Linda Liddle ama il suo lavoro ed è molto competente nella gestione dei conti. Il problema è che risulta antipatica e fuori posto alla maggior parte dei colleghi, soprattutto al nuovo capo Bradley, che ha appena ereditato l’azienda dal padre. Linda veste male, è sciatta, ha un umorismo imbarazzante e coltiva un’insana passione per i survival reality show. Una passione che si rivelerà fondamentale quando, dopo un catastrofico incidente aereo, si ritrova su un’isola deserta insieme a Bradley, unico altro sopravvissuto. L’incidente ribalta completamente i rapporti di forza che avevano regolato fino a quel momento le loro vite. Linda diventa la leader, capace di costruire un riparo e procurarsi cibo e acqua, mentre Bradley dimostra di non saper sopravvivere senza di lei. Ma la vera frattura tra i due è più profonda: per Linda l’isola rappresenta una nuova, inattesa e felice possibilità di vita, qualcosa che non vuole abbandonare; per Bradley, invece, è un incubo dal quale desidera solo essere salvato.

Dopo la parentesi nell’universo Marvel di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Sam Raimi torna al cinema horror con una buona dose di commedia, con Send Help, uno stretto cugino di Triangle of Sadness. Dal film di Ruben Östlund prende grosso modo le dinamiche, senza però portarsi appresso nessuna pretesa morale, ma mettendo in scena giochi di forza simili. Ma se in Triangle of Sadness il tema era il ribaltamento di classe, dove, dopo il naufragio, la cameriera salva i ricchi che non sanno fare nulla, in Send Help il ribaltamento di ruolo è più un gioco ludico che non pretende di fare nessuna morale.

Dylan O'Brien
Dylan O'Brien

Se in parte è vero che Bradley è rappresentato come un odioso bamboccio maschilista, non si può dire che Linda, almeno nelle intenzioni di sceneggiatura, non risulti sgradevole. Forse sta qui il primo problema del film, ossia la scelta di Rachel McAdams come protagonista, che, per quanto imbruttita, è decisamente troppo carina per interpretare Linda, una donna senza carisma e sciatta, il cui unico amico è un pappagallino, quasi non ci fosse stato il coraggio di proporre la parte a una donna davvero poco attraente.

Stesso problema dicasi sul fronte dello splatter comedy, incredibilmente riuscito in un film del passato di Raimi come Drag Me to Hell, ma tristemente sotto tono in Send Help.

Send Help
Send Help

È evidente che la reference sia quella, ma a parte la scena dell’uccisione del cinghiale c’è pochissimo. Tutto pare giocarsi nel tenere in equilibrio lo spettatore tra una nuova versione di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e Triangle of Sadness, facendo pendere in continuazione il film da una parte o dall’altra. Purtroppo a Send Help manca proprio quell’eccentricità tipica del regista de La Casa, quasi che la spinosità di temi che avrebbero potuto essere politicizzati, come le differenze di genere e di subalternità di potere, avessero addomesticato una storia potenzialmente esplosiva, almeno sul versante del gore. Peccato davvero.