriarca. Anche l’ambientazione subisce una trasposizione radicale, passando dall’Inghilterra edoardiana allo Stato di New York contemporaneo, ma per il resto il canovaccio rimane quasi identico, forte di una riuscita rivisitazione in chiave moderna dei vari personaggi: il parroco si trasforma così in un imbonitore religioso e la suffragetta diventa una madre adottiva seriale.
Per il resto, l’impianto narrativo non viene modificato di una virgola, fatta eccezione per un finale che, a dire il vero, risultava più efficace e graffiante nell’originale. Tuttavia, oggi come ieri, l’omicidio mirato di ricchi e privilegiati si conferma una materia satirica irresistibile, con cui si può ridere di gusto senza offendere nessuno. Glen Powell sfoggia la giusta "faccia da schiaffi" e funziona alla perfezione come protagonista, dimostrando di saper padroneggiare con assoluta sicurezza le sfumature della commedia; il suo Becket è credibile sia come outsider cordiale e feroce, sia come figura magnetica attraversata da un’aura aristocratica e sinistra. Altrettanto notevole si dimostra Margaret Qualley, una sorta di femme fatale contemporanea che si fa manifesto dell’amore tossico e della bramosia di ricchezza a ogni costo. Il culmine del film si raggiunge nello scontro con Ed Harris, un segmento totalmente assente nel classico del 1949 che evidenzia come il regista John Patton Ford si trovi a proprio agio non solo con le sceneggiature dall'intreccio serrato, ma anche con le dinamiche dell’azione pura.















