Di tutti i personaggi della Marvel Comics, Spiderman è sempre stato il mio preferito, tanto da sopportare benignamente la grancassa pubblicitaria a tutto tondo – patatine, gomme americane, cereali per la prima colazione, figurine, pigiamini, magliette, riproposta televisiva di vecchi cartoni animati – di questi ultimi mesi; sono quindi andato a vedere il secondo episodio con lo spirito di chi va a casa di un vecchio e caro amico ospitale, autorevole e leggermente ridondante.

Il mondo è dei giovani, considerando gli incassi già stratosferici del film e l’età media del pubblico in sala, ma questo non vuol dire che chi abbia superato i vent’anni non si possa divertire: Spiderman è un gran bel film “per tutti”, niente violenza gratuita, non una sola parolaccia, assente ogni ammiccamento sessuale (beh, forse l’appena vago sospetto, nella scena sull’ascensore, che l’altro passeggero sia un sobrio ed elegante gay...), roba da poterci portare anche l’intransigente critico cinematografico del vostro foglio parrocchiale di fiducia.

La pellicola funziona sotto ogni punto di vista, è indipendente sia dall’episodio precedente che dall’inevitabile terza puntata; anzi, a questo proposito va detto che, considerando le premesse disseminate nell’arco di Spiderman 2, il sequel crea le aspettative di una bella promessa e non di una minaccia (come accadde con Superman, almeno fino all’indigesto quarto episodio).

Spiderman 2 è, se mi si concede il termine, inespugnabile da qualsiasi punto di vista, perfino quello della facile satira; sembra quasi che Raimi, con i suoi intermezzi comici – forse a volte troppo insistiti e “fantozziani”- si sia voluto salvaguardare anche dagli strali con cui, affettuosamente, Mad Magazine da sempre colpisce Peter Parker nella sua vita pubblica e privata.