Tolkien… ma com’è che viene sempre fuori quando si parla di fantasy?

Sarebbe un crimine se non accadesse. Tanto per fare un esempio del discorso che facevo: c’erano alcuni articoli di Natalia Aspesi sul Signore degli Anelli, ai tempi in cui era al cinema, che erano degli insulti, neanche tanto velati, al film e a chi lo vedeva. Sarò paranoico ma io ci vedo una difesa di posizione da parte di gente che sbarca il lunario difendendola, la realtà consensuale. Convincendoti che esiste un ristrettissimo numero di scelte giuste… e rispondendo a una rubrica di posta del cuore. Invece la Maraviglia del mondo è proprio questa: non esiste nulla di definito, non esistono vie “giuste” o “sbagliate” in assoluto. È terribile e fa paura, perché la libertà fa sempre paura, ma è un modo degno di vivere.

Sulla quarta di copertina di Pan c’è scritto “tra Tim Burton e Neil Gaiman…” è solo uno slogan o ti ispiri davvero a questi due autori? Cosa ti piace dell’uno e dell’altro?

Sono tra i miei autori preferiti. Ma mentre a Tim Burton mi sento molto vicino anche come scrittore, il rapporto con Neil Gaiman è più complesso: da lettore lo adoro, ma non riuscirei mai a scrivere in modo affine al suo, né lo vorrei. Ha una pulizia, una precisione, che mi piace leggere ma non fa parte di me.

Pan, di Francesco Dimitri
Pan, di Francesco Dimitri

Di American Gods vedo almeno il tema…

Sì, ma il tema del ritorno degli dei è molto precedente ad American Gods, anche se quello è il libro che l’ha reso famoso in Italia. C’è Machen e c’è Blackwood, e c’è, tangenzialmente, Fritz Leiber. “Nostra Signora delle tenebre” è un libro che credo abbia avuto una certa influenza, in Pan. E poi c’è la mitologia pagana in sé, che contiene l’idea del tempo ciclico, in cui il nuovo diventa vecchio e viceversa. Per non parlare di varie correnti magiche contemporanee. Poi, capiamoci, non è che prenda le distanze da American Gods: avercene, di libri così.

Quanto c’è voluto per scrivere Pan?

Un botto.

Che in anni umani equivale a?

Cinque anni di prove e uno intero di scrittura. È passato attraverso non so quante stesure. Prima di optare per la Roma di oggi è passato attraverso almeno tre ambientazioni diverse. Sono maniacale: curo ogni dettaglio. Dopotutto il lettore paga, e voglio guadagnarmi la pagnotta. Voglio che mi si possa dire “sto libro fa schifo” (ci sta sempre), ma non “sto libro non è curato”.

Avrai fatto la felicità del tuo editor…

È una persona di grande pazienza, e un amico, per fortuna. Abbiamo avuto lunghissime discussioni su singole virgole o singole parole, e non esagero.

A proposito: Marsilio non pubblica fantasy, ma per te ha fatto un’eccezione, uscendo con un fuori collana (bello grosso, tra l’altro, che in termini di produzione costa). Come li hai convinti? Sei il fratello segreto del signor Marsilio in persona o cosa?

No, ma mi sono procurato un suo capello. Ovviamente scherzo. Credo li abbia convinti il fatto che è un romanzo con aspetti pienamente fantasy (e senza vergogna) ma allo stesso tempo con alcune cadenze assolutamente mainstream (e checché ne dicano i suoi cultori, il mainstream è un genere come un altro). Un tentativo piuttosto nuovo, e in Marsilio c’è gente audace. Era da un po’ che mi tenevano d’occhio, avendo pubblicato quattro saggi con Castelvecchi e un romanzo con Gargoyle (casa editrice piccola ma davvero ottima, tra l’altro), ma non era scattata la scintilla. Poi Jacopo De Michelis e Errico Buonanno (l’editor, nonché grande scrittore, col quale gioco di ruolo, bevo birra e mi scanno) hanno letto le prime trenta-quaranta pagine di Pan e hanno detto: “lo compriamo”.

E tu?

E io ho risposto: “guardate che verso la fine diventa piuttosto pesante”. Ma non si sono spaventati.

Pesante? Ora ce lo dici? Vuoi dire che è un mattone che non passa più? O magari che è un libro da vietare ai minori?

No, no, un mattone spero di no. E nemmeno da vietare, direi, anche se non è un libro per ragazzini. Alcuni nodi del libro sono decisamente forti. D’altronde si parla di Pan, dio dell’abbandono, della masturbazione, dello stupro e di varie altre cosette. È il demone meridiano. Ecco, James Hillman è stata una lettura fondamentale: molto del mio personaggio-Pan viene da lui.

E ora che Pan è finito? Hai altri progetti? Sempre fantasy?

Ho già iniziato il nuovo romanzo. Sempre la mia marca fantasy che è, spero, particolare. Stavolta c’è anche il Vecchio West. Più o meno. Ma è davvero troppo presto per parlarne.

Allora ne parleremo quando sarà il momento. Per il momento grazie per la chiacchierata.

Grazie a te, è stata divertente.