Queen Budapest è la riedizione di Hungarian Rhapsody: Live in Budapest (Varázslat – Queen Budapesten), documentario del 1987 diretto da János Zsombolyai che mostra una selezione di momenti del concerto che i Queen al Népstadion di Budapest il 27 luglio 1986, nell'ambito del Magic Tour.
Si tratta di un documentario che si concentra per lo più sul concerto, ripreso in alta qualità per l'epoca, in 35 mm con 17 cineprese. Ai momenti del concerto si inframezzano inserti dedicati a ciascun membro del gruppo: Freddie Mercury che visita Budapest e prova una canzona popolare ungherese che poi eseguirà al concerto; Brian May che fa un giro in mongolfiera; Roger Taylor in una gara improvvisata di go-kart; John Deacon in una sorta di candid camera per le vie di Budapest.
Sul fronte dei contenuti, rispetto a quello diffuso in home video all'epoca il film, che sarà nelle sale dal 7 all’11 ottobre distribuito in esclusiva da Nexo Studios, presenterà una breve introduzione di Brian May e Roger Taylor.
I veri cambiamenti sono tecnici. La parte visiva è stata restaurata in 4K negli studi neozelandesi Park Road Post Production di Peter Jackson. L'audio è stato remixato partendo dalle registrazioni multitraccia originali.
In un cinema adeguato l'effetto è strabiliante da tutti i punti di vista. Il video non ha sgranature, tranne in alcune parti che probabilmente non erano in 35mm già in originale, ma tratte da riprese 16mm se non telecamere.
I restauri valorizzano le scelte registiche già efficaci all'epoca. Non ci sono altre divagazioni dalla musica e dallo spettacolo nel film. Lo stesso palco del tour, se confrontato con altri light show anche coevi, come quello dei Pink Floyd, è quasi minimalista ma riesce a essere efficace e spettacolare. Il montaggio, grazie ai tanti punti di vista ripresi quella sera, riesce a immergerci nell'atmosfera del concerto.
Ma, è inutile ribadirlo, le immagini non sarebbero state valorizzate se non ci fosse stato un audio all'altezza. Ed è qui che il restauro effettuato su Queen Budapest mostra i muscoli, con un missaggio sonoro che esalta ogni singola componente, con un suono pulito e senza fruscii.
Ma nessun restauro avrebbe senso se non si partisse da un materiale che ha ha fatto la storia della musica pop. La voce di Mercury, la chitarra di May, le linee di basso di John Deacon, i virtuosismi di Taylor sia alla batteria che al controcanto, con la sua voce peculiare, sono elementi distintivi che emergevano all'epoca con efficacia e che ora possono essere riascoltati come se si fosse lì, in quello stadio affollato di giovani 40 anni fa.

















