250 milioni di dollari sono troppi per fare un buon film: si perdono di vista tutti gli elementi che non hanno prezzo. Questa è la lezione che si trae dall’ultimo, quanto mai atteso, lungometraggio sull’Uomo Ragno. Si passano quasi due ore e mezzo con gli occhi spalancati ad ammirare uno strepitoso spettacolo pirotecnico e si esce dalla sala chiedendosi che fine abbiano fatto i buoni vecchi effetti “non” speciali: la sceneggiatura e l’interpretazione. Può un film divertire e deludere allo stesso tempo? No, non può, e il passaggio dalla prima alla seconda sensazione lascia un amaro in bocca difficile da buttare giù. Difficile perché Sam Raimi aveva costruito un personaggio davvero ottimo nei due film precedenti; e difficile perché Tobey Maguire l’aveva interpretato alla perfezione. Era lecito aspettarsi il grande film che i trailer, molto convincenti, avevano promesso, e invece ci troviamo a commentare una pellicola che, ironicamente in sintonia con il tema portante del film, ha tirato fuori il peggio di sé.

La trama è molto ricca e articolata: molte situazioni, molti personaggi, molta azione. Molta inconsistenza, soprattutto. E’ una storia confusa, approssimativa, piena di falle e di episodi messi lì solo per giustificare questo o quell’altro effetto speciale. Messa in altri termini, è una storia troppo ambiziosa per trovare compimento nel pur ampio spazio di 140 minuti. Si vorrebbero portare in parallelo tre grossi temi (la crisi dell’eroe alle prese con il proprio lato oscuro; la crisi amorosa con Mary-Jane; la minaccia di addirittura tre tra nuovi e vecchi super nemici) e si finisce per trascurarli tutti e liquidarli con troppa superficialità.